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Quotidiano online di Viterbo
Aggiornato: 3 ore 59 min fa

Tarquinia Lido, scontro tra minicar e Panda, due feriti

3 ore 59 min fa
2026-08-16

TARQUINIA – Momenti di apprensione questa mattina a Tarquinia Lido per un incidente stradale che ha coinvolto una minicar e una Fiat Panda. Lo scontro è avvenuto poco prima delle 9 all’incrocio tra la strada provinciale Porto Clementino e via Andrea Doria.

La dinamica dell’impatto è ancora al vaglio degli agenti intervenuti sul posto. Nell’incidente sono rimaste ferite due persone, entrambe soccorse dal personale sanitario e trasferite all’ospedale di Civitavecchia per gli accertamenti e le cure necessarie. Al momento non sono state rese note le loro condizioni.

Sul luogo del sinistro sono arrivati i sanitari del 118 e due pattuglie della polizia locale di Tarquinia, impegnate nei rilievi e nella ricostruzione dell’accaduto.

Per garantire la sicurezza della circolazione e gestire il traffico sono intervenuti anche gli agenti del commissariato di Tarquinia e i carabinieri, che hanno supportato le operazioni.

A seguito dell’incidente si sono registrati rallentamenti alla circolazione nella zona.

Categorie: RSS Tuscia

Vallerano, Maria Mazzotta apre la XXVI edizione delle Piccole Serenate Notturne

3 ore 59 min fa
2026-08-16

VALLERANO - Vallerano si prepara ad accogliere la XXVI edizione del Festival Piccole Serenate Notturne, uno degli appuntamenti culturali più longevi e rappresentativi della Tuscia, in programma dal 17 al 26 agosto nel suggestivo scenario del centro storico del paese.

La manifestazione, promossa dal Comune di Vallerano, è realizzata con il contributo del Consiglio regionale del Lazio e in collaborazione con l'associazione Piccole Serenate Notturne – Notte delle Candele, che fin dalla prima edizione ne cura la direzione artistica attraverso il maestro Maurizio Gregori.

In oltre un quarto di secolo il Festival ha saputo costruire una propria identità, diventando un punto di riferimento per gli appassionati della musica d'autore, della world music e delle grandi produzioni orchestrali. Un percorso che ha contribuito a valorizzare il patrimonio storico e culturale di Vallerano, trasformando il borgo in un palcoscenico a cielo aperto dove musica, arte e territorio dialogano in un'esperienza culturale unica.

La rassegna rappresenta oggi uno degli eventi culturali di maggiore continuità della Tuscia, capace di richiamare ogni anno spettatori provenienti dalla provincia di Viterbo, da Roma e dall'intero territorio regionale, generando importanti ricadute sul turismo e sulle attività economiche locali e contribuendo a promuovere l'immagine di Vallerano e dell'intero comprensorio attraverso una proposta artistica di alto livello.

Il cartellone dell'edizione 2026 si aprirà il 17 agosto con il concerto di Maria Mazzotta, tra le voci più autorevoli della world music italiana ed europea. Il 19 agosto sarà la volta di Stefano Saletti e Banda Ikona, protagonisti di un viaggio musicale attraverso le culture e le sonorità del Mediterraneo. La rassegna si concluderà il 26 agosto con la Evergreen Swing Orchestra, formazione composta da diciannove musicisti che accompagnerà il pubblico in un omaggio ai grandi classici dello swing internazionale.

'Il Festival Piccole Serenate Notturne rappresenta uno degli appuntamenti più prestigiosi della nostra estate e uno dei simboli dell'identità culturale di Vallerano – dichiara il sindaco Adelio Gregori –. Ventisei edizioni raccontano una storia fatta di passione, competenza e continuità, ma soprattutto testimoniano la capacità della nostra comunità di investire nella cultura come motore di crescita, valorizzazione del territorio e promozione del borgo. Desidero inoltre rivolgere un sincero ringraziamento al Consiglio regionale del Lazio per il contributo concesso, che rappresenta un importante riconoscimento del valore culturale della manifestazione e ci consente di continuare a offrire un programma artistico di assoluto livello'.

'Questo Festival è il risultato di una visione che, anno dopo anno, ha saputo consolidarsi fino a diventare un punto di riferimento per l'offerta culturale della Tuscia – afferma l'assessore alla Cultura Luca Poleggi –. La collaborazione con l'associazione Piccole Serenate Notturne – Notte delle Candele e con il maestro Maurizio Gregori, che da ventisei anni ne cura con passione e competenza la direzione artistica, rappresenta uno degli elementi che hanno reso possibile questo percorso. Anche per l'edizione 2026 proponiamo un cartellone di grande qualità, convinti che investire nella cultura significhi creare occasioni di crescita per la comunità, attrarre visitatori e valorizzare il patrimonio storico e identitario di Vallerano'.

Tutti gli spettacoli saranno a ingresso gratuito e si svolgeranno nella suggestiva Piazza dell'Oratorio. Il Festival Piccole Serenate Notturne si conferma così uno degli eventi di punta dell'estate culturale della Tuscia, capace di coniugare qualità artistica, promozione del territorio e valorizzazione di uno dei borghi più suggestivi del Lazio.

 

VALLERANO - Vallerano si prepara ad accogliere la XXVI edizione del Festival Piccole Serenate Notturne, uno degli appuntamenti culturali più longevi e rappresentativi della Tuscia, in programma dal 17 al 26 agosto nel suggestivo scenario del centro storico del paese. 

 
 

La manifestazione, promossa dal Comune di Vallerano, è realizzata con il contributo del Consiglio regionale del Lazio e in collaborazione con l'associazione Piccole Serenate Notturne – Notte delle Candele, che fin dalla prima edizione ne cura la direzione artistica attraverso il maestro Maurizio Gregori. 

  
 

In oltre un quarto di secolo il Festival ha saputo costruire una propria identità, diventando un punto di riferimento per gli appassionati della musica d'autore, della world music e delle grandi produzioni orchestrali. Un percorso che ha contribuito a valorizzare il patrimonio storico e culturale di Vallerano, trasformando il borgo in un palcoscenico a cielo aperto dove musica, arte e territorio dialogano in un'esperienza culturale unica. 

  
 

La rassegna rappresenta oggi uno degli eventi culturali di maggiore continuità della Tuscia, capace di richiamare ogni anno spettatori provenienti dalla provincia di Viterbo, da Roma e dall'intero territorio regionale, generando importanti ricadute sul turismo e sulle attività economiche locali e contribuendo a promuovere l'immagine di Vallerano e dell'intero comprensorio attraverso una proposta artistica di alto livello. 

  
 

Il cartellone dell'edizione 2026 si aprirà il 17 agosto con il concerto di Maria Mazzotta, tra le voci più autorevoli della world music italiana ed europea. Il 19 agosto sarà la volta di Stefano Saletti e Banda Ikona, protagonisti di un viaggio musicale attraverso le culture e le sonorità del Mediterraneo. La rassegna si concluderà il 26 agosto con la Evergreen Swing Orchestra, formazione composta da diciannove musicisti che accompagnerà il pubblico in un omaggio ai grandi classici dello swing internazionale. 

  
 

'Il Festival Piccole Serenate Notturne rappresenta uno degli appuntamenti più prestigiosi della nostra estate e uno dei simboli dell'identità culturale di Vallerano – dichiara il sindaco Adelio Gregori –. Ventisei edizioni raccontano una storia fatta di passione, competenza e continuità, ma soprattutto testimoniano la capacità della nostra comunità di investire nella cultura come motore di crescita, valorizzazione del territorio e promozione del borgo. Desidero inoltre rivolgere un sincero ringraziamento al Consiglio regionale del Lazio per il contributo concesso, che rappresenta un importante riconoscimento del valore culturale della manifestazione e ci consente di continuare a offrire un programma artistico di assoluto livello'. 

