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Quotidiano online di Viterbo
Aggiornato: 5 ore 37 min fa

Stefano Bosi torna a Magione: la XC Motorsport punta a nuovi podi nella Mito Cup

5 ore 37 min fa
2026-09-11

 

MAGIONE – Dopo un debutto da protagonista, Stefano Bosi torna in pista all’Autodromo dell’Umbria di Magione per il secondo atto stagionale del Trofeo Mito Cup. Il pilota romagnolo e presidente della XC Motorsport sarà nuovamente al volante della sua Alfa Romeo MiTo Trofeo, curata dalla 2FPX Motorsport, in occasione del weekend del 12 e 13 settembre 2026, inserito nel programma del Trofeo Italia Classico.

Bosi arriva all’appuntamento umbro forte dei risultati ottenuti nella precedente gara disputata a giugno sullo stesso tracciato. In quell’occasione il pilota aveva chiuso le due manche con un doppio secondo posto, dopo aver conquistato la terza posizione in qualifica, confermando la competitività del binomio pilota-vettura.

Un esordio particolarmente impegnativo anche per le condizioni ambientali, caratterizzate da temperature elevate. Nonostante il caldo, Bosi e la squadra sono riusciti a mantenersi costantemente nelle posizioni di vertice per l'intero weekend.

Ora si torna a Magione con una consapevolezza maggiore e soprattutto con più chilometri alle spalle. La vettura è ormai conosciuta meglio dal pilota e dalla squadra, mentre il nuovo appuntamento vedrà finalmente una griglia dedicata alle Alfa Romeo MiTo del Trofeo, elemento destinato a rendere la competizione ancora più intensa.

«Dopo il buon debutto di giugno, chiuso con due podi, torniamo a Magione con più esperienza e maggiore conoscenza della vettura», spiega Stefano Bosi. «Il weekend si presenta più agguerrito rispetto al precedente, essendoci finalmente la griglia dedicata alle Alfa Mito del Trofeo».

L'obiettivo è chiaro: consolidare quanto fatto nel primo appuntamento e provare a compiere un ulteriore passo in avanti.

«L’obiettivo è consolidare quanto costruito e toglierci qualche soddisfazione in più, sempre con lo spirito di divertirci che ci contraddistingue come XC Motorsport», aggiunge Bosi.

Il programma del weekend entrerà nel vivo sabato 12 settembre, con le prove libere della Mito Cup FX in programma dalle 17.25 alle 17.45.

Domenica 13 settembre sarà invece la giornata decisiva. Le qualifiche, della durata di 20 minuti e valide per le Classiche fino a 1.6 e per la Mito Cup, scatteranno alle 10.10. Gara 1 prenderà il via alle 12.20, mentre Gara 2 è prevista alle 18. Entrambe le gare avranno una durata di 20 minuti.

Per Bosi e la XC Motorsport si tratta dunque di una nuova occasione per confermare quanto di buono mostrato a giugno e misurarsi con una concorrenza più numerosa e agguerrita.

Il doppio podio conquistato al debutto ha già acceso i riflettori sul pilota romagnolo. Ora l’obiettivo è trasformare l’esperienza maturata nel primo appuntamento in nuovi risultati di prestigio, senza perdere quello spirito di passione e divertimento che rappresenta uno dei tratti distintivi della XC Motorsport.

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Via della Pila, la pioggia mette alla prova la nuova pista ciclabile: «Avevamo segnalato i problemi»

5 ore 37 min fa
2026-09-11

 

VITERBO – Il primo temporale dopo la realizzazione della nuova pista ciclabile di via della Pila riaccende le polemiche sull’opera e sulle modalità con cui è stata realizzata. Le piogge di ieri, 10 settembre, hanno infatti trasformato il tratto interessato dalla pista in un vero e proprio canale di scorrimento per l’acqua piovana.

A segnalare la situazione sono alcuni cittadini, che hanno documentato con fotografie e video gli effetti del maltempo. L’acqua, secondo quanto denunciato, si è incanalata tra il parapetto e i cordoli della pista ciclabile, raggiungendo livelli tali da rendere difficoltoso il passaggio e l’attraversamento.

Particolarmente critica la situazione del tratto pedonale, che con l’acqua accumulata è risultato di fatto impraticabile. Il deflusso avrebbe inoltre interessato anche un’attività commerciale situata nelle immediate vicinanze.

