News da viterbonews24.it
Dalle app agli aggiornamenti software: come cambia il concetto di auto personalizzata
Per decenni personalizzare un’automobile ha significato scegliere colore, cerchi, rivestimenti e pochi optional prima della firma. Una volta uscita dalla fabbrica, la configurazione rimaneva sostanzialmente immutabile. Oggi quel confine è molto meno netto: la personalizzazione comincia online, continua alla consegna e può evolvere attraverso software e aggiornamenti.
L’auto non viene più definita soltanto dai componenti installati, ma anche dalle funzioni digitali attive, dai profili associati al conducente e dai servizi collegati allo smartphone. È un cambiamento che amplia le possibilità di scelta, ma rende più complesso capire che cosa si stia realmente acquistando.
Il configuratore anticipa l’esperienza in concessionaria
I configuratori online permettono di esplorare la gamma senza partire da un lungo listino. Il cliente seleziona motore, allestimento, colore e optional, osservando in tempo reale come cambia l’aspetto della vettura e quanto aumenta il prezzo.
La visualizzazione tridimensionale aiuta a confrontare cerchi, fari e finiture che sulle brochure possono sembrare quasi identici. Anche gli interni diventano esplorabili, offrendo un’idea più chiara dell’abbinamento tra rivestimenti, plancia e illuminazione ambientale.
Il vantaggio principale non consiste soltanto nella comodità. Costruire più configurazioni permette di capire quali dotazioni abbiano un valore concreto e quali rispondano soprattutto a una preferenza estetica. Una simulazione può essere salvata, condivisa e portata in concessionaria come base per il preventivo.
Per esplorare modelli, motorizzazioni e allestimenti del marchio è possibile utilizzare il configuratore Volkswagen, verificando come ogni scelta incida su dotazione e prezzo finale.
Dietro ogni optional esistono vincoli e pacchetti
La configurazione online sembra offrire libertà assoluta, ma le combinazioni disponibili dipendono dalla produzione. Un colore può essere associato soltanto a determinati allestimenti, mentre un singolo optional può richiedere l’aggiunta di un intero pacchetto.
È il motivo per cui una vettura può diventare molto più costosa dopo aver selezionato una sola funzione. Sedili elettrici, telecamera panoramica o fari evoluti possono essere collegati ad altre dotazioni per ragioni tecniche e industriali.
Il prezzo mostrato durante la configurazione deve inoltre essere distinto da eventuali promozioni, incentivi e condizioni finanziarie. Il risultato digitale rappresenta una configurazione di listino, non sempre il costo definitivo dell’operazione. Disponibilità, tempi di consegna e valore della permuta devono essere verificati attraverso un preventivo completo.
L’applicazione riconosce chi sta guidando
La personalizzazione non termina quando l’auto viene consegnata. Collegando il proprio account, il conducente può recuperare impostazioni, destinazioni frequenti e preferenze del sistema multimediale. Su alcuni modelli vengono memorizzate anche posizione del sedile, climatizzazione e modalità di guida.
Questa funzione diventa utile quando la stessa automobile viene utilizzata da più persone. Il veicolo può adattarsi al profilo selezionato senza richiedere ogni volta una nuova regolazione manuale.
L’applicazione consente inoltre di controllare a distanza stato delle porte, autonomia e ricarica. Sulle elettriche può programmare la partenza e portare l’abitacolo alla temperatura desiderata prima di salire a bordo.
L’auto personalizzata non è più necessariamente diversa per come appare, ma per come reagisce alla persona che la utilizza.
Gli aggiornamenti modificano l’auto nel tempo
Gli aggiornamenti a distanza consentono di correggere errori, rinnovare l’infotainment e migliorare alcuni sistemi senza recarsi in officina. In determinati casi possono intervenire anche sulla gestione energetica, sulla navigazione o sulle modalità di ricarica.
Questa evoluzione avvicina l’automobile ai dispositivi elettronici, ma con una differenza decisiva: una vettura ha una vita utile molto più lunga. Il supporto software diventa quindi un criterio di acquisto, al pari della garanzia meccanica.
Un sistema ben mantenuto può ricevere nuove funzioni anche dopo anni. Al contrario, un infotainment non più aggiornato può perdere compatibilità con applicazioni e servizi, facendo apparire vecchia un’auto ancora efficiente.
Prima dell’acquisto sarebbe utile conoscere la durata prevista degli aggiornamenti e quali componenti possano essere realmente migliorati a distanza, evitando di confondere un semplice aggiornamento delle mappe con un’evoluzione sostanziale del veicolo.
Le funzioni attivabili dopo l’acquisto
Alcune automobili vengono prodotte con hardware già installato, mentre determinate funzioni restano disattivate finché il proprietario non decide di acquistarle. È il principio delle dotazioni on demand.
La possibilità può essere interessante per chi scopre in seguito di aver bisogno di un servizio o acquista un’auto usata. Una funzione può essere attivata senza sostituire componenti né modificare fisicamente il veicolo.
Il modello solleva però una questione: si sta acquistando una dotazione o soltanto il diritto di utilizzarla? Alcune funzioni possono essere disponibili con pagamento una tantum, altre attraverso un abbonamento. La presenza dell’hardware non significa necessariamente che il suo utilizzo sia incluso nel prezzo dell’auto.
Anche la rivendita richiede chiarezza. Bisogna verificare se le attivazioni rimangano legate al veicolo, al profilo del proprietario o alla durata del servizio.
Più scelta può significare anche più complessità
Colori, allestimenti, pacchetti digitali e funzioni successive ampliano la personalizzazione, ma possono rendere il confronto meno trasparente. Due vetture apparentemente identiche potrebbero avere servizi attivi differenti o richiedere costi futuri non immediatamente visibili.
Per scegliere con consapevolezza conviene distinguere ciò che viene installato in fabbrica, ciò che è incluso senza limiti temporali e ciò che dipende da un abbonamento. Anche il traffico dati e l’accesso ai servizi connessi possono essere gratuiti soltanto per un periodo iniziale.
La personalizzazione più riuscita non è quella che aggiunge il maggior numero di optional. È quella che costruisce un’auto coerente con l’utilizzo, evitando di pagare per funzioni destinate a rimanere inattive.
Il digitale rende questa scelta più semplice da visualizzare, ma non sostituisce il confronto dal vivo. Colore, comfort dei sedili e facilità d’uso dell’infotainment devono ancora essere verificati in showroom. Il configuratore anticipa la decisione; il test drive continua a stabilire se quell’auto, oltre a essere personalizzata sullo schermo, sia davvero adatta a chi dovrà guidarla.
Via Cava di Gorga, cade un albero nel parcheggio: «Era stato segnalato da anni»
VITERBO – Un albero sradicato dal vento è finito nel parcheggio di via Cava di Gorga, a Viterbo, in una zona frequentata quotidianamente da residenti e automobilisti. L’episodio, avvenuto nelle scorse ore durante una tromba d’aria, fortunatamente non ha provocato feriti, ma ha riacceso le polemiche sulla manutenzione ordinaria del verde pubblico e delle aree comunali della zona.
A raccontare quanto accaduto è un residente, che sostiene di aver segnalato più volte negli anni la situazione all’amministrazione comunale.
«Questa pianta cresceva da anni e già si vedeva che con il vento tendeva ad adagiarsi verso il marciapiede», racconta il cittadino. «Ho fatto segnalazioni al Comune già dal 2016 e ho conservato tutta la documentazione e le Pec inviate».
L'albero è caduto all'interno del parcheggio, dove, secondo quanto riferito dal residente, il suo motorino è stato solo sfiorato dalla pianta. Anche alcune automobili si trovavano nell'area, ma fortunatamente non si registrano danni.
L'episodio arriva a pochi mesi di distanza da un altro caso analogo. «A febbraio era già caduta un’altra pianta, sempre nella stessa zona. Il tronco è stato tagliato e lasciato all’interno di una recinzione già danneggiata». Da allora, secondo quanto riferito, non sarebbe stata ripristinata neppure la recinzione.
Il problema denunciato dal residente non riguarda però soltanto gli alberi. Nella zona sarebbero presenti anche terreni comunali caratterizzati, secondo la segnalazione, da erba alta e scarsa manutenzione.
