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Rogo allo stabilimento ex Alta fiamme dal tetto e paura per i fumi
BAGNOREGIO – Un vasto incendio è divampato presso l’ex stabilimento Alta situato lungo la Umbro Casentinese, mobilitando immediatamente i soccorsi. Secondo le prime ricostruzioni, il fuoco avrebbe avuto origine dalla parte superiore della struttura, propagandosi rapidamente dal tetto. Una dinamica che ha richiamato alla mente quanto accaduto recentemente presso la facoltà di Agraria dell’Università della Tuscia, dove le fiamme iniziarono a correre proprio dalle coperture dell’edificio.
Sebbene la situazione sia attualmente monitorata con attenzione dai Vigili del Fuoco e considerata sotto controllo, la preoccupazione principale si è spostata sulla gestione dei fumi sprigionati dalla combustione dei materiali presenti all'interno della fabbrica. Le autorità locali, guidate dal sindaco Luca Profili, hanno prontamente invitato la cittadinanza e i residenti delle zone limitrofe, come la località Trebbianello, a tenere le finestre serrate per evitare l’inalazione di sostanze potenzialmente tossiche.
Momenti di apprensione sono stati vissuti dalle famiglie che abitano a ridosso dell’area colpita, molte delle quali hanno preferito allontanarsi temporaneamente dalle proprie abitazioni a causa della densa nube nera che ha avvolto la zona. Sul posto, oltre alle squadre dei pompieri impegnate nello spegnimento degli ultimi focolai e nella bonifica, sono intervenute le forze dell’ordine per gestire la viabilità e garantire la sicurezza del perimetro. Si attende ora l’esaurimento dei materiali residui per procedere ai rilievi definitivi sulle cause precise del rogo.
'Ingannata con un contratto falso, rischio di perdere la casa'
VITERBO – Una storia di inganno e difficoltà che rischia di trasformarsi in un dramma personale. È quella raccontata da Mihaela Marilena Maftei, che ha deciso di rivolgersi alla nostra redazione per denunciare una vicenda che potrebbe lasciarla senza un tetto.
La donna vive a Viterbo e per circa dieci anni ha abitato in un appartamento Ater, convinta di aver stipulato un regolare contratto di affitto. Secondo il suo racconto, però, tutto sarebbe stato costruito su una falsa rappresentazione della realtà, le persone (marito e moglie) che le hanno concesso l’alloggio si sarebbero spacciate per proprietari, facendole firmare un contratto poi rivelatosi inesistente. 'Mi hanno chiesto un primo acconto di 3mila euro e 500 euro al mese – spiega – e nel tempo ho anche sostenuto di tasca mia diverse spese di ristrutturazione'. La scoperta dell’inganno è arrivata solo successivamente, quando Mihaela ha verificato l’irregolarità del contratto e ha presentato denuncia ai carabinieri.
'Nonstante la mia dichiarata buona fede - ha raccontato amareggiata - la situazione si è ulteriormente complicata. L’Ater, infatti, mi ha classificata come occupante abusiva, avviando così la procedura di sfratto. Un provvedimento diventato definitivo anche a causa della mia mancata partecipazione a una seconda udienza, di cui non ho mai ricevuto comunicazione'. Ora il tempo stringe e entro il mese di aprile Mihaela dovrà lasciare l’abitazione. 'Non so dove andare – racconta – e con me c’è anche mio figlio. Rischiamo di rimanere senza casa'. La donna racconta di essersi rivolta anche agli uffici comunali nella speranza di ottenere un nuovo alloggio, ma risultando abusiva, le è stato detto di non avere più diritto ad alcun beneficio. Mihaela che soffre di problemi cardiaci, nel frattempo ha anche perso il lavoro: 'Sono stata vittima di un'ingiustizia, ho bisogno di una casa dove vivere, lancio un appello a chiunque abbia la possibilità di aiutarmi'.