  
 

'Questo Festival è il risultato di una visione che, anno dopo anno, ha saputo consolidarsi fino a diventare un punto di riferimento per l'offerta culturale della Tuscia – afferma l'assessore alla Cultura Luca Poleggi –. La collaborazione con l'associazione Piccole Serenate Notturne – Notte delle Candele e con il maestro Maurizio Gregori, che da ventisei anni ne cura con passione e competenza la direzione artistica, rappresenta uno degli elementi che hanno reso possibile questo percorso. Anche per l'edizione 2026 proponiamo un cartellone di grande qualità, convinti che investire nella cultura significhi creare occasioni di crescita per la comunità, attrarre visitatori e valorizzare il patrimonio storico e identitario di Vallerano'. 

  
 

Tutti gli spettacoli saranno a ingresso gratuito e si svolgeranno nella suggestiva Piazza dell'Oratorio. Il Festival Piccole Serenate Notturne si conferma così uno degli eventi di punta dell'estate culturale della Tuscia, capace di coniugare qualità artistica, promozione del territorio e valorizzazione di uno dei borghi più suggestivi del Lazio. 

 

Categorie: RSS Tuscia

Lavoro, in provincia di Viterbo sempre più addii dopo poche settimane

3 ore 59 min fa
2026-08-16

VITERBO – Trovare un posto di lavoro e lasciarlo dopo poche settimane. È una dinamica che sembra trovare sempre più spazio anche nella provincia di Viterbo, dove diversi rapporti di lavoro si interrompono già durante il periodo di prova, entro i primi novanta giorni dall'assunzione.

Le comunicazioni obbligatorie trasmesse ai centri per l'impiego del territorio restituiscono un quadro caratterizzato da una certa instabilità occupazionale. Il fenomeno riguarda soprattutto alcuni settori, dalla grande distribuzione alla logistica, fino alle mansioni tecniche richieste dalle imprese locali. Un contesto nel quale pesa anche la diffusione di contratti di breve durata, che continua a rappresentare una delle caratteristiche del mercato del lavoro della Tuscia.

I dati dell'Osservatorio del mercato del lavoro della Regione Lazio consentono di ampliare lo sguardo e comprendere le dimensioni del fenomeno. A livello regionale, le dimissioni volontarie rappresentano la componente più consistente delle cessazioni dei rapporti di lavoro a tempo indeterminato, arrivando al 63% del totale.

Le procedure telematiche attraverso cui vengono comunicate le interruzioni dei rapporti certificano dunque una significativa mobilità dei lavoratori, sempre più propensi a lasciare un impiego quando le condizioni offerte non corrispondono alle aspettative.

Nel Viterbese, questa situazione si inserisce in un mercato caratterizzato dalla forte presenza di agricoltura e servizi, settori nei quali i rapporti di lavoro risultano spesso maggiormente frammentati e soggetti a una durata limitata.

Dietro le dimissioni arrivate a distanza di poche settimane dall'assunzione ci sarebbero diverse ragioni. Tra gli elementi segnalati dalle organizzazioni sindacali figurano innanzitutto turni particolarmente impegnativi e mansioni che, in alcuni casi, non corrisponderebbero a quelle prospettate durante il colloquio.

Ma a incidere è anche la difficoltà negli spostamenti. La distanza tra i centri abitati della provincia e le aree industriali, unita a una rete di trasporto pubblico non sempre adeguata, può trasformarsi in un ostacolo concreto per chi accetta un nuovo impiego.

Per alcuni lavoratori, soprattutto quelli appena assunti, il costo degli spostamenti quotidiani finisce così per pesare in maniera significativa sullo stipendio. Benzina, manutenzione dell'auto e tempi necessari per raggiungere il posto di lavoro possono rendere poco conveniente mantenere un'occupazione che, sulla carta, sembrava rappresentare una nuova opportunità.

Il risultato è un mercato nel quale non basta più creare un posto di lavoro: per trattenerlo, secondo quanto emerge dalle segnalazioni del territorio, diventano fondamentali anche condizioni economiche adeguate, organizzazione dei turni, coerenza tra mansioni promesse e mansioni effettivamente svolte e collegamenti efficienti con i luoghi di lavoro.

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Incendio a Mammagialla, un detenuto: “L’agente mi ha salvato la vita”

3 ore 59 min fa
2026-08-16

VITERBO - “Durante l’incendio un agente capo scelto mi ha salvato la vita”. È il racconto di L.S., detenuto nel carcere di Mammagialla, che ha deciso di ricostruire i momenti di forte tensione vissuti all’interno dell’istituto penitenziario in occasione del rogo divampato lo scorso 25 luglio.

Nella sua testimonianza, L. descrive l’incendio come un episodio di “grande e gravissima entità”, sviluppatosi nel reparto precauzionale rosso, collocato di fronte alla sezione blu.

Secondo quanto riferito dal detenuto, alcuni reclusi avrebbero aspettato la chiusura del reparto precauzionale blu prima di barricarsi all’interno della sezione rossa utilizzando materassi, televisori, sedie e altri oggetti. Sarebbero quindi state appiccate le fiamme.

Un particolare del racconto riguarda la presunta preparazione precedente all’incendio. L. sostiene infatti che alcuni detenuti avrebbero provveduto a mettere al riparo vestiti ed effetti personali, raccogliendoli in alcuni borsoni sistemati in una zona ritenuta sicura, così da preservarli dalle conseguenze del rogo.

La situazione sarebbe poi rapidamente degenerata. Sempre secondo la testimonianza, alcuni detenuti si sarebbero spostati in un locale che L. definisce non adeguato a fronteggiare una situazione di emergenza, mentre il fumo e le fiamme rendevano sempre più difficili le condizioni all’interno del reparto.

È in questo momento che, nel racconto del detenuto, assume un ruolo centrale l'intervento della polizia penitenziaria. L. indica in particolare l’agente capo scelto S.A. come protagonista dei soccorsi.

“Spinto dal dovere del ruolo assegnatogli, si è gettato con grande coraggio in mezzo a una situazione a dir poco critica, senza arrendersi”, racconta il detenuto, sottolineando la determinazione dimostrata dall’agente durante l’emergenza.

Parole che diventano ancora più significative quando L. attribuisce proprio ad S. il merito di avergli permesso di salvarsi: secondo la sua testimonianza, l’agente sarebbe intervenuto in modo decisivo, arrivando a “salvare letteralmente la vita” al detenuto.

Il racconto di L. non si limita quindi alla ricostruzione di quelle drammatiche ore, ma rappresenta soprattutto un riconoscimento pubblico nei confronti degli agenti della polizia penitenziaria intervenuti durante l’incendio.

Una testimonianza che porta alla luce, dal punto di vista di chi si trovava all’interno del carcere, la concitazione e la pericolosità di quei momenti e che, allo stesso tempo, mette in evidenza il ruolo svolto dagli agenti impegnati nei soccorsi in una situazione di estrema emergenza.

Per L., il nome di S.A. rimane legato a quei momenti come quello dell’agente che, mettendo a rischio la propria incolumità e intervenendo nel mezzo dell’incendio, gli avrebbe consentito di uscire vivo da una situazione che il detenuto descrive come drammatica.

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Cocaina tra Roma e Civita Castellana, confermato il carcere per il 33enne

3 ore 59 min fa
2026-08-16

CIVITA CASTELLANA – La Corte di Cassazione ha respinto, lo scorso 20 maggio, il ricorso presentato dalla difesa di un 33enne di origine tunisina, ritenuto dagli inquirenti uno degli uomini di fiducia al vertice di un'organizzazione accusata di gestire un articolato traffico di cocaina tra Roma e Civita Castellana. Per l'uomo resta dunque confermata la custodia cautelare in carcere.

Il 33enne, conosciuto con il soprannome di “Kiki”, è coinvolto nell'inchiesta che ha portato, lo scorso gennaio, all'emissione di un'ordinanza di custodia cautelare da parte del Tribunale di Roma. L'accusa è di associazione finalizzata al narcotraffico, nell'ambito di un'indagine condotta dai carabinieri.

Secondo la ricostruzione investigativa, il gruppo avrebbe sviluppato una struttura organizzata per la distribuzione della cocaina, con un giro d'affari stimato in circa 150mila euro al mese. La rete avrebbe operato tra la Capitale e Civita Castellana, disponendo di luoghi utilizzati per il confezionamento delle dosi, automobili impiegate per le consegne e diversi pusher attivi sul territorio.