«Ci sono aree con l’erba altissima, con il rischio di incendi e la presenza di zecche e altri animali», sostiene il cittadino, che afferma di aver chiesto più volte all'amministrazione di intervenire.
La questione, secondo la sua ricostruzione, sarebbe stata portata all'attenzione di diverse amministrazioni comunali nel corso degli anni. «Sono tre amministrazioni che combatto per cercare di risolvere questo problema, ma non è mai cambiato nulla», afferma.
La denuncia riporta così al centro il tema della manutenzione ordinaria del verde pubblico, soprattutto nelle aree periferiche della città. «Facciamo piste ciclabili e nuove opere, ma poi non viene fatta la manutenzione ordinaria», è la critica del residente.
«Prima posizione su Google garantita»: cosa c'è dietro le promesse impossibili
La telefonata, o la mail, o il messaggio su WhatsApp, arriva prima o poi a chiunque abbia una partita IVA. Il tono è sicuro, quasi amichevole. Portiamo il suo sito in prima posizione su Google, garantito, in trenta giorni, con un piccolo canone mensile. A volte c'è pure il nome di un tecnico che dice di aver lavorato in Google. L'offerta è costruita per suonare rassicurante: paghi, sali, hai vinto. Ed è esattamente per questo che funziona come esca, e esattamente per questo che quasi sempre è una trappola.
La cosa interessante è che per smontarla non serve credere a un consulente contro un altro. Basta leggere cosa ne pensa l'unico soggetto che conta davvero: Google.
Lo dice il giudice, non l'avvocato
Google mantiene una pagina ufficiale dedicata a chi sta pensando di affidarsi a un professionista per farsi trovare. Il titolo è semplice, qualcosa come «Ti serve un SEO?», ed è rivolta agli imprenditori, non ai tecnici. Dentro c'è una frase che dovrebbe essere stampata e appesa vicino al telefono di chi riceve quelle chiamate.
Google scrive, testualmente, che nessuno può garantire la prima posizione, e invita a diffidare dei professionisti che dichiarano di garantire i posizionamenti, che affermano di avere un rapporto speciale con Google o che pubblicizzano un canale prioritario verso Google. Nel 2026 quella pagina è stata addirittura aggiornata in tono più severo, arrivando a suggerire di segnalare alle autorità i comportamenti scorretti.
Vale la pena fermarsi un secondo sul peso di questa cosa. Non è un concorrente che parla male di un altro concorrente. E' l'arbitro della partita che dichiara, per iscritto e da anni, che quel risultato non si può promettere. Quando chi decide le regole ti dice che una certa promessa è impossibile, e qualcuno te la fa lo stesso, non stai più scegliendo tra due opinioni. Stai scegliendo se credere all'arbitro o al venditore.
Perché è davvero impossibile, spiegato senza tecnicismi
La ragione è semplice e strutturale. Il posto in cui compari quando qualcuno cerca su Google non lo decide chi ti fa il sito: lo decide un sistema di Google che confronta la tua pagina con tutte le altre che parlano della stessa cosa, e li mette in fila secondo criteri che cambiano di continuo e che nessuno all'esterno conosce del tutto.
Un professionista serio può lavorare sugli ingredienti: rendere il sito più chiaro, più veloce, più pertinente, più citato dagli altri. Ma il voto finale lo dà un altro, e quel voto dipende anche da cosa fanno i tuoi concorrenti, che nel frattempo lavorano pure loro. Promettere una posizione fissa è come promettere il prezzo esatto a cui chiudera' un'azione in Borsa fra un mese: puoi conoscere benissimo l'azienda, ma il numero finale non lo controlli. Chi te lo garantisce o non ha capito il mestiere, o ha capito che tu non lo conosci.
I quattro trucchi dietro la parola «garantito»
Se la promessa è impossibile, come fanno tanti a ripeterla senza sparire dal mercato? Perché hanno trovato il modo di mantenerla alla lettera tradendone lo spirito. I meccanismi ricorrenti sono quattro, e riconoscerli è più facile che pronunciarli.
1. Ti posizionano per parole che non cerca nessuno
Il trucco più diffuso. Ti garantiscono la prima posizione per una frase lunghissima e cervellotica che nessun essere umano scriverebbe mai su Google. Arrivare primi è facilissimo, perché non c'è concorrenza: sei l'unico a parlarne. Il report a fine mese mostra un bel primo posto, tutto vero. Peccato che quella frase non la cerchi nessuno, quindi in prima posizione o in centesima non cambia niente: non arriva un cliente. Ti hanno venduto una vittoria in una gara senza avversari e senza pubblico.
2. Ti garantiscono il tuo stesso nome
Ancora più sottile. Ti promettono la prima posizione per il nome della tua azienda. Cosa che, salvo casi rari, ottieni già da solo: se cerco il nome esatto della tua ditta, il tuo sito è già lì, senza che nessuno faccia niente. Loro non muovono un dito, il contratto dice garantito primo per il tuo marchio, e formalmente hanno consegnato. Hai pagato per un risultato che avevi già in tasca.
3. «Prima pagina» che vuol dire ultimo posto
Qui il gioco è sulle parole. Ti garantiscono la prima pagina, oppure le prime dieci posizioni. Suona benissimo, ma la prima pagina ha dieci risultati, e la differenza tra il primo e il decimo è un abisso: il primo raccoglie una fetta enorme dei clic, gli ultimi raccolgono le briciole. Una nona posizione è tecnicamente prima pagina e praticamente invisibile. La garanzia è formalmente rispettata e sostanzialmente vuota.
4. Il rimborso che non scatterà mai
Il più cinico. C'è una garanzia soddisfatti o rimborsati, ma nelle clausole in fondo al contratto le condizioni per ottenerla sono costruite per non verificarsi mai: devi aver approvato ogni singolo contenuto, non aver mai toccato il sito, aver aspettato dodici o più mesi, e così via. È scritto apposta perché nessuno qualifichi. La garanzia esiste sulla carta e non esiste nella realtà, ed è esattamente questo il punto.
Il danno peggiore non è il canone
Verrebbe da pensare che, nel peggiore dei casi, si perdano i soldi del canone mensile. Magari fosse così. Il problema è che una parte di questi operatori, per consegnare il risultato in fretta, usa scorciatoie che Google considera scorrette: reti di siti finti che si linkano a vicenda, testi nascosti, pagine gonfiate artificialmente.
Per un po' può anche funzionare, e le posizioni salgono. Poi Google se ne accorge, perché se ne accorge sempre, e la penalizzazione non colpisce chi ha fatto il lavoro: colpisce il tuo sito. Nei casi peggiori la stessa documentazione di Google avverte che un sito può essere rimosso del tutto dai risultati. A quel punto l'operatore ha incassato ed è sparito, e tu ti ritrovi non al punto di partenza, ma parecchio più indietro, con un sito da riabilitare che è un lavoro lungo e costoso. Hai pagato per farti del male.
Come si legge un preventivo serio
La domanda giusta, a questo punto, non è come riconoscere il truffatore, ma come riconoscere il professionista. Un preventivo onesto ha alcune caratteristiche che quello gonfiato non può avere, e si notano anche senza competenze tecniche.
• Non promette posizioni, promette un lavoro: dice cosa farà, non quale numero raggiungerai. Parla di attività e di tempi, non di garanzie sul risultato finale.
• Ti spiega cosa fa in modo comprensibile. La documentazione di Google avverte esplicitamente di diffidare di chi è segreto o non spiega chiaramente cosa intende fare sul tuo sito.
• Ragiona sui tuoi clienti, non sulle tue posizioni: si concentra su quante richieste e quante chiamate arrivano, non su una classifica che di per sé non paga gli stipendi.
• Parte dai numeri di oggi. Prima di promettere qualsiasi crescita, misura da dove parti. Chi non guarda il punto di partenza non potrà mai dimostrare di averti fatto salire.
• Non si attribuisce poteri speciali. Nessun rapporto privilegiato con Google, nessun canale prioritario: sono proprio le formule che Google indica come campanelli d'allarme.
