Visentium

Visentium

A circa 3 km. dall'attuale centro di Capodimonte, sul lago di Bolsena, è ubicato il promontorio che ospitava in antico l'abitato di Bisenzio, noto già a partire dall'età del Bronzo Finale.

La prosperità economica e l'importanza politica e sociale dell'insediamento sono testimoniate dai noti corredi funerari provenienti dalle ricche necropoli indagate ad iniziare dall'ultimo ventennio del secolo scorso. I reperti più famosi, molti dei quali sono disseminati in varie collezioni pubbliche e private, sia in Italia che all'estero, provengono in massima parte dagli scavi effettuati sul versante sud-ovest del Monte Bisenzio: punta S.Bernardino, porto Madonna, Polledrara, Bucacce, Olmo Bello, Piantata, Casale Palazzetta, Poggio della Mina, Fosso Spinetto, Valle Saccoccia, Poggio Sambuco. Le indagini più recenti nella zona hanno confermato la presenza di insediamenti abitativi risalenti al X secolo a.C., non solo sulla sommità del colle ma anche lungo i declivi dell'altura, con una continuità residenziale che dura in pratica fino all'età moderna.

Se delle presenze arcaiche ed etrusche possediamo una sufficiente documentazione archeologica, molto scarse sono invece le testimonianze che riguardano la Visentium di età romana e tardoantica, tutte o quasi esclusivamente desumibili dai testi epigrafici e dai pochissimi resti archeologici tuttora visibili.

Recentemente, grazie ad alcune segnalazioni ad opera dei volontari del Gruppo Archeologico Martano, sono venute alla luce due nuove testimonianze monumentali, che rivestono un'enorme importanza per la ricostruzione storico-archeologica della fase tardoantica della Visentium romana.

La catacomba

La prima è costituita da una catacomba cristiana, recentemente pubblicata da Vincenzo Fiocchi Nicolai (Una nuova catacomba presso Visentium sul lago di Bolsena, in "Rendiconti della Pontificia Accademia Romana di Archeologia", LXV, 1992-1993, pp. 23-40). Essa è ubicata a circa 800 metri ad ovest di Monte Bisenzio, scavata in un costone tufaceo in prossimità di "Fosso Spinetto". Il monumento assume attualmente l'aspetto di un enorme antro, profondo 13 metri e lungo 27. La tipologia funeraria si compone di tombe a loculo e ad arcosolio ma si registra anche la presenza di formae pavimentali e di cubicoli. Sulla parete di fondo si aprono due gallerie che risultano molto interrate e ingombre da detriti. Il grande antro centrale era in origine diviso in tre vani rettangolari da pareti tufacee, in parte crollate e in parte smantellate per il riutilizzo dell'ambiente come ricovero per animali. La catacomba doveva contenere dalle 250 alle 300 sepolture. L'assenza di qualsiasi elemento di corredo (iscrizioni, suppellettili, pitture) ha permesso solo una generica datazione al IV-V secolo, sulla base dei confronti tipologici (schema a vani comunicanti) con altre catacombe dell'Etruria meridionale (S.Eutizio presso Soriano nel Cimino, S.Savinilla a Nepi, Ss. Gratiliano e Felicissima a Falerii Novi, S.Giovenale a Sutri). Nessun intervento di scavo è stato finora effettuato.

Il santuario mitraico

La seconda scoperta riguarda un santuario mitraico situato anch'esso a poca distanza dall'antico centro di Bisenzio. Al 30 aprile 1997, data di redazione dell'articolo sul mitreo pubblicato sulla Rivista SMSR, Japadre Editore, il monumento risulterebbe ancora inedito. Nella carta I.G.M., f. 136, I, NE, Gradoli, esso è ubicato in prossimitè della quota 309, indicata nello stesso foglio I.G.M. tra "Fosso Falchetto" e "Poggio Falchetto", entro un appezzamento agricolo di proprietà privata. Il mitreo appare notevolmente interrato nella zona di accesso allo spelaeum e solo uno scavo accurato potrà fornire una più corretta lettura dei dati materiali. Il monumento doveva forse in origine avere una sorta di vestibolo sulla destra dell'ingresso. A pianta quadrangolare, orientato approssimativamente est-ovest, presenta una lunghezza che supera gli 11 metri, una larghezza che varia tra m. 5,60 e m. 5,70 e un'altezza massima di circa m. 2,50. L'ambiente dello spelaeum si sviluppa lungo un corridoio centrale largo m. 1,90, ai cui lati appaiono i due consueti podia o praesepia (quello a sud-ovest, a sinistra dell'ingresso, è lungo m. 8,10; quello destro m. 7,50). Forse in origine il mitreo si trovava ad una quota superiore all'attuale ed era accessibile attraverso dei gradini. La superficie dei bancali risulta inclinata verso le pareti del santuario; è altresì visibile, lungo la fronte dei podia, il consueto piano d'appoggio per le suppellettili usate durante i banchetti sacri. Inoltre, sempre lungo la fronte dei bancali, si aprono delle nicchie semicircolari scavate nel tufo, che formano degli archetti (quattro lungo il bancale destro, tre lungo quello sinistro) con piccolo vano interno a base rettangolare. Completano il prospetto dei podia sei cippi (uno è perduto), simili a piccole are, accuratamente scolpiti nel tufo e modanati, che assumono l'aspetto di avancorpi lievemente aggettanti. I cippi, alla base, sono muniti di nicchiette forse per l'alloggiamento delle lucerne. Al centro dello spelaeum si può ancora vedere nel pavimento l'incasso per l'ara che frequentemente si incontra in questo tipo di ambienti cultuali. Sul fondo del mitreo, nella zona che doveva essere riservata al culto e alla ierofania mitraica, si evidenzia in modo particolare l'organizzazione architettonica dello spazio sacrale, concepito come un vero e proprio naòs.