«Dopo la giornata di oggi è fin troppo facile dire “l’avevamo detto”», affermano i cittadini che hanno diffuso la segnalazione, ricordando come le criticità fossero state evidenziate già in precedenza.

Nel mirino finiscono soprattutto la presenza di tombini intasati, la conformazione dei cordoli e la gestione delle acque meteoriche. Secondo la denuncia, i cordoli della pista finirebbero per comportarsi come una sorta di argine, impedendo all’acqua di defluire correttamente.

A questo si aggiungerebbe anche la presenza di una grondaia che scaricherebbe direttamente all’interno della pista ciclabile, contribuendo al problema durante le precipitazioni.

La protesta riguarda non soltanto gli aspetti funzionali dell’intervento, ma anche la scelta progettuale complessiva. I cittadini contestano infatti quella che definiscono una «opera dalla dubbia utilità» e sottolineano le criticità estetiche e tecniche già evidenziate durante i lavori.

Il maltempo avrebbe quindi riacceso una questione che i residenti sostengono di aver sottoposto più volte all’attenzione dell’amministrazione comunale.

«Non occorrono competenze in ingegneria della viabilità per prevedere ciò che è accaduto», è la provocazione contenuta nella segnalazione, nella quale viene contestata anche la gestione di un tratto di strada lungo appena 74 metri.

La domanda posta dai cittadini riguarda ora gli eventuali interventi necessari per evitare che episodi simili possano ripetersi con le prossime precipitazioni.

La pista ciclabile, realizzata con l’obiettivo di migliorare la mobilità e la sicurezza della zona, si trova dunque già al centro di un confronto sulla sua effettiva funzionalità. Le immagini diffuse dopo il temporale mostrano una situazione che, secondo i residenti, merita un intervento e una verifica tecnica.

Resta da capire se l’amministrazione comunale interverrà per risolvere le criticità relative al deflusso delle acque, ai tombini e al passaggio pedonale, così da garantire la piena fruibilità dell’area anche in caso di pioggia.

Intanto la segnalazione si chiude con una domanda destinata a far discutere: «Se questa è la capacità di gestione su 74 metri, proiettandola sull’intera città, in quali risultati possiamo sperare?»

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Calici d’Arte, a Castiglione in Teverina il borgo si accende tra vino, musica e arte

5 ore 37 min fa
2026-09-11

 

CASTIGLIONE IN TEVERINA – Un fine settimana tra calici di vino, musica, arte e spettacolo nel cuore di uno dei borghi più suggestivi della Valle del Tevere. Sabato 12 e domenica 13 settembre, a partire dalle 18, Castiglione in Teverina ospiterà la prima edizione di “Calici d’Arte”, manifestazione nata per unire le eccellenze enogastronomiche del territorio alle espressioni dell’arte contemporanea.

Per due serate il borgo si trasformerà in un grande palcoscenico a cielo aperto, dove tradizione e creatività si incontreranno lungo le strade del centro storico. Un percorso pensato per coinvolgere i visitatori in un’esperienza capace di mettere insieme gusto, musica, spettacolo e cultura.

Protagonisti saranno innanzitutto i vini delle cantine della Valle del Tevere, che potranno essere degustati durante il percorso. Il pubblico avrà così l’opportunità di scoprire produzioni e sapori legati a un territorio caratterizzato da una lunga tradizione vitivinicola.

A fare da colonna sonora alle serate sarà la musica, con proposte differenti e generi diversi pensati per accompagnare la passeggiata tra le vie del borgo e le degustazioni sotto le stelle.

Non mancherà anche l’intrattenimento. Lungo il percorso saranno presenti artisti di strada, trampolieri, giocolieri e una street band, pronti a coinvolgere grandi e piccoli e a rendere ancora più vivace l’atmosfera della manifestazione.

Grande spazio sarà dedicato anche all’arte contemporanea. Le opere degli artisti saranno disseminate lungo il percorso e inserite all’interno degli spazi del borgo, dialogando con l’architettura medievale e creando un suggestivo contrasto tra antico e moderno.

Le strade lastricate, le piazzette e gli scorci panoramici sulla Valle del Tevere diventeranno così parte integrante dell’evento, trasformandosi in una sorta di galleria d’arte a cielo aperto.

“Calici d’Arte” punta quindi a valorizzare il patrimonio del territorio attraverso un format che mette insieme alcune delle sue espressioni più identitarie: il vino, la bellezza dei luoghi, la cultura e la creatività.