La domanda da fare al telefono
C'è un modo semplice per smascherare la telefonata mentre sei ancora al telefono. Alla promessa di prima posizione garantita, rispondi con una domanda sola: per quali parole esatte, e quante persone le cercano ogni mese? Chi vende fumo si innervosisce, glissa, o tira fuori una frase lunghissima che nessuno userebbe. Chi lavora sul serio ti fa una controdomanda, cioè ti chiede cosa vendi e a chi, perché senza quello non si può rispondere. La differenza si sente in dieci secondi. Approfondimenti utili e verificabili su come funziona davvero il lavoro di posizionamento si trovano anche su robertorussotto.com, ed è comunque una buona abitudine confrontare quello che ti promettono con quello che scrive Google nella sua guida per chi cerca un professionista.
La verità meno vendibile del mondo
Il motivo per cui la promessa impossibile continua a funzionare è che la verità, al confronto, è poco seducente. La verità è che farsi trovare su Google richiede tempo, dipende anche da cosa fanno i concorrenti, non offre certezze sul numero esatto e va misurato sui clienti che arriva, non su una classifica. E' molto meno eccitante di garantito, primo posto, trenta giorni.
Ma è anche l'unica versione che non ti lascia, un anno dopo, con meno soldi e un sito da curare. Google lo dice da oltre un decennio, con parole che non lasciano scampo: nessuno può garantire la prima posizione. La prossima volta che qualcuno ti giura il contrario, non serve che gli creda o no. Ti basta ricordare chi, tra voi due, decide davvero le posizioni. E non è lui.
Nel food marketing l'immagine non è estetica: è una voce di bilancio
Due locali sulla stessa via. Stessa qualità delle materie prime, stessa mano in cucina, prezzi quasi identici. Uno lavora, l'altro fatica. La spiegazione comoda è la fortuna, o la posizione. Quella scomoda è che il primo ha preso una serie di decisioni che il secondo non sa nemmeno di aver preso: come è scritto il menu, dove cade lo sguardo quando lo apri, che faccia ha il logo sul cartone dell'asporto, quale foto compare per prima quando cerchi il nome su Google. Nel food nessuna di queste è una questione di gusto personale. Sono variabili commerciali, e alcune sono state misurate.
Il menu non è un elenco: è il tuo miglior venditore
Esiste una disciplina che se ne occupa e ha più di quarant'anni. Si chiama menu engineering e nasce nel 1982 dal lavoro di due studiosi americani, Michael Kasavana e Donald Smith. Il principio è di una semplicità disarmante: ogni piatto si può collocare su due assi, quanto viene ordinato e quanto margine lascia. Dall'incrocio nascono quattro famiglie. Le stelle, popolari e redditizie, che vanno protette e messe in evidenza. I cavalli di battaglia, popolari ma con margine basso, su cui lavorare sui costi. I puzzle, redditizi ma ignorati, che vanno spinti o riscritti. E i pesi morti, che non piacciono e non rendono, e che quasi sempre restano lì per affetto.
La conseguenza pratica è che un menu con settanta voci non è generosità: è una resa. Il cliente disorientato sceglie in base all'unico criterio che riesce a confrontare, cioè il prezzo. Ridurre le voci non significa offrire meno, significa decidere al posto di chi non ha voglia di decidere.
Il dettaglio da cui si capisce tutto: il simbolo dell'euro
C'è un esperimento della Cornell University, condotto sui conti reali di un ristorante, che ha confrontato tre modi di scrivere lo stesso prezzo: con il simbolo della valuta, con il solo numero, e con la cifra scritta in lettere. I ricercatori si aspettavano che vincesse la versione in lettere. Ha vinto il numero nudo: i clienti hanno speso in modo significativamente maggiore rispetto alle altre due versioni. Il simbolo della valuta richiama l'atto di pagare, e l'atto di pagare non è mai piacevole. Toglierlo non è un vezzo grafico: è una decisione che si vede sullo scontrino medio.
Vale lo stesso per l'incolonnamento. Prezzi allineati in colonna a destra trasformano il menu in un listino: l'occhio scorre la colonna, confronta, e sceglie il numero più basso. Prezzi collocati in coda alla descrizione costringono a leggere prima il piatto. Non è manipolazione, è la differenza tra far scegliere un piatto e far scegliere una cifra.
Il packaging lavora quando tu non ci sei
Con la crescita del delivery, per moltissime attività il primo contatto fisico con il cliente non avviene più nel locale: avviene sul tavolo di casa sua, quindici minuti dopo. In quel momento il ristoratore non c'è, il cameriere non c'è, l'ambiente non c'è. C'è solo un contenitore. Se quel contenitore è anonimo, l'esperienza si riduce al cibo, e il cibo da solo raramente costruisce un ricordo di marca. Se invece porta un segno riconoscibile, quella scatola diventa l'unico venditore presente in scena. È anche il motivo per cui, nel food, il packaging non andrebbe mai trattato come l'ultima voce del preventivo, quella che si taglia quando i conti non tornano.
La fotografia e il rischio di essere troppo bravi
Sulla fotografia il senso comune dice: meglio bella. È vero solo a metà. Una foto amatoriale fa danni immediati, perché il cervello attribuisce al piatto la qualità dell'immagine e non il contrario: se lo scatto è opaco, il piatto sembra opaco. Ma esiste anche il problema opposto, meno discusso e più insidioso. Una fotografia che promette un piatto che poi non arriva costruisce un'aspettativa che il servizio dovrà smentire. E il divario tra la foto e il piatto reale ha un luogo preciso in cui va a depositarsi: le recensioni. Il ritocco spinto, nel food, è un prestito a tasso altissimo.
La regola sensata è che l'immagine debba essere la versione migliore della verità, non un'altra cosa. Tre fotografie eccellenti valgono più di dieci mediocri, e valgono infinitamente più di una che mente.
La coerenza conta più della bellezza
È il punto in cui si perde la maggior parte delle piccole attività, e non per mancanza di budget. Il logo l'ha fatto un amico grafico nel 2019, l'insegna l'ha rifatta l'insegnista con un altro font perché quello non ce l'aveva, il menu l'ha impaginato il figlio del titolare, i social li gestisce una ragazza brava ma con una palette tutta sua, il sito è fermo a due ristrutturazioni fa. Ogni singolo pezzo, preso da solo, è dignitoso. Insieme non dicono niente, perché non dicono la stessa cosa.
Il valore di un'identità visiva non sta nel singolo elemento: sta nella ripetizione. Un marchio diventa riconoscibile quando il cliente lo incontra cinque volte in cinque contesti diversi e lo riconosce tutte e cinque. È un effetto cumulativo, e la frammentazione lo azzera. Non a caso, quando un'agenzia riprende in mano un brand del food, il primo lavoro non è quasi mai inventare: è rimettere in fila cose che esistono già.
Quello che l'immagine non può fare
Qui va detta la parte che le agenzie raccontano malvolentieri. La comunicazione non salva un prodotto sbagliato: lo espone più in fretta. Un locale che funziona male e comunica bene accelera semplicemente il proprio giudizio, perché porta dentro più persone a verificare il problema. Nel food, poi, il passaparola digitale è impietoso e la distanza tra promessa e piatto si misura in stelle.
Allo stesso modo, nessuna identità visiva compensa un servizio lento, un locale sporco o un prezzo fuori mercato. L'immagine è un moltiplicatore: moltiplica quello che c'è. Se quello che c'è è solido, cambia i numeri. Se non lo è, moltiplica anche i difetti. È una precisazione noiosa e serve a distinguere il marketing dalla magia.
Perché serve uno sguardo che venga da fuori
C'è un limite strutturale a fare tutto in casa, e non riguarda il talento. Chi apre e chiude quel locale ogni giorno da dieci anni non riesce più a vederlo: conosce a memoria il perché di ogni scelta, e quindi non si accorge di cosa non si capisce. Il menu gli sembra chiaro perché sa già cosa c'è dentro i piatti. L'insegna gli sembra leggibile perché sa già cosa c'è scritto. È lo stesso motivo per cui nessuno rilegge bene i propri testi. Rivolgersi a un'agenzia specializzata in food marketing serve principalmente a questo: a portare in azienda uno sguardo che non sa niente, esattamente come quello del cliente che passa in strada, e che sa però leggere i numeri dietro le scelte visive. Non è un lusso da grandi marchi. È, molto più prosaicamente, la differenza tra un investimento in comunicazione e una spesa in grafica.