Sempre secondo gli investigatori, l'organizzazione avrebbe previsto anche forme di sostegno economico e assistenza legale per gli affiliati finiti nei guai con la giustizia.

Il 33enne avrebbe ricoperto un ruolo considerato particolarmente delicato. Oltre alla presunta attività di distribuzione della droga, gli sarebbero stati affidati compiti legati alla gestione del denaro e alla ripartizione dei proventi con il fratello, indicato dagli inquirenti come figura di vertice del gruppo e all'epoca sottoposto agli arresti domiciliari.

La sua posizione sarebbe stata inoltre sfruttata, sempre secondo l'accusa, per intestargli un'attività di ristorazione che sarebbe stata utilizzata come copertura per le attività illecite. Una circostanza che, per gli investigatori, avrebbe consentito al gruppo di disporre di un'apparente attività commerciale regolare.

La difesa aveva contestato la ricostruzione accusatoria, chiedendo di ricondurre i fatti nell'ipotesi dello spaccio di lieve entità. Tra gli elementi evidenziati dai legali anche l'assenza di precedenti penali a carico del 33enne, il tempo trascorso dai fatti, risalenti al periodo 2023-2024, e la natura delle prove raccolte, comprese le intercettazioni.

La Suprema Corte, tuttavia, ha ritenuto coerente il quadro cautelare delineato dai giudici di merito, escludendo la possibilità di ricondurre la vicenda a un'attività di spaccio occasionale o di modesta entità.

A pesare, secondo quanto riportato nel provvedimento, sarebbero stati soprattutto la continuità delle forniture, la disponibilità di quantitativi significativi di cocaina e il livello di organizzazione raggiunto dal gruppo. Elementi ritenuti incompatibili con una gestione improvvisata dello spaccio.

La Cassazione ha inoltre considerato il ruolo attribuito al 33enne all'interno della presunta organizzazione, evidenziando come avrebbe continuato a svolgere le proprie attività anche durante il periodo in cui il fratello, indicato come capoclan, si trovava agli arresti domiciliari.

Per il 33enne, dunque, resta confermata la misura cautelare in carcere, mentre l'inchiesta continua a delineare i contorni di una presunta rete criminale strutturata tra Roma e Civita Castellana.

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Fuochi d’artificio sul lago di Bolsena, l’Enpa attacca: “Uno scempio ambientale”

3 ore 59 min fa
2026-08-16

BOLSENA - “L'ennesimo scempio di Ferragosto: il lago di Bolsena bombardato per il vostro becero divertimento! Ancora una volta, puntuale come l'afa di agosto, va in scena il solito, deprimente spettacolo. Ieri sera, a Capodimonte, dalle ore 23:00, il cielo del borgo si è illuminato a giorno. Peccato che dietro la facciata dello scenario mozzafiato si nasconda l'ennesimo, intollerabile scempio ambientale. I fuochi d'artificio lanciati direttamente dalle acque del lago di Bolsena. Avete capito bene. Nel 2026, nel bel mezzo di una crisi climatica ed ecologica senza precedenti, un ecosistema fragile e prezioso come quello lacustre viene letteralmente trattato come un poligono di tiro per il vostro intrattenimento. Chiamiamo le cose con il loro nome: questa non è tradizione, questo è un bombardamento autorizzato. Cosa c'è di suggestivo nel lanciare tonnellate di metalli pesanti, bario, perclorati e plastica direttamente dentro l'acqua che teoricamente dovreste proteggere?”

“Quale mente illuminata può pensare che far esplodere petardi sopra un lago sia un'ottima idea per valorizzarlo? Quei riflessi di luce tanto ammirati dai turisti ignari sono fumo tossico che ricade sulla fauna ittica, particelle sottili che avvelenano l'aria e detriti che finiranno sul fondale. Per non parlare del terrore della fauna selvatica. Gli uccelli che popolano le sponde del lago e i canneti verranno colti dal panico, abbandonando i nidi nel cuore della notte, morendo di infarto o schiantandosi contro gli alberi per lo spavento causato dai botti. Un massacro silenzioso in nome del 'folclore'. È semplicemente vergognoso che le amministrazioni locali continuino a spacciare per 'magia' ciò che a tutti gli effetti è un insulto alla natura. Esistono i droni, esistono gli spettacoli laser, esistono alternative silenziose e a impatto zero se proprio si vuole guardare il cielo col naso all'insù. Ma no, si preferisce spendere soldi pubblici per fare rumore, inquinare e spaventare a morte gli animali, sia selvatici che domestici. Il vero scenario 'mozzafiato' sarebbe vedere un lago rispettato, tutelato e amato per la sua bellezza naturale, non usato come palcoscenico per i deliri pirotecnici di chi non ha ancora capito in che secolo vive. È ora di finirla con questo scempio. Il lago di Bolsena merita rispetto, non i vostri botti”.

 

 

ENPA SEZIONE DI VITERBO E PROVINCIA

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Acquapendente, il Comitato “Un Ospedale per il territorio” incontra la Asl

3 ore 59 min fa
2026-08-16

ACQUAPENDENTE - Settimana ferragostana di lavoro per il Comitato aquesiano “Un Ospedale per il territorio”. Raccordata dal Presidente Dottor Sergio Iacoponi. “Il Nostro continuo ed incessante confronto – sottolinea - è planato martedì 11 agosto presso la Direttrice Sanitaria Aziendale, dott.ssa Assunta De Luca. L’incontro è stato un ulteriore momento di confronto, in continuità con quello già avuto in precedenza con il Direttore Generale, dott. Egisto Bianconi. Anche questa volta ho trovato un clima molto cordiale e, soprattutto, una concreta disponibilità ad ascoltare le nostre richieste e a confrontarci sul futuro dell’Ospedale di Acquapendente. Abbiamo affrontato diversi aspetti, soprattutto di carattere tecnico e organizzativo, soffermandoci su alcune delle criticità che riguardano il nostro presidio. È importante sottolineare che alcune di queste difficoltà devono essere inserite in un quadro più generale che riguarda la sanità a livello nazionale, dove in alcuni settori è diventato molto difficile reperire personale qualificato”.

'Abbiamo affrontato anche il tema del Direttore Sanitario del Presidio di Acquapendente. La ASL sta portando avanti una riorganizzazione della Direzione Medica dei presidi periferici e, al momento, per Acquapendente questa funzione viene garantita attraverso la collaborazione e supervisione costante sul posto con il polo centrale di Viterbo Santa Rosa, in base alle necessità del nostro Ospedale. Ad oggi i medici del Santa Rosa si recano periodicamente presso l'Ospedale di Acquapendente per vigilare da vicino su attività organizzate e sul buon andamento delle prestazioni sanitarie eseguite in Pronto Soccorso, nei reparti e nei servizi diagnostici interfacciandosi con i responsabili di tali servizi che lavorano presso il nostro ospedale. A mio avviso, pur trattandosi di una soluzione che dovrà trovare in futuro una sistemazione più stabile, si tratta di un primo passo importante e concreto per garantire una maggiore organizzazione e attenzione al nostro presidio. Naturalmente ci sono ancora altri problemi da affrontare. Su questi abbiamo concordato di proseguire il confronto nei prossimi incontri, perché riteniamo fondamentale non fermarsi e continuare a lavorare per trovare soluzioni concrete. Voglio ringraziare la ASL di Viterbo e, in particolare, la dott.ssa Assunta De Luca, per la disponibilità, l'attenzione e la cortesia dimostrate durante l'incontro. Per il Comitato è molto importante aver creato un canale diretto di comunicazione con la Direzione Aziendale, che ci permetterà di continuare a confrontarci in modo costante sulle problematiche e sulle prospettive dell'Ospedale di Acquapendente. Il nostro impegno continua, con l'obiettivo di tutelare e rafforzare un servizio fondamentale per tutto il nostro territorio”.

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Botti di Ferragosto a Lido di Tarquinia: scatta l'allarme per gli animali spaventati. ...