Un appuntamento pensato per residenti e visitatori, per vivere Castiglione in Teverina in una veste diversa e scoprire il borgo attraverso un percorso fatto di sapori, musica, arte e spettacolo.

L’appuntamento è per sabato 12 e domenica 13 settembre, dalle ore 18, nel centro storico di Castiglione in Teverina, per un weekend all’insegna della convivialità e della valorizzazione delle eccellenze locali.

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Beethoven Festival Sutri, 25 anni di grande musica: «Un patrimonio che appartiene alla città»

5 ore 37 min fa
2026-09-11

 

SUTRI – Venticinque anni di musica, cultura e prestigio. Il Beethoven Festival Sutri raggiunge un traguardo importante e celebra un quarto di secolo di attività, confermandosi come uno degli appuntamenti culturali più significativi della città.

Un anniversario che non rappresenta soltanto una ricorrenza, ma racconta la capacità di una comunità di costruire nel tempo un patrimonio culturale condiviso. Un percorso fatto di concerti, artisti e grandi interpreti, ma soprattutto di una visione che ha saputo resistere alla rapidità e all'effimero, puntando sulla qualità e sulla continuità.

«I venticinque anni del Beethoven Festival Sutri appartengono certamente a questa categoria», sottolinea il sindaco Matteo Amori. «In un’epoca dominata dalla rapidità e dall’effimero, un quarto di secolo dedicato alla grande musica rappresenta un esempio raro di continuità, rigore e lungimiranza».

Nel corso degli anni il Festival è riuscito a radicarsi profondamente nel tessuto cittadino, andando oltre il concetto di semplice rassegna musicale. La manifestazione è diventata un punto d'incontro tra musica, storia, arte e spiritualità, trovando nella città di Sutri una cornice particolarmente suggestiva.

Una vocazione che affonda le proprie radici nella storia stessa della città, da sempre luogo di incontro tra cultura, bellezza e dimensione spirituale. In questo contesto, l'eredità universale di Ludwig van Beethoven continua a trovare una particolare forza espressiva, mantenendo intatta la propria capacità di parlare al pubblico contemporaneo.

L'Amministrazione comunale ha scelto di accompagnare il percorso del Festival, riconoscendo alla cultura un ruolo centrale nella vita della comunità.

«Crediamo che la cultura raggiunga la sua più alta espressione quando cessa di essere privilegio di pochi e diviene autentico bene comune», afferma Amori, ribadendo l'importanza di una manifestazione capace di coinvolgere cittadini, appassionati e visitatori.

Il sindaco ha quindi rivolto un ringraziamento all'Associazione Amici della Musica di Sutri, alla presidente Anna-Lisa Bellini, agli artisti, ai musicisti, ai volontari e a tutti coloro che in questi venticinque anni hanno contribuito alla crescita della manifestazione.

Un anniversario che guarda dunque al passato, ma soprattutto al futuro.

«Celebrare venticinque anni significa guardare con orgoglio al passato, ma soprattutto assumere la responsabilità di consegnare questo patrimonio al futuro», conclude il sindaco.

E proprio nel segno della continuità è fissato il primo appuntamento della nuova edizione. Il Beethoven Festival Sutri prenderà il via sabato 13 settembre alle ore 19, nella suggestiva cornice della Chiesa di San Francesco a Sutri.

Il Comune e l'Amministrazione comunale invitano cittadini, appassionati di musica e visitatori a partecipare alla serata inaugurale di un Festival che, dopo venticinque anni, continua a fare della grande musica uno strumento di cultura, bellezza e identità per la città.

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Lorenzo Conti è il nuovo comandante della compagnia carabinieri di Ronciglione

5 ore 37 min fa
2026-09-11

 

RONCIGLIONE - Si è insediato il capitano Lorenzo Conti, nuovo comandante della Compagnia Carabinieri di Ronciglione.

Originario di Roma, coniugato e padre di un bambino, l'Ufficiale ha conseguito la Laurea Magistrale in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi “La Sapienza” di Roma. Prima dell'ingresso nelle Forze armate, tra il 2011 e il 2014, ha operato nel privato.

La sua carriera militare è iniziata nel 2014 con l'arruolamento nella Marina Militare in qualità di Ufficiale in ferma prefissata. Completata la formazione all’Accademia Navale di Livorno, è stato impiegato in incarichi di staff presso il Comando Generale del Corpo delle Capitanerie di Porto - Guardia Costiera a Roma.