Le domande da farsi prima di spendere un euro
• Quali sono i cinque piatti che mi fanno guadagnare di più, e nel menu si vedono per primi o sono nascosti in mezzo?
• Quante voci ha il mio menu e quante ne ho eliminate negli ultimi tre anni?
• Se fotografo il mio logo su insegna, menu, packaging e Instagram, sono la stessa cosa o quattro cose imparentate?
• La prima immagine che vede chi cerca il mio nome su Google l'ho scelta io o l'ha caricata un cliente nel 2021?
• Il mio packaging da asporto dice il mio nome a qualcuno che non è mai entrato nel locale?
Il conto finale
Nel food si continua a considerare la cura dell'immagine come la parte gradevole del mestiere, quella di cui ci si occupa quando il resto funziona. È esattamente il contrario: è una delle poche leve che si possono muovere senza toccare la qualità, senza alzare i prezzi e senza assumere. Un menu riscritto non costa un ingrediente in più. Un'identità coerente non allunga i tempi di servizio. Sono decisioni che si prendono una volta e producono effetti ogni giorno, sullo scontrino medio e sul ricordo che resta. Il che, in un settore dove si sopravvive sui margini, non è una questione estetica: è aritmetica.
Scarico o WC intasato: cosa fare (e cosa evitare) prima di chiamare l'idraulico
Succede sempre nel momento peggiore: ospiti a cena, mattina di corsa prima del lavoro, oppure una domenica sera. L'acqua nel lavandino non scende, la tazza del WC si riempie invece di svuotarsi, e la reazione istintiva è quasi sempre la stessa: correre al supermercato e comprare il disgorgante più aggressivo che si trova sullo scaffale. È proprio qui che molte piccole ostruzioni si trasformano in problemi seri e costosi. Perché nell'idraulica domestica, spesso, non è il guasto a fare danni: sono i rimedi sbagliati.
Capire il problema prima di agire
Il primo passo non è intervenire, ma osservare. Un'ostruzione limitata a un solo sanitario indica quasi sempre un problema locale, nel sifone o nel primo tratto di tubo: capelli in bagno, grassi e residui di cibo in cucina. Se invece lo scarico è lento in più punti della casa, o se aprendo il rubinetto della cucina gorgoglia il bagno, il blocco è probabilmente più a valle, nella colonna di scarico. La differenza non è un dettaglio tecnico da addetti ai lavori: cambia completamente cosa ha senso fare e cosa è inutile o addirittura dannoso.
I segnali che il problema non riguarda solo casa tua
Rumori di gorgoglio, cattivi odori persistenti che tornano nonostante le pulizie, acqua che risale in un sanitario quando ne usi un altro: sono tutti indizi di un'ostruzione nella colonna condominiale. In questi casi insistere con lo sturalavandini o versare litri d'acqua non risolve nulla e rischia solo di far risalire i reflui in casa. La cosa da fare è sospendere l'uso dell'impianto nella zona interessata e avvisare l'amministratore, perché l'intervento riguarda una parte comune dell'edificio.
Cosa puoi fare davvero, senza rischi
Per un'ostruzione leggera e localizzata esistono alcune azioni sensate, a patto di procedere con delicatezza.
• Rimuovere a mano i detriti visibili, indossando dei guanti: nella doccia e nel lavabo del bagno il colpevole è quasi sempre un groviglio di capelli a pochi centimetri di profondità.
• Smontare e pulire il sifone sotto il lavandino, mettendo prima un secchio sotto per raccogliere l'acqua. È un'operazione semplice che risolve buona parte degli intasamenti in cucina.
• Usare la ventosa sturalavandini con movimenti decisi, assicurandosi che ci sia abbastanza acqua a coprire la coppa per creare pressione.
• Versare acqua calda, non bollente, per sciogliere accumuli di grasso ancora morbidi.
Se dopo un paio di tentativi la situazione non cambia, il messaggio è chiaro: il blocco è più profondo o più compatto di quanto si possa affrontare con gli strumenti di casa. Insistere, da quel punto in poi, produce solo danni.
Gli errori più comuni (e più costosi)
I disgorganti chimici usati come prima risposta
È l'errore più diffuso in assoluto. I prodotti a base di soda caustica o acidi forti sviluppano calore e possono deformare i tubi in PVC, aggredire le guarnizioni e corrodere le tubature metalliche più vecchie, molto comuni nei palazzi storici. Se poi il tappo non si scioglie, il prodotto ristagna nel tubo trasformandolo in un contenitore di sostanze caustiche: chi interverrà dopo dovrà lavorarci dentro, con rischi concreti per la sicurezza. Peggio ancora è mescolare prodotti diversi nella speranza che uno funzioni, perché alcune combinazioni liberano vapori tossici in un bagno chiuso.
Il fil di ferro e gli attrezzi improvvisati
Infilare un cavo rigido, una gruccia raddrizzata o un cacciavite nello scarico sembra risolutivo, ma nella maggior parte dei casi spinge l'ostruzione più in profondità, dove diventa difficile da raggiungere, oppure graffia lo smalto della ceramica e le pareti interne del tubo. Un tubo rigato trattiene i residui e si intaserà di nuovo, più in fretta di prima.
Continuare a tirare lo sciacquone
Quando il WC non scarica, la tentazione di riprovare è fortissima. Ma se l'acqua non scende, ogni scarico aggiuntivo aggiunge litri a un sistema già pieno: il risultato più probabile è che la tazza trabocchi, con reflui sul pavimento e, nei casi peggiori, danni all'appartamento sottostante. Meglio fermarsi al primo tentativo fallito, chiudere il rubinetto della cassetta e valutare con calma.
Smontare quello che non si sa rimontare
Staccare la tazza dal pavimento o aprire una parete per raggiungere un tubo è un lavoro che richiede attrezzatura, esperienza e ricambi. Chi ci prova senza averne finisce spesso per rompere una flangia, forare un tubo o rovinare un rivestimento, aggiungendo al problema iniziale un secondo guasto ben più oneroso da riparare.
Quando conviene fermarsi e chiamare un professionista
La regola pratica è semplice: se dopo due tentativi ragionevoli lo scarico non torna a funzionare, se l'ostruzione riguarda più sanitari o se c'è acqua che fuoriesce, il fai-da-te ha esaurito il suo spazio. Un tecnico non si limita a spingere via il tappo: con una videoispezione individua il punto e la natura del blocco prima di intervenire, poi usa sonde meccaniche o sistemi ad alta pressione calibrati sul tipo di tubatura. È anche il modo per scoprire se dietro un intasamento ricorrente si nasconde una causa strutturale, come una pendenza sbagliata, radici infiltrate o incrostazioni di calcare, molto frequenti dove l'acqua è dura come a Roma. Chi lavora in questo modo, come Emiliano Idraulico Roma, individua l'ostruzione prima di aprire qualsiasi cosa, così da evitare smontaggi e demolizioni che spesso non servono. Un intervento tempestivo, in genere, costa molto meno del danno che si tenta di rimandare.
Prevenire è molto più semplice che disostruire
Quasi tutti gli intasamenti domestici nascono da abitudini quotidiane. Gli oli di frittura versati nel lavello si solidificano raffreddandosi e creano tappi durissimi: vanno raccolti e smaltiti a parte. Le salviette umidificate, anche quelle vendute come biodegradabili, non si disgregano come la carta igienica e sono tra le prime cause di blocco delle colonne. Una semplice griglietta sul foro di scarico trattiene capelli e residui di cibo, e costa pochi euro. Sono accorgimenti minimi, ma sono esattamente ciò che separa una casa che non dà problemi da una che chiama l'idraulico due volte l'anno.
Il buon senso, prima di tutto
Di fronte a uno scarico bloccato, la fretta è cattiva consigliera. Osservare, tentare con delicatezza e sapersi fermare quando il problema è fuori portata sono i tre passaggi che, nella maggior parte dei casi, fanno la differenza tra una seccatura risolta in mezz'ora e un cantiere in bagno. Non tutto va delegato, ma nemmeno tutto si risolve con un flacone comprato di corsa al supermercato.