Sicurezza nelle scuole di Faleri scatta l'allarme sui social
FABRICA DI ROMA - Il tema della sicurezza scolastica torna al centro del dibattito a Faleri dopo la segnalazione pubblica di Riccardo Pedica. Attraverso i canali social, il cittadino ha sollevato un caso che riguarda direttamente l'incolumità degli alunni e del personale della scuola elementare locale, portando all'attenzione collettiva una situazione potenzialmente critica riguardante le vie di fuga dell'istituto.
Al centro della questione ci sarebbe una uscita di sicurezza che, secondo quanto documentato da alcune immagini circolate online, risulterebbe serrata con catene e lucchetti. Una condizione che, se confermata, violerebbe le più basilari norme antincendio e di evacuazione previste per gli edifici pubblici, specialmente quelli frequentati da minori.
L'iniziativa di Pedica non si è fermata allo sfogo virtuale. Già all'inizio di febbraio, l'interessato aveva provveduto a informare formalmente l'amministrazione comunale attraverso un atto depositato.
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Data della segnalazione: 5 febbraio 2026
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Numero di protocollo: 1675
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Stato attuale: Nessun riscontro ufficiale ricevuto dagli enti competenti
'La sicurezza dei bambini e del personale scolastico dovrebbe essere una priorità assoluta' ha dichiarato Pedica, sottolineando come la sua non voglia essere una polemica politica, ma una preoccupazione concreta mossa dal senso civico.
Non avendo ricevuto aggiornamenti dal Comune, l'autore della segnalazione si è rivolto direttamente alle famiglie degli studenti. L'obiettivo è capire se, a distanza di settimane dalla denuncia protocollata, la situazione sia stata sanata o se il pericolo persista ancora oggi. L'invito rivolto a madri e padri è quello di verificare lo stato dei luoghi e condividere eventuali informazioni per garantire un monitoraggio costante su una questione dove, come ribadito nel post, 'non si scherza'.
Mercato di Bagnaia, gli ultimi banchi del lunedì
VITERBO – Se nella mattinata del lunedì vi capita di fare un giro a Bagnaia, potreste imbattervi in due sole bancarelle. Gli ultimi baluardi di un passato neanche troppo lontano, quando il mercatino settimanale rappresentava un appuntamento fisso, un po' per tutti.
Una scena che, per forza di cosa, fa chiedere: come si è arrivati a questo punto?
A rispondere sono stati proprio i commercianti presenti, testimoni del cambiamento che, negli ultimi anni, ha trasformato questo tipo di attività. Quello che emerge è un quadro che va ben oltre Bagnaia. Nella Tuscia, come in molte altre realtà, la tradizione delle bancarelle in strada o nelle piazze è sempre stata parte integrante della vita quotidiana. Oggi però questa tradizione sta lentamente scomparendo.
“Negli ultimi cinque anni – racconta un commerciante che ha preferito restare anonimo – a piazza della Rocca siamo passati da circa 100 bancarelle a poco più di 40. In tanti hanno smesso perché non c’è più un tornaconto economico soddisfacente”.
A pesare, spiegano, è soprattutto una concorrenza diventata sempre più difficile da sostenere. Da una parte i centri commerciali, dall’altra la vendita online, che permettono di trovare tutto in un unico posto, o addirittura senza uscire di casa. Una comodità che, inevitabilmente, ha cambiato le abitudini delle persone.
Le sorti di queste attività
E così, quello che un tempo era un mestiere tramandato di generazione in generazione oggi fatica persino a trovare continuità. “Una volta – raccontano ancora – si pensava di portare avanti l’attività, di lasciarla ai figli o venderla una volta arrivati alla pensione. Oggi non succede più: non ne vale la pena”.
Il mercatino del lunedì diventa quindi solo la punta dell’iceberg di un cambiamento più grande, che riguarda l’intero tessuto commerciale locale. Non solo le bancarelle, ma anche le piccole attività dei centri storici si trovano a fare i conti con un sistema sempre più competitivo e, per certi versi, impari.