Nel 2016 ha vinto il concorso quale Ufficiale in servizio permanente effettivo dell’Arma dei Carabinieri. Terminato il corso di formazione alla Scuola Ufficiali di Roma, dal 2017 al 2022 ha guidato il Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Bonorva, in provincia di Sassari. Nel medesimo periodo, tra il 2018 e il 2019, è stato impiegato in missione internazionale a Pristina (Kosovo) con il ruolo di Comandante di Plotone del Battaglione MSU, nell’ambito dell'operazione NATO KFOR “Joint Enterprise”.

Dal 2022 ai primi giorni di settembre 2026, il Capitano Conti ha retto il comando della Compagnia Carabinieri di Canelli (Asti), prima dell'odierno trasferimento alla guida della Compagnia di Ronciglione.

Per il Capitano Conti si apre una nuova e importante esperienza professionale, che lo vedrà direttamente impegnato a operare sul territorio per la sicurezza delle comunità di riferimento.

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Castel d’Asso, un incendio devasta i capannoni dell’azienda agricola Camilli

5 ore 37 min fa
2026-09-11

VITERBO – Una notte di paura nella zona di Castel d’Asso, dove un vasto incendio ha devastato diversi capannoni dell’azienda agricola Danilo Camilli, in strada Camorrelle. L’allarme è scattato intorno alle 2,30, quando le fiamme hanno iniziato a propagarsi all’interno delle strutture.

Sul posto sono intervenute almeno tre squadre dei vigili del fuoco, impegnate a lungo nelle operazioni di spegnimento. Un intervento particolarmente complesso a causa dell’estensione del rogo e della presenza di diversi capannoni collegati tra loro.

Le fiamme hanno provocato ingenti danni. Uno degli edifici è stato pesantemente compromesso, con la copertura e le strutture metalliche deformate e in parte collassate. I vigili del fuoco hanno dovuto operare anche in quota per raggiungere i punti maggiormente interessati dall’incendio.

All’interno dei capannoni erano presenti attrezzature, materiali, celle frigorifere e uffici, mentre sulle coperture erano installati anche pannelli fotovoltaici. Il calore e le fiamme hanno interessato una parte significativa delle strutture, rendendo particolarmente delicate le operazioni di messa in sicurezza.

Secondo le prime informazioni raccolte sul posto, tra le possibili cause del rogo ci sarebbe un corto circuito. Si tratta, tuttavia, soltanto di una prima ipotesi che dovrà essere verificata attraverso gli accertamenti del caso.

A rendere ancora più difficili le operazioni è stata la possibilità che le fiamme riprendessero in punti diversi della struttura. Mentre le squadre lavoravano per circoscrivere un focolaio, il fuoco minacciava infatti di propagarsi nuovamente in altre porzioni dei capannoni.

L'incendio ha colpito una realtà agricola di grandi dimensioni. L'azienda si estende infatti su circa 500 ettari e conta complessivamente 220 dipendenti. La conta dei danni è ancora in corso e una valutazione precisa potrà essere effettuata soltanto una volta concluse le operazioni di spegnimento e verificata la stabilità delle strutture.

Restano da chiarire, nelle prossime ore, l'esatta dinamica dell'incendio e le cause che hanno dato origine al rogo. Intanto i vigili del fuoco proseguono le operazioni per mettere definitivamente in sicurezza l'area e scongiurare la presenza di eventuali ulteriori focolai.

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Furto in negozio a Viterbo, 28enne arrestata in flagranza dai Carabinieri

5 ore 37 min fa
2026-09-11

VITERBO - Nel pomeriggio del 25 agosto i Carabinieri hanno bloccato e arrestato in flagranza una donna di 28 anni, ritenuta responsabile di furto aggravato all'interno di un esercizio commerciale.

L'intervento è scattato a seguito della tempestiva segnalazione al Numero Unico di Emergenza 112 da parte della titolare del negozio: le pattuglie della Sezione Radiomobile del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Viterbo, già impegnate nei servizi di controllo del territorio e prevenzione dei reati contro il patrimonio, sono giunte sul posto in tempi rapidi, intercettando la donna all'uscita del locale.

La perquisizione immediata ha permesso di verificare che la 28enne era in possesso di diversi capi di abbigliamento appena asportati dagli scaffali del negozio. Tutta la merce sottratta è stata interamente recuperata dai militari e subito riconsegnata alla legittima proprietaria.