Sulla fronte la cella è monumentalizzata con un bel timpano che doveva scenograficamente poggiare su due pilastrini (completamente perduti) modellati a mo' di lesene o paraste. Le pareti della cella presentano resti di uno spesso strato di cocciopesto, sul quale doveva poi essere steso l'intonaco.Qui erano probabilmente rappresentati in pittura i principali episodi del ciclo di Mithra. Forse una mensa correva tutt'intorno le pareti della cella. Su quella di fondo è ancora visibile l'incasso, munito di quattro fori per le grappe metalliche, che doveva ospitare il bassorilievo con il taurobolium mitraico. Una nicchia rettangolare, forse appartenente all'impianto originario della cella, si apre sulla parete sinistra della medesima. E' possibile che al suo interno fossero custoditi piccole statue di culto o, comunque, oggetti connessi con il rituale di Mithra. Un confronto immediato, sia dal punto di vista architettonico che simbolico, sembra potersi fissare con il vicino mitreo di Vulci e con quello di Itri, nel Lazio meridionale; un altro riscontro lo si può infine cogliere anche nel santuario mitraico di S. Prisca, a Roma, dove l'edicola-sacello a volta arcuata è elevata su un alto podio e decorata sulla fronte da paraste corinzie.

Bibliografia

G. BIAMONTE, Uno spelaeum mitraico nel territorio dell'antica Visentium presso Capodimonte sul lago di Bolsena, in "Studi e Materiali di Storia delle Religioni", 63, 1998, pp. 23-36. Japadre editore, corso Federico II, 49 - 67100 L'Aquila, telefono 0862/26.025 via Bari, 20 - 00162 Roma telefono 06/44.29.11.82

Glossario

Arcosolio: tipo di sepoltura parietale costituita da un’arca scavata nel tufo o formata da lastre fittili o marmoree e sormontata da una nicchia arcuata frequentemente intonacata e dipinta.

Cubicolo: in ambito funerario il termine viene utilizzato per designare la camera che ospita le sepolture sia nei cimiteri all’aperto che in quelli ipogei.

Formae: fossa terragna scavata nel pavimento utilizzata sia nei cimiteri all’aperto che in quelli ipogei.

Loculo: tomba costituita da una cavità rettangolare scavata nella parete di una galleria o di un cubicolo con il lato lungo a vista.

Mensa: piano d’appoggio per suppellettili varie utilizzato anche in ambito funerario.

Podia o Praesepia: i bancali su cui si sdraiavano gli adepti del culto mitraico per assistere alle cerimonie religiose e partecipare ai banchetti sacri.

Spelaeum: in ambito mitraico tale termine designa l’ambiente riservato al culto di Mithra, costruito o preferibilmente scavato nella roccia o nel tufo a mo’ di antro o grotta naturale.

Taurobolium: uccisione rituale del toro rappresentata nella scultura e nella pittura mitraica.

http://digilander.libero.it/epiur/visentium.htm
 

Commenti

Quella che il gruppo archeologico Martano chiama catacomba Cristiana , non e' assolutamente Romana ma di ben altra epoca molto lontana da tali date ,non è possibile definire le dimenzioni dello scavo in quanto coperto per la maggior parte da detriti.
Non e' possibile definire il numero di sepolture che comunque è nell'ordine delle migliaia e non 200 / 300 .
Il "Grottone" cosi nominato ufficialmente è conosciuto da centinaia di anni e fino a circa 20 anni fa era meta per le "pasquette".

sicuramente i Martani scoprono l'acqua calda, beati loro, invece a Capodimonte l'acqua e' sempre fredda, ma se hai ulteriori informazioni ci fa piacere se le condividi con noi! Un salutone.

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