Capodimonte, oche canadesi: ''Nessuno farà loro del male''

2015-03-11VITERBO - In merito alle polemiche inerenti la destinazione delle oche canadesi che stazionano permanentemente sul lungolago di Capodimonte, l’assessore provinciale all’Agricoltura, Caccia e Pesca della Provincia di Viterbo Franco Vita interviene a precisare quanto segue:
''In primo luogo l’oca canadese – spiega Vita – proprio in quanto canadese, non è una specie autoctona, cioè originaria del lago di Bolsena: alcune coppie sono state infatti introdotte illegalmente negli anni 90, poi la specie si è riprodotta raggiungendo una popolazione di circa 60 esemplari; entrando in competizione con altre popolazioni di avifauna acquatica, detta specie è venuta ad incidere negativamente sull’equilibrio biologico del lago, oltretutto riconosciuto come Sito di Interesse Comunitario e Zona a protezione speciale. Inoltre le oche hanno l’abitudine di soffermarsi sulle spiagge e sui prati limitrofi destinati ai bagnanti, ricoprendo di escrementi l’area del lungolago di Capodimonte.
Con nota 4651 del 21 giugno 2014, il Comune di Capodimonte chiedeva pertanto ‘un intervento urgente per ridurne il numero di esemplari che determinano gravi conseguenze igienico sanitarie sulla spiaggia comunale come attestato dal medico veterinario della Asl e dal Corpo di Polizia Locale’. Ecco perché l’Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca ambientale) – ricorda ancora Vita - ha aderito al nostro piano redatto dall’Università della Tuscia denominato ‘Piano di eradicazione della popolazione di oche canadesi (Branta canadensis) del lago di Bolsena tramite cattura e trasferimento in ambienti confinanti''.
 
Perché eradicazione? “Semplicemente perché – prosegue l’assessore - le istituzioni scientifiche da anni si battono per togliere dagli ambienti naturali specie introdotte artificialmente e che sul piano biologico e naturalistico non meritano la conservazione. Per quanto riguarda la loro destinazione, non essendo specie ‘cacciabile’, è stato emanato un bando per l’assegnazione a bioparchi, zoo, aree faunistiche (non aziende venatorie), enti pubblici, soggetti privati (comprese le aziende agricole), gli agriturismo, le fattorie sociali, le fattorie didattiche ecc. i quali dovranno mantenerle in ambienti idonei per la loro salute e il loro benessere ed impedire che tornino in libertà. Non vi è - tiene a precisare ancora Vita - nessuna destinazione ‘venatoria’ in quanto l’ISPRA ha stabilito le regole di cattura e la destinazione finale, con nota del 20.08.2014 indirizzata alla Provincia di Viterbo”.

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