 

 

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Borlotto fresco, il tempo di sgranare

5 ore 37 min fa
2026-09-11

Sgranare i borlotti lascia alle mani un lavoro che il barattolo ha fatto quasi dimenticare. Basta aprire il baccello lungo la sutura per liberare i semi, ancora umidi, color crema e screziati di rosso. Raccolti quando sono già ben sviluppati, prima dell’essiccazione, hanno una consistenza tenera e tempi di cottura più brevi rispetto al prodotto secco. Tra fine estate e inizio autunno, la raccolta destinata al consumo fresco è una consuetudine ben radicata nelle campagne del Nord Italia.

Il legame con queste terre è forte, ma le origini sono americane. Il borlotto appartiene a Phaseolus vulgaris, arrivato in Europa dopo i viaggi colombiani. I “fagioli” conosciuti nell’antichità mediterranea erano altri legumi, fra cui quelli dall’occhio. I nuovi fagioli americani furono apprezzati anche sulle tavole dei potenti e nei banchetti papali. Prima di diventare cibo quotidiano, avevano frequentato ambienti piuttosto esclusivi.

Generazioni di coltivatori hanno poi selezionato varietà adatte ai diversi territori. Piemonte e Veneto conservano tradizioni particolarmente solide, dalle produzioni del Cuneese ai borlotti di Lamon, nella vallata bellunese. Qui la raccolta comincia nella seconda metà di agosto e prosegue fino alla fine di settembre, con passaggi ripetuti per prelevare i baccelli pronti.

Per il consumo fresco si raccoglie alla cosiddetta maturazione cerosa: i semi sono sviluppati e consistenti, ma conservano ancora molta acqua. A differenza del fagiolino, del borlotto si mangia il seme, mentre il baccello viene eliminato. Nelle coltivazioni rampicanti del Cuneese, le piante crescono su canne riunite e legate in alto, formando piccole tende lungo i filari; la raccolta del fresco avviene manualmente. Anche le screziature hanno una spiegazione agronomica: le escursioni termiche fra giorno e notte favoriscono la formazione degli antociani, pigmenti responsabili delle tonalità rosse e violacee.

All’acquisto conviene scegliere baccelli pieni, integri, privi di muffe e zone molli; i semi devono essere turgidi, senza raggrinzimenti. Attenzione al peso: la parte edibile è circa il 52%. Da un chilogrammo di borlotti nel baccello si ottiene quindi, indicativamente, mezzo chilogrammo di fagioli sgranati. Il resto ha fatto da imballaggio.

Il seme fresco contiene circa il 61% d’acqua. Cento grammi, pesati crudi e sgranati, apportano circa 10 grammi di proteine, 23 di carboidrati e quasi 5 di fibra, con meno di un grammo di grassi. La consistenza piena dipende soprattutto dall’amido accumulato durante lo sviluppo.

A casa è preferibile conservarli in frigorifero per pochi giorni e sgranarli vicino al momento dell’utilizzo, limitando la disidratazione dei semi. Non occorre l’ammollo previsto per il prodotto secco, ma serve comunque una cottura completa: “fresco” indica lo stato del fagiolo, non il consumo crudo.

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A Viterbo parcheggi 15 minuti ma ne paghi 60, ecco perché

5 ore 37 min fa
2026-09-11

VITERBO – 2,05 euro; è questa la cifra che bisogna pagare per la prima ora di sosta sulle strisce blu utilizzando l'app EasyPark all'interno delle mura di Viterbo, ovvero il nostro centro storico.

Ma vi siete mai chiesti come funziona EasyPark e, soprattutto, perché a Viterbo si arriva a pagare 2,05 euro anche per una sosta di 10 minuti?

Partiamo dall'inizio. EasyPark è un'applicazione che negli ultimi anni è diventata sempre più gettonata da chi parcheggia sulle strisce blu: permette di pagare direttamente dallo smartphone, senza dover cercare il parchimetro. Ma per i viterbesi non è tutto rosa e fiori.

Dai social arriva infatti la segnalazione di un utente: “Perché la sindaca Chiara Frontini, che dice di 'difendere' il centro storico, permette che l'app EasyPark costi a noi viterbesi direttamente 2,05 euro anche solo per stare un minuto?”. Ed è proprio da qui che nasce la nostra verifica.