9 ore 59 min fa
2026-08-16

di DAS

TARQUINIA - La magia dei fuochi d'artificio che come ogni anno illuminano la notte di Ferragosto a Lido di Tarquinia porta con sé, puntuale e drammatica, l'altra faccia della medaglia: il terrore degli animali domestici e selvatici. Tra detonazioni a raffiche e bagliori improvvisi, le festività estive si trasformano spesso in un incubo per i nostri amici a quattro zampe, spinti dal panico a scappare e a far perdere le proprie tracce.

L'ultimo episodio è stato segnalato proprio nelle ultime ore da una cittadina, che ha lanciato un appello sui social dopo aver avvistato un cane simil Border Collie visibilmente terrorizzato. L'animale, spaesato e in evidente stato di agitazione a causa dei continui scoppi dei pirotecnici, è stato visto nei pressi della rotonda di Lido di Tarquinia.

L'udito degli animali, infinitamente più sviluppato di quello umano, percepisce le esplosioni dei fuochi d'artificio come una minaccia di morte imminente. Il panico che ne consegue annulla l'orientamento e l'istinto di conservazione: molti cani riescono a scavalcare recinzioni, spezzare guinzagli o fuggire dai giardini, correndo alla cieca lungo le strade con il fortissimo rischio di essere investiti dalle auto in transito.

Il caso di questo simil Border Collie si aggiunge alla lunga lista di appelli che ogni Ferragosto mettono in luce la necessità di una maggiore sensibilità e tutela verso i nostri animali, affinché la festa di pochi non si traduca nel dramma di tanti.

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Parco archeologico di Norchia, le perplessità dell’avvocato Sabato: «Il sì di Vetralla rischia ...

9 ore 59 min fa
2026-08-16

VITERBO / VETRALLA – L'iter per la nascita del Parco archeologico di Norchia segna un nuovo passaggio formale, ma l'impianto complessivo dell'opera solleva più di qualche perplessità negli addetti ai lavori. A tracciare un'analisi critica ed esaminare i possibili limiti della recente delibera approvata dalla Giunta comunale di Vetralla il 7 agosto scorso è Gabriele Sabato, avvocato e docente universitario.

Se da un lato il placet dell'amministrazione vetrallese conferma la centralità del tema nell'agenda politica locale, dall'altro il testo approvato segna un netto cambio di rotta rispetto all'impostazione originaria promossa dal Comune di Viterbo e sostenuta lo scorso giugno. Un'inversione di marcia che, secondo l'analisi di Sabato, rischia di indebolire fortemente l'ambizione del progetto per tre motivi fondamentali.

1. Ridimensionamento delle tutele: sparisce la natura 'naturalistica'

Nel provvedimento approvato a Vetralla sparisce ogni riferimento alla componente 'naturalistica' del parco, inizialmente prevista nella delibera viterbese. La scelta punta a circoscrivere la perimetrazione alle sole aree di stretto interesse archeologico per tutelare le attività agricole, venatorie e produttive circostanti. Una decisione prudente che però, di fatto, ridimensiona la portata dell'intervento, facendolo scivolare da grande parco integrato a semplice intervento difensivo e isolato.

2. Addio al 'parco a rete' tra Viterbo e Vetralla?

Viene meno la prospettiva del 'parco archeologico a rete', che avrebbe dovuto unire in un unico disegno di valorizzazione e gestione i siti di Norchia, Castel d'Asso e Grotta Porcina. Il testo vetrallese si limita a un generico richiamo ai beni del territorio, eliminando i riferimenti ad accordi istituzionali condivisi, risorse e tempistiche certe con Regione e Ministero della Cultura. Si evidenzia così una mancanza di coordinamento e una spaccatura tra le amministrazioni coinvolte.

3. Un mero atto di indirizzo privo di coperture e risorse

La delibera di Vetralla non individua strumenti concreti per l'operatività del parco: manca l'impegno a partecipare a bandi europei o regionali, manca un piano di monitoraggio e si definisce l'atto come un semplice 'indirizzo politico-amministrativo' privo di impegni di spesa. Il rischio è che il provvedimento rimanga una dichiarazione d'intenti priva di reale efficacia pratica.

L'incognita dei vincoli ministeriali

L'avvocato Sabato solleva infine un importante nodo giuridico: sebbene il Comune di Vetralla abbia cercato di rassicurare i proprietari terrieri garantendo che non verranno toccati i fondi privi di reperti accertati, l'articolo 45 del Codice dei Beni Culturali attribuisce alla Soprintendenza la facoltà di imporre vincoli indiretti e immediatamente precettivi sulle aree contigue. Le rassicurazioni locali rischiano quindi di essere superate dalle decisioni del Ministero.

«Il 'sì' di Vetralla è una buona notizia, ma si tratta di un'adesione in scala ridotta e condizionata rispetto alla visione unitaria iniziale – conclude Sabato –. L'auspicio è che le amministrazioni possano riannodare presto i fili di un dialogo sfilacciato per restituire al territorio un grande parco di rilevanza nazionale».

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Civita Castellana punta sulle fototrappole intelligenti contro l’abbandono dei rifiuti

9 ore 59 min fa
2026-08-16

 

CIVITA CASTELLANA - Occhi elettronici dotati di intelligenza artificiale per contrastare l'abbandono illecito dei rifiuti sul territorio. Il comune di Civita Castellana ha deciso di adottare il pugno duro contro gli incivili: con l'adesione al bando regionale Polizia locale 4.0 l'ente ha infatti approvato il progetto di fattibilità denominato “Civita Castellana ambiente sicuro 4.0” finalizzato al potenziamento delle dotazioni strumentali della polizia locale.

'La proposta - spiega il sindaco Danilo Corazza - nasce dalla necessità di contrastare il fenomeno dell’abbandono incontrollato dei rifiuti, particolarmente problematico in alcune aree periferiche, rurali e industriali della città. Si tratta - ha specificato - del primo di tre bandi a cui il Comune intende partecipare per migliorare il decoro e la tutela ambientale contro questo fastidioso malcostume che, oltre ad essere indecoroso, comporta anche costi per le casse comunali legati agli interventi di bonifica'.

Il progetto prevede l’allestimento di 12 fototrappole, i dispositivi potranno riconoscere automaticamente specifici comportamenti associati all’abbandono dei rifiuti, trasmettendo segnalazioni e report alla centrale operativa della polizia locale. Ma non è tutto, perché sempre dal palazzo comunale, si è pensato bene di provvedere all'acquisto di sistemi remotizzati che consentono ai carabinieri l'accesso immediato al sistema di videosorveglianza del Comune in caso di eventuali illeciti o crimini. Trentuno sono attualmente le telecamere presenti in città. 'Grazie ad un nuovo bando - ha detto infine il primo cittadino - contiamo di finanziare un progetto di 'targa alert', ovvero un sistema elettronico di lettura automatica delle targhe che scansiona i passaggi delle auto e verifica in tempo reale dati come assicurazione, revisione o segnalazioni di furto. Il tutto per rendere una città ancora più pulita e sicura'.

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Amianto abbandonato a Belcolle, scatta la bonifica nell’ex ospedale psichiatrico

Sab, 15/08/2026 - 19:50
2026-08-15

VITERBO – Rifiuti pericolosi abbandonati nell’area dell’ex ospedale psichiatrico di Belcolle, alle spalle del Santa Rosa. A destare particolare preoccupazione è la presenza di circa 30 metri quadrati di lastre in cemento-amianto, rinvenute direttamente sul terreno, nascoste tra la vegetazione.

Una situazione che ha fatto scattare immediatamente le procedure di messa in sicurezza dell’area. Il sito, di proprietà della Provincia di Viterbo, è infatti diventato teatro di uno sversamento abusivo di materiale potenzialmente pericoloso, sul quale sono ora in corso gli accertamenti per individuare i responsabili.

L’amministrazione provinciale, attraverso il settore tecnico, ha disposto l’intervento per la rimozione, il trasporto e lo smaltimento dell’amianto, affidando il servizio direttamente alla ditta viterbese Econet. Per l’operazione è stata stanziata una somma complessiva di circa 2mila euro.

Il materiale dovrà essere sottoposto a un trattamento preliminare con prodotti incapsulanti, così da ridurre il rischio di dispersione delle fibre, prima di essere accuratamente imballato e trasferito presso impianti autorizzati allo smaltimento. Le operazioni saranno effettuate previo nulla osta della Asl competente.