3 utilizzi dellinnovazione tecnologica che hanno migliorato il mondo del lavoro
La digitalizzazione non è servita soltanto a migliorare e ridurre i tempi di produzione, perché negli ultimi anni ha modificato radicalmente anche il modo in cui aziende, enti pubblici e privati, negozi e organizzazioni gestiscono la sicurezza, la formazione e tutta l’organizzazione professionale. Alcune soluzioni tecnologiche sono già ben radicate, mentre altre stanno entrando nei processi in maniera piuttosto rapida, pur essendo delle novità assolute. Ecco un’analisi dettagliata sulle tecnologie più innovative che hanno migliorato il mondo del lavoro.
Digitalizzazione e centralizzazione degli apparati per la sicurezza fisica
Tra le trasformazioni più innovative a cui abbiamo assistito negli ultimi anni con lo sviluppo della digitalizzazione ci sono le nuove soluzioni di sicurezza fisica, che riguardano la centralizzazione della videosorveglianza attraverso un monitoraggio e una gestione dei dati sempre più precisi. In questa categoria, oltre alla videosorveglianza entrano anche il controllo degli accessi, delle targhe, i sistemi antintrusione e di comunicazione: il tutto gestito da piattaforme digitali centralizzate.
In passato questi sistemi elencati lavoravano separatamente, oggi, grazie a un processo unificato è possibile monitorare anche più sedi in differenti edifici. La digitalizzazione ha consentito la centralizzazione del monitoraggio e questo si traduce con dati più precisi forniti in tempo reale, di conseguenza è possibile consultare più rapidamente le informazioni per coordinare gli interventi e limitare le problematiche.
Università e formazione accessibili online
Anche dal punto di vista dei professionisti che operano nel settore dell’università e della formazione, le tecnologie innovative hanno migliorato tutto l’apparato attraverso la fruizione di corsi online. Lo studio in presenza resta sempre un punto fermo dell’istruzione, della formazione e degli aggiornamenti professionali, tuttavia sono sempre di più le università telematiche e gli altri enti che organizzano corsi totalmente online.
Il vantaggio per chi lavora in questo settore è una migliore organizzazione e una gestione dei corsi più flessibile, ma significa anche ottimizzare i tempi. Nello specifico per le aziende è possibile formare e aggiornare i dipendenti in tempistiche più rapide, eliminando trasferte troppo lunghe e costose.
L’intelligenza artificiale è diventata un assistente operativo a tutti gli effetti
Questa è sicuramente la tecnologia più innovativa mai stata creata, perché in brevissimo tempo è diventata un assistente operativo a tutti gli effetti in qualsiasi settore. Dai testi creativi, alla burocrazia, fino al controllo dei dati e persino dei big data, l’AI riesce ad analizzare grandissime quantità di informazioni in pochissimo tempo, uno dei suoi utilizzi più diffusi riguarda proprio il supporto in qualsiasi operazione.
Ed è in questo senso che subentrano anche categorie come la domotica, ovvero la gestione e il controllo dell’illuminazione di casa, della stessa sicurezza, ma anche del comparto elettrico in generale.
Insomma, attraverso l’intelligenza artificiale siamo riusciti a sostituire il lavoro umano laddove è troppo ripetitivo e standardizzato, con il vantaggio di ottimizzare i tempi. Paradossalmente, l’intervento umano e l’etica di utilizzo dei sistemi AI restano fondamentali non solo per una questione di controllo sulla correttezza dei dati forniti o delle operazioni effettuate, ma soprattutto per promuovere l’utilizzo etico di questa tecnologia così innovativa.
Rida Ambiente, la Corte dAppello di Roma respinge il ricorso di Ecoambiente
VITERBO – La Corte d’Appello di Roma ha rigettato integralmente l’appello presentato da Ecoambiente, confermando la sentenza pronunciata in primo grado dal Tribunale di Roma e riconoscendo la fondatezza della posizione sostenuta da Rida Ambiente.
La Corte ha confermato che Rida aveva pieno diritto di partecipare ai procedimenti relativi alla pianificazione regionale in materia di rifiuti e di tutelare i propri interessi nelle competenti sedi giudiziarie, sulla base di una posizione giuridica già riconosciuta dal giudice amministrativo con una sentenza passata in giudicato.
La decisione esclude quindi la responsabilità di Rida Ambiente rispetto ai danni rivendicati da Ecoambiente e conferma che la mancata realizzazione dell’impianto di quest’ultima non può essere imputata alla società di Aprilia.
La pronuncia della Corte d’Appello rappresenta un passaggio significativo in una lunga vicenda giudiziaria e conferma, anche in secondo grado, la correttezza della condotta tenuta da Rida Ambiente.
La Corte ha inoltre condannato Ecoambiente al pagamento delle spese del giudizio in favore sia di Rida Ambiente sia della Regione Lazio, anch’essa chiamata in giudizio da Ecoambiente.
Rida Ambiente accoglie con soddisfazione una decisione che riconosce le ragioni sostenute dalla società e continuerà a svolgere il proprio ruolo nel settore della gestione dei rifiuti con determinazione, nel rispetto delle regole e con attenzione agli interessi del territorio.
Colloqui più efficaci: come cambiano le domande quando il ruolo è tecnico o dirigenziale
Dagli obiettivi aziendali alla definizione delle competenze chiave
Il selezionatore parte sempre da un curriculum, ma ciò che davvero orienta l’intervista è il contesto strategico in cui la posizione opera.
Se l’azienda sta lanciando un nuovo prodotto, servirà un profilo capace di affrontare l’incertezza; se invece deve ottimizzare processi consolidati, prevarrà la ricerca di rigore esecutivo.
Porre la stessa domanda a un tecnico di laboratorio e a un futuro CFO significherebbe ignorare queste differenze.
Prima di varare il questionario, quindi, si mappa il divario tra competenze esistenti in azienda e competenze necessarie: da lì nasce la lista degli argomenti da esplorare in colloquio.
Il nodo delle hard skill: intervistare chi possiede conoscenze tecniche di nicchia
Test, esercitazioni e linguaggio condiviso
In un colloquio per sviluppatori embedded o ingegneri di processo, limitarsi a chiedere “Che linguaggi conosci?” produce risposte ovvie e poco utili.
Serve invece verificare l’aderenza tra ciò che la persona sa fare e le sfide reali del ruolo.
Conviene quindi affiancare alla tradizionale intervista comportamentale almeno un test pratico: una revisione di codice, la progettazione di un prototipo, la risoluzione di un bug documentato.
A pari importanza sta il lessico: se chi interroga non parla la stessa lingua tecnica del candidato, rischia di valutare in modo distorto anche le soft skill, scambiando l’uso di acronimi per arroganza o, viceversa, per competenza assoluta.
Leadership e decision making: il colloquio delle figure senior
La griglia di valutazione strutturata
Nelle posizioni dirigenziali o middle-management l’esperienza non basta: occorre misurare l’impatto che quella persona avrà sulla cultura organizzativa e sulla redditività.
Si costruisce allora una griglia che combina episodi passati, indicatori di performance e scenari ipotetici, così da cogliere coerenza di valori e velocità decisionale.
Per tradurre questa impostazione in criteri misurabili – dall’ampiezza della delega alla propensione a innovare – molte aziende si appoggiano a Randstad che con i suoi servizi di consulenza per assumere profili specializzati e manageriali consente di validare la griglia e garantire l’allineamento con gli obiettivi di business. Ciò permette di condensare l’intervista in un formato strutturato che alterna domande “tell me a time” a business case, facendo emergere non solo la storia passata del candidato ma anche la qualità delle sue decisioni in scenari futuri.
Integrare i risultati: dal feedback al primo giorno in azienda
Misurare l’efficacia a tre e sei mesi
Un buon colloquio non termina con la scelta del candidato, bensì con la conferma, sul campo, della bontà di quella scelta.
Raccogliere feedback dal nuovo assunto e dal suo responsabile dopo novanta giorni permette di calibrare il prossimo ciclo di selezione, correggendo domande troppo generiche o test superflui.
A sei mesi, invece, si guarda ai numeri: fatturato generato, riduzione dei costi, engagement del team.
Quando i dati confermano le impressioni raccolte in fase di intervista, il processo di recruiting diventa un motore di apprendimento continuo, capace di affinare nel tempo la qualità delle domande e, di riflesso, la qualità delle persone che entrano in azienda.