 

Come funziona EasyPark

EasyPark gestisce tariffe differenti a seconda delle regole previste localmente. A Viterbo, la tariffazione applicata prevede infatti la formula «prima ora o sua frazione». Alla tariffa della sosta si aggiunge poi il costo del servizio EasyPark ed ecco spiegato perché, nel centro storico, attraverso l'app si arriva a pagare 2,05 euro.

Francigena è il gestore degli stalli comunali, mentre la tariffazione attuale deriva da una delibera della Giunta comunale.

E per quanto riguarda il frazionamento? È proprio qui il punto: la tariffazione adottata dal Comune e applicata dal gestore prevede che la prima ora, o una sua frazione, venga pagata per intero.


Perché 2,05 euro anche per pochi minuti di sosta?

Di conseguenza, che si tratti di pochi minuti o quasi un'ora, durante la prima ora il costo non viene proporzionalmente ridotto. Una caratteristica che non dipende da un'impossibilità tecnica di EasyPark, come dimostrano le tariffe applicate in altre città.

Ora, prendiamo come riferimento Orte e Rieti, due realtà vicine a noi.

Partendo da Orte, in uno dei parcheggio del centro storico EasyPark permette di selezionare una tariffa per residenti e una per non residenti: rispettivamente 0,65 e 1,35 euro per circa un'ora di sosta. Una formula che, in questo caso, prevede quindi anche un'agevolazione per chi risiede nel Comune.

Per quanto riguarda Rieti, invece, in una delle zone centrali della città, la zona D, un'ora costa 1,75 euro. Ma, a differenza del nostro tariffario, qui, riducendo il tempo: impostando una sosta di 20 minuti, il prezzo scende a 1,10 euro.

Quindi EasyPark può tecnicamente calcolare un importo differente in base alla durata della sosta, ma sono le condizioni tariffarie stabilite localmente a determinare quanto effettivamente paga l'automobilista.


Dentro e fuori le mura cambia anche il prezzo

Anche all'interno della stessa Viterbo esiste una differenza. Nel centro storico la prima ora attraverso EasyPark arriva a 2,05 euro, mentre fuori dalle mura la cifra verificata attraverso l'app scende a circa 1,37 euro.

Una scelta giusta o sbagliata? Il giudizio spetta ai cittadini. Intanto, però, a Viterbo una breve commissione nel centro storico comporta il pagamento dell'intera prima ora di sosta.

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Strada Madonna di Loreto al buio da oltre 20 giorni, la protesta dei residenti

5 ore 37 min fa
2026-09-11

 

SORIANO NEL CIMINO - Non è ancora tempo di castagne, ma a Strada Madonna di Loreto qualcuno sembra aver già organizzato una vera e propria rievocazione storica. Solo che, questa volta, il Medioevo non è una festa ma è la quotidianità.

Da circa venti giorni, secondo quanto segnalato dai residenti, nella zona la corrente elettrica continua ad andare e venire. Interruzioni improvvise, riattivazioni e nuovi distacchi si susseguono, lasciando famiglie e abitazioni alle prese con un problema che, nonostante gli interventi effettuati, non sembra trovare una soluzione definitiva.

Gli abitanti raccontano di tecnici intervenuti più volte e precisano di non avere nulla da rimproverare alle squadre operative, descritte come disponibili e professionali. Il punto, però, è un altro, e cioè che il problema si ripresenta.

'La corrente che manca - spiegano i cittadini - non è soltanto un fastidio. Gli elettrodomestici sono sottoposti a continui accendi-spegni, mentre gli impianti e i dispositivi elettronici possono risentire delle continue interruzioni e variazioni di alimentazione. Poi ci sono i cancelli automatici. Quando manca la corrente, diventano improvvisamente cancelli 'tradizionali': bisogna scendere dall'auto, cercare la chiave e aprirli manualmente'

I residenti, seppur amareggiati dal ripetersi delle situazione, tengono a precisare un aspetto: 'le squadre tecniche intervenute sul posto - spiegano - sono sempre state disponibili e gli operatori hanno svolto il proprio lavoro con professionalità. Il problema, dunque, non sarebbe la disponibilità di chi interviene, ma il fatto che, dopo le riparazioni, il guasto torni a manifestarsi.