Nel frattempo, la vicenda è finita anche sotto la lente della Polizia provinciale, che ha avviato le verifiche per ricostruire le modalità dello sversamento e risalire a chi abbia abbandonato il materiale nell’area.

L’episodio riaccende i riflettori sulle condizioni di una struttura ormai da anni caratterizzata dal degrado e dall’abbandono. Il ritrovamento delle lastre di cemento-amianto aggiunge ora un ulteriore elemento di criticità, rendendo necessario un intervento rapido per evitare possibili rischi per l’ambiente e per la sicurezza dell’area.

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Ferragosto in carcere, il Sappe: “Il carcere non va mai in ferie”

Sab, 15/08/2026 - 19:50
2026-08-15

ROMA - 'Non vogliamo disturbare il riposo di Ferragosto, ma soltanto ricordare che mentre gran parte del Paese si ferma, nelle carceri italiane c'è chi continua a lavorare e chi continua a scontare la propria pena in condizioni spesso difficili'. È l'appello di Giovanni Battista de Blasis, segretario generale aggiunto del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria (SAPPE), che richiama l'attenzione sulla situazione degli istituti penitenziari nel giorno di Ferragosto.

'Il carcere non va mai in ferie – sottolinea De Blasis – e il 15 agosto, come a Natale, Capodanno o Pasqua, cancelli, sezioni detentive, piantonamenti, traduzioni e servizi di sorveglianza devono continuare a funzionare 24 ore su 24. A garantire tutto questo sono soprattutto le donne e gli uomini della Polizia Penitenziaria, che spesso operano in condizioni ambientali e organizzative estremamente difficili'.

Il quadro, secondo i dati al 30 giugno 2026, resta particolarmente critico: 64.773 detenuti sono presenti nei 189 istituti penitenziari italiani, a fronte di una capienza regolamentare di 51.180 posti. Considerando i posti effettivamente disponibili, stimati in circa 46.400, l'affollamento reale sfiora il 140 per cento.

'Numeri che diventano ancora più pesanti nel cuore dell'estate – prosegue il segretario generale aggiunto del SAPPE – quando il caldo trasforma molte sezioni detentive in ambienti difficilissimi da vivere e da gestire. Celle sovraffollate, temperature elevate, spazi ristretti e carenze di personale alimentano tensione e rendono ancora più gravoso il lavoro della Polizia Penitenziaria'.

De Blasis invita quindi a non dimenticare, nel giorno di Ferragosto, né i detenuti né gli appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria.

'Chi sta scontando una pena è privato della libertà, non della dignità. E chi indossa una divisa non può essere considerato semplicemente una risorsa da utilizzare per garantire il servizio a qualunque costo. La sicurezza penitenziaria ha bisogno di personale, strumenti, condizioni di lavoro adeguate e scelte politiche concrete'.

'Per questo – aggiunge – non servono soltanto le visite istituzionali di Ferragosto, pur importanti quando rappresentano una reale occasione di ascolto. Se il 16 agosto tutto torna esattamente come prima, quelle visite rischiano di diventare semplici passerelle. Il carcere non ha bisogno di fotografie, ma di decisioni'.

Il SAPPE chiede dunque interventi urgenti e strutturali per affrontare il sovraffollamento, rafforzare gli organici della Polizia Penitenziaria, migliorare le condizioni di lavoro e di detenzione e garantire maggiore sicurezza all'interno degli istituti.

'Sul carcere – conclude De Blasis – è troppo facile parlare di emergenza quando accade qualcosa di grave e poi dimenticarsene il giorno dopo. Servono invece una strategia e risorse adeguate. La sicurezza dei penitenziari riguarda tutti: detenuti, Polizia Penitenziaria, operatori e cittadini. Come ricordava John Donne, nessun uomo è un'isola. Anche a Ferragosto, quella campana suona per tutti noi'.

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Santa Maria delle Fortezze, torna alla luce un capolavoro del Rinascimento

Sab, 15/08/2026 - 16:49
2026-08-15

VITERBO – L’ex chiesa di Santa Maria delle Fortezze (conosciuta anticamente anche col nome di Santa Maria Annunziata e poi detta di San Francesco di Paola) venne edificata nel XVI secolo per volontà del Vescovo di Viterbo, Ottaviano Riario, il quale ne celebrò la cerimonia solenne della posa della prima pietra il 21 giugno 1514. Sul luogo prescelto si trovava in origine un’edicola o un sacello chiamato Beata Maria della Fortezza poiché sorto vicino alla Bastia, fortificazione eretta nell’anno 1077 per volere dell’Imperatore Enrico IV. Il fatto che i documenti testimonino la venerazione diffusa tra la popolazione di un’immagine mariana all’interno della cappella preesistente, collega pertanto le vicende della fabbrica rinascimentale (notoriamente attribuita all’invenzione del celebre architetto Donato Bramante), al culto della Vergine radicato in quest’area a ridosso delle mura urbiche. Promuovendo la costruzione del grandioso monumento, Monsignor Riario volle evidentemente perpetuare tale tradizione, enfatizzandola. Per tale motivo, appare più che plausibile che fin dal principio il programma iconografico di una delle cappelle di nuova edificazione fosse già definito.

Una delle quattro cappelle superstiti sulle otto totali che abbellivano la chiesa (rimasta in stato di rudere a causa dei bombardamenti alleati del 26 maggio 1944 che la danneggiarono in maniera irreparabile), raffigura non a caso i momenti più salienti della vita di Maria, recuperati dopo anni di oblio e restituiti a un'inaspettata visibilità grazie ai lavori di restauro pittorico commissionati dalla Soprintendenza ABAP per la Provincia di Viterbo e l'Etruria meridionale e affidati alla Cooperativa romano-torinese Koinè, conclusi lo scorso mese di luglio, condotti dalle restauratrici Mariangela Santella e Cristiana Luberto, affiancate da Riccardo Vettraino che in precedenza aveva già consolidato i dipinti.

In alto, sulla superficie piana dell’arco d’ingresso, è rappresentata l’Annunciazione, con la Vergine in posizione speculare rispetto all’arcangelo Gabriele collocato nel piedritto opposto, il quale stringe in mano il giglio, emblema della purezza della donna che concepirà Gesù senza peccato. Nella parte inferiore della parete concava potevano essere raffigurati addirittura due episodi distinti ma consequenziali: il primo, più in basso, sembrerebbe illustrare la cosiddetta Dormitio Virginis, cioè il momento del trapasso terreno di Maria, circondata dagli Apostoli addolorati radunatisi attorno al suo sepolcro. Una figura canuta al centro, forse San Pietro, pare infatti scrutare all’interno di un sarcofago posto in tralice, che però è ormai illeggibile e forse era raffigurato già vuoto, ricolmo soltanto di rose deposte a onorare la Madonna. A ogni modo, la maggior parte degli Apostoli rivolge lo sguardo verso l'alto: il fulcro centrale di questa porzione della cappella è la mandorla dai contorni iridescenti entro cui si libra in aria l’Assunta. Il catino absidale, infine, ospita il soggetto conclusivo del ciclo, l'Incoronazione della Vergine, con la Madre di Dio inginocchiata di fronte al figlio che le porge la corona mentre angeli musicanti la accolgono in cielo suonando musiche celestiali.