Tarquinia torna a guardare la Luna: il 19 settembre il Moonwatch Party 2026
TARQUINIA – Una notte con gli occhi rivolti al cielo per scoprire da vicino i segreti della Luna e lasciarsi affascinare dalle meraviglie dell’universo. Sabato 19 settembre 2026, Tarquinia ospiterà il Moonwatch Party 2026, l’appuntamento internazionale dedicato all’osservazione lunare e alla divulgazione astronomica promosso dalla NASA e dall’Unione Astronomica Internazionale (IAU).
L’iniziativa si svolgerà dalle 20 alle 24 in piazza Giuseppe Mazzini, sul belvedere della Barriera San Giusto, e vedrà protagonista il Gruppo Astrofili Galileo Galilei APS (GrAG), con il patrocinio del Comune di Tarquinia.
Per una sera il centro storico della città diventerà così un vero e proprio punto di osservazione astronomica, aperto non soltanto agli appassionati, ma anche a famiglie, visitatori e semplici curiosi desiderosi di conoscere meglio il cielo sopra Tarquinia.
I telescopi messi a disposizione dal GrAG permetteranno di osservare direttamente la superficie della Luna e di riconoscerne alcuni degli elementi più spettacolari: dai grandi crateri alle rimae, dai rilievi alle caratteristiche raggiere formate dai materiali espulsi durante alcuni dei principali impatti che hanno interessato la superficie lunare.
Ma il Moonwatch Party non sarà soltanto un’occasione per guardare attraverso un telescopio. I soci del Gruppo Astrofili accompagneranno il pubblico durante l’intera serata, fornendo spiegazioni, curiosità e approfondimenti sulla Luna, sulla sua struttura e sulla sua particolare superficie.
«Una serata nel cuore di Tarquinia per avvicinare cittadini e visitatori alla meraviglia del cielo», sottolinea l’assessore alla Cultura Roberta Piroli, che evidenzia l’importanza dell’iniziativa come momento di incontro e divulgazione scientifica.
L’appuntamento offrirà inoltre la possibilità, condizioni meteorologiche permettendo, di puntare i telescopi verso altri protagonisti del cielo notturno. Tra questi ci sarà Saturno, uno degli oggetti più suggestivi da osservare attraverso gli strumenti astronomici.
Un’occasione, dunque, per riscoprire il cielo stellato e avvicinarsi all’astronomia in modo semplice e coinvolgente. Per una notte Tarquinia sarà anche una finestra sull’universo, con la Luna protagonista di una serata dedicata alla curiosità, alla conoscenza e alla meraviglia.
Previsioni meteo per venerdì 11 settembre
Viterbo
Tempo per lo più asciutto nel corso della giornata con nubi sparse alternate a schiarite sia al mattino che al pomeriggio. In serata e nottata si rinnovano condizioni di tempo asciutto con cieli poco nuvolosi. Temperature comprese tra +16°C e +29°C.
Lazio
Condizioni di tempo per lo più stabile su tutta la regione nel corso della giornata con cieli che saranno poco o irregolarmente nuvolosi per addensamenti in transito sia al mattino che al pomeriggio. In serata e nottata non sono attese variazioni con spazi di sereno.
NAZIONALE
AL NORD
Al mattino nuvolosità irregolare su tutte le regioni con piogge da sparse a isolate al Nord-Est. Nel pomeriggio residui fenomeni tra Veneto e Friuli, schiarite al Nord-Ovest. Tra la serata e la notte tempo più asciutto con nuvolosità e schiarite.
AL CENTRO
Giornata all'insegna del bel tempo, con condizioni meteo asciutte su tutte le regioni sia al mattino che al pomeriggio, con cieli soleggiati, qualche addensamento basso al primo mattino e qualche velatura in transito. In serata e nella notte nuvolosità in aumento sul versante adriatico con anche qualche pioggia sulle coste.
AL SUD E SULLE ISOLE
Tempo asciutto al mattino con nubi sparse e maggiori spazi soleggiati su regioni ioniche e Isole Maggiori. Nel pomeriggio instabilità in aumento con acquazzoni o temporali sparsi specie nelle zone interne, soleggiato sulla Sardegna. In serata e nella notte tempo in miglioramento con nuvolosità e schiarite, salvo locali piogge sui settori tirrenici.
Temperature minime in diminuzione al Centro-Nord e sulla Sardegna e stazionarie al Sud e sulla Sicilia, massime in lieve calo al Centro-Sud ed in rialzo sul resto d'Italia.
Confartigianato compie 80 anni: dalla Tuscia a Bruxelles, le piccole imprese protagoniste dEuropa
VITERBO – Ottant’anni di storia, ma lo sguardo già rivolto al futuro. Confartigianato Imprese celebra il proprio anniversario portando a Bruxelles la voce delle micro, piccole e medie imprese italiane e rafforzando il collegamento tra le istituzioni europee e i territori. Un appuntamento che ha visto protagonista anche la Tuscia, grazie alla presenza della vicepresidente del Parlamento europeo, l’europarlamentare viterbese Antonella Sberna.
La missione della Confederazione, guidata dal presidente nazionale Marco Granelli, ha rappresentato un’importante occasione di confronto con i vertici delle istituzioni comunitarie. La delegazione ha incontrato la presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola e la vicepresidente Antonella Sberna, portando al centro del dibattito il ruolo delle piccole imprese nella crescita economica dell’Unione europea.
Tra le priorità indicate da Confartigianato c’è il principio del “Think Small First”, secondo il quale ogni nuova normativa europea dovrebbe tenere conto, fin dalla sua elaborazione, delle caratteristiche e delle esigenze delle imprese di minori dimensioni.
«Celebrare gli 80 anni di Confartigianato a Bruxelles significa ribadire una scelta precisa: le nostre imprese devono avere voce nei luoghi in cui vengono prese decisioni che incidono direttamente sulla loro attività quotidiana», sottolinea Andrea De Simone, segretario di Confartigianato Imprese di Viterbo. «Oggi una parte sempre più importante delle regole che riguardano le aziende nasce in Europa. Per questo è fondamentale che Bruxelles conosca la realtà dell’impresa italiana e, in particolare, quel tessuto di micro e piccole aziende che rappresenta la struttura portante anche dell’economia locale dei territori. Perché devono essere le piccole imprese le vere protagoniste dell’Europa».
Un legame, quello tra la Tuscia e Bruxelles, che trova un punto di riferimento diretto proprio nella vicepresidente Sberna. L’europarlamentare viterbese ha infatti mantenuto negli anni un confronto costante con Confartigianato Imprese di Viterbo, affrontando temi come la semplificazione burocratica, l’accesso al credito, la formazione e le competenze, oltre alla transizione verde.
«Gli 80 anni di Confartigianato Imprese raccontano una parte importante della storia economica e sociale italiana», afferma Sberna. «Confartigianato rappresenta il genio dell'artigianato e del tessuto maggioritario della nostra economia: un fiore all'occhiello che non possiamo penalizzare e dobbiamo aiutare a migliorarsi sempre di più».
Per la vicepresidente del Parlamento europeo, il confronto con il mondo produttivo è particolarmente importante in una fase nella quale numerosi provvedimenti destinati ad avere ricadute sull’economia e sul tessuto sociale italiano sono all’esame delle istituzioni comunitarie.
«Lavoreremo affinché tutti i dossier possano rispondere al meglio alle realtà della nostra economia, fornendo alle persone quello che serve per rilanciare la competitività europea», aggiunge Sberna.
Sul tavolo anche alcuni dei dossier più delicati per il sistema delle piccole imprese: dalla semplificazione normativa alla revisione delle regole sugli appalti pubblici, fino alle future politiche industriali dell’Unione. L’obiettivo è evitare che norme elaborate senza distinguere le dimensioni delle aziende possano tradursi, per le realtà più piccole, in costi e adempimenti difficili da sostenere.
Una questione particolarmente significativa per la provincia di Viterbo, dove il tessuto economico è fortemente caratterizzato dalla presenza di artigianato, piccola impresa, manifattura, agroalimentare e servizi. Un patrimonio fatto di occupazione, competenze e tradizioni, ma anche di innovazione e capacità di affrontare mercati sempre più internazionali.
«La Tuscia esprime esattamente quel modello produttivo che Confartigianato sta difendendo in Europa», conclude De Simone. «Imprese fortemente legate al territorio, capaci di creare occupazione, custodire competenze e tradizioni e, nello stesso tempo, innovare e confrontarsi con mercati sempre più ampi».
Gli 80 anni della Confederazione diventano così non soltanto un momento per guardare alla storia, ma anche un’occasione per costruire il futuro della rappresentanza. Confartigianato Imprese di Viterbo si prepara infatti a celebrare il proprio anniversario territoriale nel 2030, a ottant’anni dalla costituzione dell’associazione nel 1950.
Un percorso che parte dalla Tuscia e arriva fino al cuore dell’Europa, con una convinzione precisa: senza le piccole imprese non può esserci una vera competitività europea.
La nuova convenzione PEM, webinar gratuito il 23 settembre
VITERBO – Lo Sportello Etichettatura e Sicurezza prodotti della Camera di Commercio di Rieti Viterbo, in collaborazione con il Laboratorio Chimico della Camera di commercio di Torino e gli Enti del Sistema Camerale, organizza per il prossimo mercoledì 23 settembre 2026 (dalle 09.30 alle 12.00) un webinar nazionale dedicato alla nuova Convenzione PEM (Convenzione Paneuromediterranea) ossia l'accordo internazionale che definisce le regole di origine preferenziale delle merci negli scambi tra l'Unione Europea e i Paesi dell'area euro-mediterranea, in vigore dal 2026.
Il webinar offrirà una panoramica su regole obbligatorie, doppia zona di cumulo e rischi operativi per le imprese. Le modifiche introdotte mirano a semplificare e rendere più flessibili i criteri per la determinazione dell’origine preferenziale, con l’intento di facilitare gli scambi commerciali tra operatori europei e Paesi del bacino mediterraneo e balcanico, alleggerendo gli adempimenti e migliorando l’accesso ai vantaggi tariffari.
Il periodo transitorio si è concluso il 31 dicembre 2025: dal 1° gennaio 2026, nell'intera area PEM trovano applicazione esclusivamente le norme aggiornate, salvo specifiche eccezioni. L'area si articola ora in due distinte zone di cumulo — gli accordi con riferimento dinamico alla Convenzione riveduta e quelli che ancora ne sono privi — con impatti rilevanti sulle catene di fornitura internazionali e sulla possibilità di applicare il cumulo diagonale. Il rischio concreto per le imprese è continuare a dichiarare un'origine preferenziale formalmente corretta ma non più conforme alle regole oggi applicabili, con conseguente perdita dei benefici tariffari in importazione.
Nel corso del webinar sono previsti gli interventi di Salvatore Capozzolo del Laboratorio Chimico Camera di Commercio Torino, e di Massimiliano Mercurio, HERMES Validating & Consulting. Sarà poi possibile per i partecipanti porre quesiti ai relatori.
La partecipazione al webinar tramite la piattaforma Teams è gratuita previa iscrizione al seguente link: https://events.teams.microsoft.com/event/b724cbac-158a-4cdf-8f4f-56a63870be2f@6bc79307-413a-44db-94ef-c15800d55860 entro il 22 settembre 2026. Il giorno prima del webinar gli iscritti riceveranno via mail tutte le indicazioni necessarie per partecipare all’evento online.
'Al capolinea Francigena al Riello le condizioni di lavoro di autisti e degli utenti sono ...
VITERBO - È bastato il primo giorno di pioggia per rendere ancora più evidente una situazione che le Organizzazioni Sindacali denunciano ormai da tempo.
Al capolinea Francigena del Riello, le condizioni nelle quali sono costretti a lavorare gli autisti e ad attendere gli utenti sono inaccettabili e non degne di un servizio di trasporto pubblico.
Quella che doveva essere una soluzione temporanea, conseguente allo spostamento del capolinea dal Sacrario al Riello e inizialmente prevista per un periodo limitato, si è trasformata in una situazione che si protrae ormai da mesi.
Durante l'estate abbiamo assistito al paradosso degli ombrelloni installati per cercare di proteggere dal sole lavoratori e utenti.
Oggi è arrivata la pioggia e, purtroppo, è arrivata anche la conferma di ciò che le OO.SS. avevano denunciato: un ombrellone non può essere una soluzione strutturale e un ponte non può diventare il luogo nel quale lavoratori e cittadini sono costretti a ripararsi dalle intemperie
Gli autisti Francigena meritano condizioni di lavoro dignitose e adeguate. Gli utenti, che ogni giorno utilizzano il servizio, hanno diritto ad attendere il proprio autobus in condizioni di sicurezza e di decoro.
Non possiamo accettare che si continui a intervenire con soluzioni provvisorie quando il problema è ormai evidente da mesi.
Il trasporto pubblico non può essere gestito con soluzioni di fortuna.
Per questo, le Organizzazioni Sindacali chiedono a Francigena Srl e all'Amministrazione comunale di Viterbo di intervenire con la massima urgenza e di individuare finalmente una soluzione definitiva.
Chiediamo risposte concrete, tempi certi e soprattutto il rispetto della dignità dei lavoratori e degli utenti.
Non siamo più disponibili ad assistere a continui rinvii.
Qualora non arrivassero risposte celeri e concrete, le Organizzazioni Sindacali metteranno in campo tutte le iniziative e tutti gli strumenti sindacali a loro disposizione per tutelare i lavoratori e gli utenti.
Non è una minaccia, ma il dovere delle OO.SS. di rappresentare e tutelare chi ogni giorno garantisce il servizio pubblico.
Oggi è arrivata la prima giornata di pioggia e le condizioni del capolinea sono sotto gli occhi di tutti.
D'estate due ombrelloni. D'inverno cosa dovremmo aspettarci?
Non vogliamo aspettare il prossimo temporale, né il prossimo inverno, per tornare a parlare dello stesso problema.
È arrivato il momento di intervenire. E di farlo subito.
Segretario Regionale UILTrasporti Lazio
Renato Cerocchi
Viterbo, quattro risse in poche ore a viale Trento, cresce lallarme tra i residenti
VITERBO – Quattro interventi dei Carabinieri nell’arco di un solo pomeriggio per altrettante risse. È quanto sarebbe accaduto ieri in viale Trento, nell’area a ridosso della stazione di Porta Fiorentina, dove da tempo residenti e commercianti segnalano una situazione di crescente difficoltà.
La zona, secondo le testimonianze raccolte, sarebbe interessata con frequenza da episodi di degrado, presenza di persone in stato di alterazione e fenomeni legati allo spaccio di sostanze stupefacenti. Una situazione che alimenta il senso di insicurezza tra chi vive e lavora nella zona.
Nel corso del pomeriggio di ieri i militari dell’Arma sarebbero dovuti intervenire in più occasioni per sedare quattro distinti episodi di violenza. Alcuni testimoni riferiscono inoltre che, in almeno un caso, le persone coinvolte avrebbero continuato a fronteggiarsi anche alla presenza dei Carabinieri.
Non si tratterebbe, secondo le segnalazioni dei cittadini, di un episodio isolato. Viale Trento sarebbe infatti da tempo al centro delle lamentele di residenti e lavoratori, preoccupati per una situazione che, a loro dire, si ripresenterebbe con una certa frequenza anche durante le ore diurne.
A destare maggiore apprensione sono soprattutto gli episodi di spaccio, le persone in stato di alterazione e le liti che, in diverse occasioni, sfocerebbero in aggressioni. Alcuni residenti chiedono quindi una presenza più costante delle forze dell’ordine, ritenendo che un presidio stabile possa contribuire a prevenire nuovi episodi.
Il problema, secondo quanto raccontato da chi frequenta quotidianamente la zona, si ripresenterebbe dopo gli interventi delle pattuglie, una volta conclusi i controlli e le identificazioni. Una situazione che riaccende così il dibattito sulla sicurezza nell’area di viale Trento e sulla necessità di interventi capaci di contrastare con continuità le situazioni di degrado.