È ragionevole pensare, per via di indubbie affinità negli aspetti stilistici e nelle tecniche esecutive con opere di celebri artisti attivi a Roma a cavallo tra ‘400 e ‘500, che questi affreschi furono i primi a essere realizzati a Santa Maria delle Fortezze, scelti simbolicamente per inaugurare la decorazione in quanto costituivano un omaggio alla cappella demolita per far posto al nuovo santuario mariano. È possibile inoltre affermare che l’artista, il capo bottega che diresse l’equipe di pittori e ornatisti autori degli affreschi, conoscesse in modo approfondito la Cappella Sistina in Vaticano: l’Assunta, infatti, altro non è che una copia fedele della figura centrale dell’Assunzione della Vergine che Pietro Perugino dipinse nel 1481-83 sopra l’altare della “Cappella Magna” voluta da Sisto IV della Rovere (il quale era stato il prozio di Ottaviano Riario che così rimarcava indirettamente la propria parentela con il defunto pontefice). Gli Apostoli che assistono increduli all’Assunzione della Vergine, invece, sono mutuati da quelli che Melozzo da Forlì dipinse nell’abside della Basilica dei Santi Apostoli vicino a piazza Venezia e che oggi sono custoditi, in frammenti, alla Pinacoteca Vaticana. Per di più, è emersa una figura inedita quasi completamente occultata dalla stesura di un fissativo poi scuritosi col tempo, che ha rivelato la conoscenza, da parte del regista del ciclo pittorico viterbese, della volta della cappella Sistina, affrescata da Michelangelo tra il 1508 e il 1512: la Vergine Annunciata è colta nell’attimo prima di essere fecondata dalla colomba dello Spirito Santo inviatale da Dio padre, il quale sormonta la chiave dell’arco. Il Creatore, che indossa una veste azzurrognola e un mantello dallo squillante color malva, con la folta barba bianca agitata dal vento e circonfuso da una nuvola in cui volano putti e cherubini, è un omaggio evidente al Padreterno michelangiolesco della Creazione di Adamo. Anche nella scelta di questa citazione deve aver pesato un intento encomiastico di Ottaviano Riario, la cui ordinazione episcopale era avvenuta nel 1506 per mano di Giulio II della Rovere, ovvero colui che aveva dato l’incarico al Buonarroti per la volta della Sistina.

Ma le sorprese riservate dall’intervento di restauro non finiscono qui: le indagini diagnostiche hanno rilevato tracce di dorature ottenute applicando lamina di stagno a cui veniva sovrapposta foglia d’oro; la pulitura del fregio ornamentale sotto il marcapiano, delle grottesche e delle cornici in finto marmo ha dimostrato l'utilizzo di cartoni preparatori ed è culminata con la scoperta che gli stemmi della famiglia Colonna che campeggiano sulle paraste laterali furono aggiunti in un secondo momento, andando a coprire in parte una scanalatura prospettica: ciò vuole dire che la decorazione della cappella, nella sua fase iniziale (coincidente come detto con il mecenatismo del vescovo Riario), non fu finanziata da nessun membro della celebre casata. Si deve escludere pertanto Vittoria Colonna, di cui tanto si è scritto circa i suoi trascorsi viterbesi tra il 1541 e il 1544 durante cui diede un forte impulso al Circolo degli Spirituali. La decorazione della Cappella Mariana è quindi sicuramente precedente e si può ritenere portata a termine all’incirca entro il 1520, considerando pure che Riario morì nel 1523.

I risultati del restauro e delle ricerche connesse saranno presto divulgati attraverso conferenze, articoli di approfondimento e pubblicazioni ad hoc: auspicabile l’edizione di un volume monografico dedicato al complesso cantiere che la Soprintendenza guidata dall'architetto Margherita Eichberg ha promosso, a partire dal 2023, attingendo ai fondi PNRR della misura “Caput Mundi”, di cui la RUP è l’architetto Federica Cerroni e l’assistente al RUP l’archeologa Beatrice Casocavallo. Lo storico dell’arte Saverio Ricci, incaricato della Direzione Lavori per l’ultimo lotto del finanziamento grazie al quale si è proceduto agli interventi conservativi della Cappella Mariana, non nasconde il suo entusiasmo dichiarando che “gli affreschi riportati a nuova luce e osservati da vicino conducono senza dubbio al nome di un artista illustre al suo tempo, Valentino Pica il Giovane, di cui si era quasi persa memoria e restava una sola traccia, come già indicato da Italo Faldi, costituita dall'altare, firmato e datato al 1514, nella chiesa di Sant’Amanzio a Vitorchiano”.

Ricci ipotizza che Pica, discendente di una famiglia di noti artisti viterbesi, fosse al fianco del Pastura nell’impresa della cappella Vitelleschi nel Duomo di Tarquinia e prima o dopo quell’esperienza abbia potuto recarsi, al seguito del maestro, a Roma, perfezionando i suoi studi: “tornato in patria, dominò le committenze locali, decorando per un altro esponente della famiglia Riario (il cardinale Raffaele) il salone nobile di Palazzo Riario-Gallo a Bagnaia, l’abside della chiesa di San Silvestro o del Gesù, nonché una cappella nella ex chiesa di Sant’Antonio abate in Valle, attualmente non identificata. Ma sono riconoscibili come opere di suo ambito anche la Madonna della Misericordia nella chiesa della Madonna di San Nicola a Vitorchiano, l’altare Anguillara a San Giuliano di Faleria e soprattutto una delle altre cappelle della ex chiesa delle Fortezze, con una decorazione in questo caso a tema cristologico, che la Soprintendenza conta di poter restaurare nei prossimi mesi”.

“La soprintendenza – commenta il soprintendente Eichberg - ha già chiesto e ottenuto un finanziamento nella programmazione ordinaria ministeriale, per proseguire i lavori di restauro architettonico e storico artistico del monumento, che siamo certi sveleranno altre importanti novità e rimetteranno in piena luce la bellezza del suo apparato decorativo”.

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Tarquinia, restituita alla famiglia la salma di Manfredi Capoccia, si attende il funerale

Sab, 15/08/2026 - 13:49
2026-08-15

TARQUINIA – È stata restituita ai familiari la salma di Manfredi Capoccia, il 34enne tarquiniese morto nella notte tra mercoledì 12 e giovedì 13 agosto nelle acque antistanti via Filippo Giorgi.

Al termine degli accertamenti effettuati sul corpo, l’autorità giudiziaria ha concesso il nulla osta per la restituzione della salma, permettendo così alla famiglia di organizzare le esequie.

Capoccia, nato a Tarquinia il 23 dicembre 1991 e residente nella zona dell’Infernaccio, era stato individuato e recuperato senza vita dalla Guardia costiera intorno alle 3 del mattino, dopo diverse ore di ricerche.

L’allarme era scattato poco dopo la mezzanotte. Secondo quanto ricostruito nelle prime fasi, una coppia avrebbe assistito al tuffo del giovane in mare, ancora vestito, nella zona compresa tra il porticciolo e Porto Clementino. I due avrebbero poi notato l’uomo allontanarsi a nuoto verso il porticciolo e avrebbero immediatamente richiesto l’intervento dei soccorsi.

Sul posto erano arrivati polizia e vigili del fuoco. Durante le operazioni di ricerca, i soccorritori avrebbero udito più volte le richieste di aiuto provenire dal mare. Le attività erano proseguite per ore con il coinvolgimento dei vigili del fuoco e della Guardia costiera, mentre era stato allertato anche un elicottero dell’Esercito decollato da Pratica di Mare.

Il 34enne era stato infine localizzato in acqua, ma per lui non c’era ormai più nulla da fare.

Nelle prime ore la sua identità non era stata accertata. Il corpo, inizialmente attribuito a un uomo di circa 30 anni, era stato trasferito al porto di Civitavecchia, dove erano stati eseguiti gli accertamenti da parte della polizia giudiziaria e della polizia scientifica.

Le successive verifiche avevano consentito di identificare la vittima in Manfredi Capoccia.

La salma era quindi rimasta a disposizione dell’autorità giudiziaria per consentire gli esami esterni necessari a chiarire gli elementi legati al decesso. Una volta completati gli accertamenti, è arrivato il nulla osta che ha permesso la riconsegna del corpo alla famiglia.

Ora i familiari potranno procedere con l'organizzazione dei funerali, mentre resta il dolore di una comunità che si è stretta attorno alla famiglia per la tragica scomparsa del giovane tarquiniese.

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Civita Castellana, la Cassazione conferma il carcere per un 64enne accusato di spaccio

Sab, 15/08/2026 - 13:49
2026-08-15

CIVITA CASTELLANA – Resta in carcere il 64enne di origine marocchina accusato di traffico e spaccio di stupefacenti nella zona di Civita Castellana. La Corte di Cassazione, con una decisione del 29 maggio, ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dalla difesa, confermando la misura cautelare disposta nei suoi confronti.

La vicenda giudiziaria aveva conosciuto una svolta nell'arco di pochi mesi. Nell'agosto del 2025 il gip di Roma aveva respinto la richiesta di arresto avanzata dalla Procura. Successivamente, nel febbraio scorso, il Tribunale del Riesame di Roma aveva accolto l'appello del pubblico ministero, disponendo per l'indagato la custodia in carcere.

La difesa aveva contestato il quadro accusatorio facendo riferimento alla cosiddetta “droga parlata”, sostenendo cioè che le conversazioni intercettate non fossero accompagnate da riscontri sufficienti. Era stato inoltre sollevato il principio del “ne bis in idem”, richiamando un precedente procedimento investigativo avviato nel 2020.

Secondo la Suprema Corte, però, i due procedimenti avrebbero riguardato persone e periodi differenti e non sarebbe quindi emersa una violazione del principio invocato dalla difesa.

Quanto alle intercettazioni, i giudici hanno ritenuto che il quadro investigativo non fosse fondato esclusivamente sulle conversazioni captate dagli investigatori. A sostegno delle accuse ci sarebbero infatti anche riconoscimenti fotografici effettuati da diversi acquirenti, che avrebbero indicato il 64enne come il proprio fornitore.

Ulteriori elementi sarebbero arrivati da arresti eseguiti in flagranza e da sequestri di cocaina, elementi che, secondo la ricostruzione investigativa recepita dai giudici, avrebbero fornito riscontri alle conversazioni intercettate.

La difesa aveva inoltre sostenuto che l'organizzazione criminale fosse ormai stata smantellata dopo gli arresti dei principali esponenti nell'estate del 2024. Una tesi che non ha convinto la Cassazione.

A incidere sulla valutazione cautelare sarebbero stati anche i precedenti penali dell'indagato e i rapporti con uno dei presunti vertici del gruppo, che secondo gli investigatori avrebbe continuato a gestire le attività illecite nonostante fosse sottoposto agli arresti domiciliari.

La Cassazione ha quindi ritenuto ancora attuale il quadro cautelare, confermando la custodia in carcere.

Si tratta, va precisato, di una misura cautelare e non di una condanna definitiva: per l'indagato resta valido il principio di presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva.

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Viterbo, allarme di A.Ba.Co. Lazio sulla qualità dell’acqua: “Servono controlli urgenti”

Sab, 15/08/2026 - 13:49
2026-08-15

VITERBO - I dati disponibili sulla qualità dell’acqua nel territorio di Viterbo meritano un’attenzione particolare, soprattutto in una fase caratterizzata da, “gran caldo” e dalla conseguente emergenza idrica e siccità. A.Ba.Co. - Lazio ritiene necessario che il Comune di Viterbo e l’ASL Viterbo forniscano ai cittadini informazioni puntuali e soprattutto che venga intensificata l’attività di controllo nei punti della rete dove sono stati rilevati valori prossimi o addirittura superiori alle soglie di riferimento.

A preoccupare non è un singolo dato, ma la frequenza con cui vengono pubblicati e/o resi disponibili i controlli. Analizzando sul sito ASL Viterbo i risultati, saltano agli occhi alcuni elementi, le analisi sono vecchie e i valori sono allarmanti. Ad esempio, le analisi di febbraio 2026 su Rete Tobia e Carcarelle, sono troppo “datate” per farci star tranquilli. Peggio sulla rete Merlano-Palomba (Roncone), dove il dato disponibile risale addirittura al 30 settembre 2025, e con un valore di 9 µg/l, vicinissimo al limite di 10 µg/l,.

Andando avanti i dati di maggio/giugno 2026 accentuano le nostre preoccupazioni. Il valore di Settecannelle, era di 9 µg/l, praticamente gli stessi valori al Serbatoio 480, e al Serbatoio Grotticella. Sono valori, prima del “gran caldo”, così vicini alla soglia dei 10 µg/l da rendere ragionevole la necessità di verificare quale sia oggi la situazione, attraverso nuovi e urgenti campionamenti.

Anche perché il dato più recente quello relativo al Serbatoio CampoSportivo di S. Martino al Cimino, che da metà luglio è fuori i limiti di legge, ha rilevato un valore di 14 µg/l. A questo punto due considerazioni: la prima è che si trova al di sopra della soglia “legale”, la seconda che essendo recente, esplicita la nostra richiesta di un’urgente revisione delle analisi.

È proprio su questo punto che A.Ba.Co. Lazio ritiene necessario sollevare la questione della tempestività dei protocolli e dell'informazione ai cittadini. Se il Comune dispone dei risultati delle analisi, perché vengono resi disponibili con ritardo?

Quando emergono valori prossimi alle soglie di riferimento, o addirittura superiori, l'ASL ritiene sufficiente il controllo ordinario oppure intende intensificare gli accertamenti per garantire una maggiore sicurezza alla popolazione?

Non siamo noi, né i cittadini a dover ricostruire attraverso dati vecchi e frammentati qual è la situazione idrico-sanitaria di Viterbo. Ricordiamo che il Sindaco è la principale autorità sanitaria locale, per cui ne deriva la richiesta di una maggiore vigilanza sull’ASL o di un aggiornamento degli strumenti di comunicazione con i quali i cittadini devono essere informati sulla gravità, sicuramente l’inerzia non è accettabile in questa situazione. Riteniamo che, proprio per tutelare i cittadini in una condizione come quella attuale, non ci si deve limitare alla verifica formale del superamento o meno di un limite, ma si deve prestare particolare attenzione anche alle situazioni che mostrano valori ripetutamente elevati o prossimi alla soglia, soprattutto quando tra un controllo e l'altro trascorrono mesi.

La teoria dello struzzo, che nasconde la testa sotto la sabbia, è non solo inadeguata, ma molto pericolosa. I cittadini hanno diritto di sapere, in maniera chiara e tempestiva, quale sia la situazione della rete idrica.

A.Ba.Co. Lazio pertanto ribadisce la richiesta di un consiglio comunale pubblico aperto a tutta la cittadinanza, al quale partecipino anche i responsabili territoriali della ASL di Viterbo e magari i responsabili del gestore, per farci comprendere se tutti i meccanismi di filtraggio sono puntualmente e pienamente applicati nel rispetto del contratto. Dobbiamo pretendere che ognuno, per le proprie competenze e responsabilità, garantisca un incremento adeguato del livello di attenzione, con nuovi e ravvicinati controlli e rendendo immediatamente pubblici i relativi risultati.

Serve partecipazione dei cittadini e controlli più frequenti con dati aggiornati per un'informazione trasparente e tempestiva.

L’acqua è un diritto essenziale, non una fonte di profitto: passi indietro noi non ne faremo.

Per far valere i nostri diritti ci vuole Partecipazione!!!

 

 

 

Riccardo Cacchione, Presidente A.Ba.Co. – Lazio

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Civita Castellana, la Cassazione conferma il carcere per la 65enne accusata di spaccio

Sab, 15/08/2026 - 13:49
2026-08-15

CIVITA CASTELLANA – Resta in carcere la 65enne di Civita Castellana accusata di essere coinvolta in un’organizzazione dedita al traffico di droga. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso presentato dalla difesa contro l’ordinanza del Tribunale del Riesame di Roma, confermando così la misura cautelare.

La donna è accusata di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti e di diversi episodi di spaccio. Secondo la ricostruzione investigativa, avrebbe avuto un ruolo attivo all’interno del gruppo, occupandosi della consegna delle dosi ai clienti e della custodia della droga nella propria abitazione.

Al centro dell’inchiesta ci sarebbe un sodalizio che, secondo gli investigatori, sarebbe stato guidato da un uomo di origine nordafricana già sottoposto agli arresti domiciliari, ma ritenuto comunque capace di mantenere i contatti con le piazze di spaccio del territorio laziale.

Le indagini avrebbero inoltre documentato frequenti contatti tra la 65enne e gli altri componenti del gruppo attraverso intercettazioni telefoniche e ambientali. Alcuni acquirenti l'avrebbero descritta come una donna anziana incaricata di consegnare la sostanza stupefacente.