Castel SantElia, si chiudono i festeggiamenti per la Madonna ad Rupes
CASTEL SANT’ELIA - Sabato 12 settembre 2026, alle ore 20.30, a chiusura dei festeggiamenti in onore della Beata Vergine Maria 'ad Rupes', patrona della Diocesi, Sua Eccellenza Reverendissima Mons. Marco Salvi, vescovo di Civita Castellana, presiederà la S. Messa presso il Santuario a lei dedicato a Castel S. Elia. Seguirà la solenne processione per le vie del paese, con l'effige della Madonna 'ad Rupes
Temporale sulla Tuscia, allagamenti e disagi alla viabilità a Viterbo
VITERBO – Un violento temporale sta interessando in queste ore la Tuscia, provocando i primi disagi alla viabilità. A Viterbo le abbondanti precipitazioni hanno causato allagamenti in alcuni punti della rete stradale, rendendo difficoltosi gli spostamenti.
Tra le zone maggiormente interessate c'è il sottopassaggio del Semianello, dove l'acqua ha raggiunto la carreggiata, e via Alessandro Volta, nei pressi dell'incrocio situato poco prima della caserma dei Carabinieri.
La presenza dell'acqua sta creando rallentamenti e difficoltà per gli automobilisti, con il rischio che alcuni veicoli possano restare bloccati.
Ronciglione, il maggiore Moramarco lascia la guida della compagnia dei Carabinieri
RONCIGLIONE - Cambio al vertice della Compagnia Carabinieri di Ronciglione. Dopo cinque anni di servizio, iniziati a settembre 2021, il Maggiore Antonio Moramarco lascia la guida del locale presidio dell’Arma per assumere il prestigioso incarico di Comandante del Nucleo Carabinieri presso la Corte Suprema di Cassazione.
Nel corso del suo mandato, l'Ufficiale ha diretto l'azione dell'Arma in un contesto ampio e articolato, coordinando l'attività del Nucleo Operativo e Radiomobile e delle 11 Stazioni Carabinieri presenti nella giurisdizione e focalizzando l’attenzione sul controllo del territorio, sulla prevenzione dei reati contro il patrimonio e sul contrasto allo spaccio di sostanze stupefacenti, unitamente alla gestione dell'ordine e della sicurezza pubblica durante i principali eventi dell'area.
Accanto all'attività preventiva e repressiva, l’azione dei reparti è stata fortemente improntata alla vicinanza alla popolazione e alla tutela delle fasce vulnerabili, con le campagne contro le truffe agli anziani e la violenza domestica e di genere, oltre agli incontri sulla cultura della legalità promossi nelle scuole per sensibilizzare i giovani su bullismo, cyberbullismo e rischi delle sostanze stupefacenti.
Nell’accomiatarsi dai reparti dipendenti il Maggiore Moramarco ha espresso a tutto il personale il proprio ringraziamento per la dedizione e la professionalità dimostrate, manifestando gratitudine anche alle Autorità locali, civili, militari e religiose, alla Magistratura e alla cittadinanza per la collaborazione instaurata nel corso degli anni.
Al Maggiore Antonio Moramarco, che è stato salutato dagli Ufficiali del Comando Provinciale Carabinieri di Viterbo nel corso di un breve ma significativo incontro, vanno i migliori auguri per il prosieguo della carriera e il nuovo incarico istituzionale presso la Suprema Corte.
Dona la spesa per la scuola, a Viterbo torna la raccolta solidale di Coop
VITERBO - Sabato 12 settembre in 43 supermercati Coop – Unicoop Etruria in Toscana, Lazio, Umbria e Abruzzo verrà organizzata l’annuale raccolta di articoli di cancelleria e materiale didattico “Dona la spesa per la scuola”, in collaborazione con le onlus e le associazioni di volontariato locali.
Per l’intera giornata facendo la spesa si potranno acquistare penne, matite, quaderni, diari e depositarli presso le postazioni presidiate dai comitati soci Coop all’ingresso dei negozi. Sarà poi cura delle associazioni di volontariato – per questa edizione sono 40 le associazioni coinvolte - distribuire quanto raccolto alle famiglie da loro assistite.
L’anno scorso vennero raccolte e distribuite circa 10 mila confezioni di articoli, stimando quasi 500 famiglie raggiunte dalle donazioni.
Un appuntamento quello di “Dona la spesa per la scuola” entrato ormai da anni nell'agenda della Cooperativa affinché la solidarietà e la vicinanza alle persone in difficoltà economica passi dalle intenzioni ai fatti, pensando a una voce di spesa che incide molto sui bilanci delle famiglie con figli in età scolare. Una voce di spesa a cui Coop cerca di far fronte il più possibile con offerte sul materiale didattico, sconti sui libri di testo e una linea di articoli a prezzi convenienti.
I supermercati di Unicoop Etruria in cui si terrà la raccolta per la scuola sabato 12 settembre:
TOSCANA: Orbetello, Grosseto-Maremà, Grosseto-Aurelia Antica, Follonica-via Chirici, Massa Marittima, Rosignano, San Vincenzo, Venturina, Piombino-via Gori, Piombino-Salivoli, Portoferraio.
LAZIO: Roma (Ipercoop Casilino, Ipercoop Euroma2, supermercati via Laurentina, Via Bettini, Via Franceschini), Pomezia, Tarquinia, Civitavecchia, Cerveteri, Viterbo-Ipercoop, Rieti.
UMBRIA: Terni-Ipercoop, Amelia, Orvieto, Città di Castello, Foligno, Spoleto, Assisi, Bastia Umbra, Gualdo Tadino, Norcia, Todi, Gubbio, Marsciano, Collestrada, Perugia (supermercati di Madonna Alta e San Sisto).
ABRUZZO: Avezzano-Ipercoop, Scoppito, L'Aquila (Torrione e Bazzano).
Casella e Martinů, il Novecento musicale risuona a Bassano in Teverina
BASSANO IN TEVERINA - Sabato 12 settembre, alle ore 19.00, la Chiesa dei Lumi di Bassano in Teverina ospiterà un concerto dedicato alle musiche di Alfredo Casella e Bohuslav Martinů, due compositori profondamente diversi per formazione e percorso artistico, ma accomunati dalla ricerca di soluzioni originali e inconsuete nella scrittura strumentale.
La suggestiva cornice della Chiesa dei Lumi accompagnerà il pubblico in un percorso musicale attraverso il primo Novecento europeo, un periodo attraversato da profonde trasformazioni e dalla nascita di nuovi linguaggi artistici.
Alfredo Casella, tra i protagonisti del rinnovamento della musica italiana del Novecento, unisce nella propria scrittura il rigore del contrappunto, richiami alla tradizione e alla melodia popolare e aperture verso le esperienze più moderne del suo tempo. Bohuslav Martinů, compositore ceco dalla formazione cosmopolita, sviluppò invece un linguaggio caratterizzato dalla continua sperimentazione timbrica e ritmica, capace di confrontarsi con le nuove influenze musicali che, nella prima metà del secolo, attraversavano l'Europa e arrivavano dagli Stati Uniti.
Due compositori diversi, entrambi protagonisti di una stagione di grande rinnovamento della musica europea.
A Oriolo Romano torna la Sagra del fungo porcino
ORIOLO ROMANO - A settembre, a Oriolo Romano, il profumo del bosco arriva direttamente in tavola. E quando il protagonista è il fungo porcino, resistere diventa piuttosto complicato.
La XXI Sagra del Fungo Porcino torna nel borgo della Tuscia per due lunghi fine settimana, 11, 12, 13 e 18, 19, 20 settembre 2026, con sei giornate nelle quali gastronomia, musica e spettacoli trasformeranno piazza G. Santacroce in un grande punto d'incontro per buongustai, famiglie e curiosi.
Il calendario è di quelli studiati apposta per concedersi una fuga Fuoriporta senza troppe giustificazioni: il venerdì lo stand gastronomico sarà aperto a cena dalle 19, mentre sabato e domenica si potrà mangiare sia a pranzo, dalle 12.30, sia a cena dalle 19.
E c'è un'attenzione importante anche per chi deve seguire una dieta senza glutine: grazie alla presenza dell'Associazione Italiana Celiachia Lazio, sarà disponibile un menù per celiaci il venerdì, il sabato e la domenica. Perché davanti a un porcino non dovrebbero esistere commensali di serie A e di serie B.