La difesa aveva contestato anche un elemento contenuto nell'ordinanza del Riesame: i giudici avevano indicato la 65enne come proprietaria dell'appartamento nel quale il presunto capo dell'organizzazione si trovava ai domiciliari. In realtà, secondo quanto sostenuto dalla difesa, i due avrebbero abitato nello stesso condominio, ma in appartamenti differenti e in affitto da una proprietaria estranea alla vicenda.

La Cassazione ha riconosciuto l'errore materiale, ritenendolo però non determinante per la decisione. Secondo i giudici, infatti, la valutazione sulla posizione della donna poggerebbe su altri elementi ritenuti sufficienti a sostenere il rischio di reiterazione dei reati.

La Suprema Corte ha quindi confermato la misura cautelare in carcere. La decisione riguarda, tuttavia, la misura cautelare e non equivale a una condanna definitiva: resta fermo il principio di presunzione di innocenza fino all'eventuale sentenza definitiva.

Per la 65enne, dunque, al momento non sono stati concessi né i domiciliari né la revoca della misura cautelare.

 

 

Presunzione di innocenza

Nel nostro ordinamento penale ogni persona è considerata innocente fino a quando non intervenga una condanna definitiva. Il principio è sancito dall’articolo 27 della Costituzione italiana, secondo cui l’imputato non può essere ritenuto colpevole prima che la responsabilità sia accertata con sentenza definitiva.

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Viterbo, raid allo Studio Odontoiatrico Sociale “Gente di Cuore”

Sab, 15/08/2026 - 13:49
2026-08-15

VITERBO - Un gesto spregevole e privo di qualsiasi senso civico ha colpito la scorsa notte il cuore della solidarietà viterbese. Un gruppo di malintenzionati ha fatto irruzione nei locali dello Studio Odontoiatrico Sociale “Gente di Cuore”, situato in via Fontanella del Suffragio 34, struttura gestita dall’Associazione ABC – Adulti e Bambini con Cardiopatie ODV.

I malviventi hanno forzato e distrutto la porta d'ingresso per penetrare all'interno della struttura. Secondo una prima e sommaria ricostruzione dei danni, sono stati sottratti un personal computer utilizzato dall'associazione per la gestione amministrativa e un dispositivo informatico parte dell'impianto radiografico essenziale per le visite e le radiografie.

 

La vicinanza del Comune e delle istituzioni

L'associazione ha provveduto ad informare tempestivamente l'Amministrazione Comunale di Viterbo, che ha espresso una profonda tristezza e un fermo sdegno per quanto accaduto. Il Comune ha subito manifestato la massima disponibilità e vicinanza all'associazione per affrontare insieme questa difficile situazione e per far sì che la struttura possa riprendere quanto prima il suo servizio fondamentale per la comunità.

 

Colpita la rete della solidarietà

Inaugurato nel marzo del 2023, lo studio odontoiatrico rappresenta un punto di riferimento fondamentale per il contrasto alla povertà sanitaria nel territorio viterbese. Grazie alla dedizione e alla collaborazione di medici volontari e professionisti, il centro offre visite, cure e protesi completamente gratuite a famiglie e persone in grave disagio economico, spesso indirizzate proprio dai servizi sociali e dalla rete di solidarietà cittadina.

“È un atto che lascia avviliti ed amareggiati - dichiara il presidente dell'associazione, il Dottor Sandro Marenzoni -. Venire a rubare e a portare devastazione in un luogo nato unicamente per aiutare chi non ha nulla è un gesto di una gravità inaudita, un vero e proprio oltraggio a tutta la comunità: la triste assurdità di chi, forse a sua volta indigente, va a rubare proprio dove i poveri trovano aiuto e assistenza. Tutto quello che c'è in quel locale è stato realizzato con enorme fatica, volontariato e sacrifici, per restituire il sorriso e la dignità a persone che la vita ha messo a dura prova”.

 

L'appello dell'associazione: “Essere uniti per superare l'ennesima difficoltà”

Di fronte ai danni materiali e al valore dei macchinari sottratti, l'Associazione ABC ODV lancia un accorato appello al territorio. Si invitano formalmente le istituzioni, gli enti locali, il mondo economico e imprenditoriale, oltre a tutta la popolazione viterbese, ad essere vicini all'associazione in questo momento critico per superare insieme l'ennesima difficoltà. Nonostante l'amarezza per un gesto così incivile, la risposta della comunità può trasformare questo duro colpo in una nuova occasione di riscatto e coesione sociale. Le forze dell'ordine sono state prontamente allertate per effettuare i rilievi del caso ed avviare le indagini.

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Vetus Urbs: sempre meno i giovani imprenditori a Viterbo

Sab, 15/08/2026 - 07:49
2026-08-15

di Fabio Tornatore

VITERBO - Sono 2612 i giovani imprenditori nella Tuscia, appena il 7,2% delle oltre 36 mila aziende operanti sul territorio, in calo rispetto allo scorso anno. Nomen omen, direbbero i latini, cioè che il nome indica un presagio, un destino, visto che il nome di Viterbo deriva da Vetus Urbs, la Città Vecchia. E, visto il calo delle nascite, l'invecchiamento della popolazione e le energie giovanili in fuga o inattive, la Modern City sembra tramontare.

Le imprese under 35 nel 2024 erano 2769, al 31 dicembre 2025 sono state censite 157 in meno. I settori nei quali sono attivi sono quelli canonici della Tuscia: agricoltura, con 684 imprese rappresenta il 26,2% di tutte le imprese del settore giovanile, in calo del 6,4% rispetto al 2024; le costruzioni, con 325 imprenditori e il commercio, con 490 giovani aziende. Segue il turismo, con 225 aziende, 134 che forniscono servizi alle imprese, e 127 per altri servizi.

Il 5,7% di aziende giovanili in meno rispetto allo scorso anno, nel totale, dunque, e quelle che ci sono ricoprono nella maggior parte settori strategici e fondamentali per l'economia della Tuscia; settori che hanno necessità di essere rinnovati, di energie nuove e nuovo impulso. Commercio estero, idee innovative, e-commerce, uso dell'iintelligenza artificiale, implementazione di produzioni con un valore etico e sociale come è tipico nelle nuove generazioni.

Mancano all'appello imprese in settori innovativi gestite da giovani: tecnologia, digitalizzazione, economia circolare, transizione ecologica, biotecnologie, sicurezza digitale, sostenibilità.

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Ferragosto a Viterbo, dove fare spesa e benzina

Sab, 15/08/2026 - 07:49
2026-08-15

VITERBO – Oggi è Ferragosto, e per chi ha lasciato spesa e pieno di benzina all'ultimo momento, ecco una breve guida su cosa sarà possibile trovare a Viterbo.

Supermercati aperti a Ferragosto

Diversi supermercati della città resteranno aperti, in alcuni casi con orario ridotto. La Coop di via Monte Cervino ha comunicato un'apertura straordinaria dalle 9 alle 13.

Aperti anche i due Lidl, quello di via Ippolito Nievo e quello sulla Cassia Nord, entrambi con orario 8-20. Regolare l'apertura indicata per l'Eurospin di via Villanova, mentre il Todis della Tangenziale Ovest riporta un orario dalle 7 alle 20.

Il Carrefour Market di via Monte Nevoso 10 indica invece l'apertura dalle 8 alle 20. Tra le chiusure confermate c'è lo Spazio Conad di via Igino Garbini 107, che sul proprio sito segnala la chiusura per il 15 agosto.

 

Dove conviene fare benzina

Per chi invece deve mettersi in viaggio, secondo gli ultimi prezzi comunicati dai gestori, tra gli impianti più convenienti figura quello di Citrigno Gaetano in viale Armando Diaz 13, dove la benzina self è indicata a 1,959 euro al litro e il gasolio a 2,044 euro.

Alla stazione Viterbo Capocci, in via Raniero Capocci, benzina self a 1,969 euro e gasolio a 2,059 euro. Sulla strada Tuscanese, presso Cancellieri Carburanti, benzina self a 1,969 euro e gasolio a 2,049 euro.

I prezzi dei carburanti fanno riferimento alle ultime comunicazioni disponibili dei gestori e potrebbero quindi subire variazioni nelle prossime ore. Per i distributori, il servizio self-service resta comunque disponibile anche al di fuori degli orari del servizio assistito.

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