A rendere la situazione ancora più paradossale, secondo gli abitanti, è la presenza nelle immediate vicinanze del nuovo asilo comunale, realizzato con risorse del Pnrr:'Una struttura - dicono con ironia - che resta illuminata e perfettamente visibile anche quando le abitazioni circostanti sono al buio'. I residenti chiariscono di essere favorevoli agli investimenti pubblici e alla realizzazione di servizi per le famiglie e definiscono positiva la presenza di una nuova struttura destinata ai bambini. Ma proprio per questo, sostengono, sarebbe necessario guardare anche alle infrastrutture e ai servizi che permettono alle persone di vivere e raggiungere quella zona.

 

I residenti di Via Madonna di Loreto

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Alessandro Di Battista in terapia intensiva a Cuba, quadro in miglioramento, pronto il rientro ...

5 ore 37 min fa
2026-09-11

L'AVANA – Alessandro Di Battista si trova attualmente ricoverato nel reparto di terapia intensiva, al quinto piano dell'Hospital Clínico Quirúrgico Hermanos Ameijeiras nella capitale cubana. A darne notizia e ad aggiornare sulle sue condizioni è stata l'associazione Schierarsi attraverso una nota diffusa sui canali social.

«In queste ore Alessandro si trova nel reparto di terapia intensiva del quinto piano dell'Hospital Clínico Quirúrgico Hermanos Ameijeiras. Ci teniamo a ringraziare i medici, gli infermieri e i fisioterapisti che in queste ore si stanno prendendo cura di lui prima del rientro in Italia», ha comunicato l'associazione, mantenendo per il momento il riserbo sui dettagli medici specifici.

Nonostante la permanenza in terapia intensiva, il quadro clinico dell'ex parlamentare mostra segnali positivi. Fonti mediche citate dall'Ansa hanno confermato che il decorso post-operatorio sta evolvendo favorevolmente e che le condizioni generali risultano in miglioramento.

Il ricovero nella struttura de L'Avana è propedeutico alla preparazione del viaggio di ritorno. Secondo quanto riportato da Il Fatto Quotidiano, il rientro di Di Battista in Italia potrebbe concretizzarsi già nella giornata di domani, 11 settembre, per proseguire le cure e il recupero nel proprio Paese.

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Agricoltura, sbloccati fondi per 249 progetti e confermato il calendario venatorio

5 ore 37 min fa
2026-09-11

 TUSCIA - «Lo sblocco di 107,5 milioni di euro per gli investimenti delle imprese agricole laziali, insieme all'avvio degli anticipi sulle misure a superficie, rappresenta una risposta concreta per uno dei comparti strategici dell'economia regionale. Parliamo di risorse che consentono di finanziare e rendere immediatamente finanziabili 249 progetti, sostenendo l'ammodernamento delle aziende, la trasformazione e commercializzazione dei prodotti, la difesa delle produzioni e il rafforzamento delle filiere agroalimentari». Lo dichiara Giulio Menegali Zelli Iacobuzi, presidente della Commissione Agricoltura e Ambiente del Consiglio regionale del Lazio.

«A queste misure - prosegue il consigliere - si aggiungono circa 100 milioni di euro per i premi annuali legati alle superfici coltivate o gestite e la possibilità, per la prima volta, di erogare anticipi fino all'85% prima del 15 ottobre. È un aspetto decisivo, dato che le imprese agricole hanno bisogno di investimenti ma anche di liquidità e di tempi certi per programmare il proprio lavoro. Nel complesso, tra contributi pubblici, capitale privato attivato e misure a superficie, si mobilita un valore vicino al mezzo miliardo di euro. E questo è un segnale forte di fiducia nel futuro dell'agricoltura laziale».

«Nello stesso spirito - continua - va letto il pronunciamento del TAR del Lazio sul calendario venatorio 2026-2027, che ha respinto la richiesta di sospensione. La decisione conferma, in sede cautelare, la correttezza del percorso amministrativo seguito dalla Regione e la solidità dell'istruttoria condotta dagli uffici regionali. È un passaggio importante per garantire certezza a un settore che coinvolge migliaia di cittadini e che svolge un ruolo rilevante nella gestione faunistica e nel presidio delle aree rurali».

 

«Investimenti in agricoltura, liquidità alle aziende, tutela della fauna e regole chiare non sono temi separati ma parti della stessa visione. Il Lazio ha bisogno di imprese competitive e istituzioni capaci di assumere decisioni motivate, rispettose delle norme e fondate su criteri tecnici e scientifici. È questa la strada per conciliare sviluppo, sostenibilità e difesa delle nostre comunità rurali. Desidero ringraziare l'assessore Giancarlo Righini - conclude Zelli - per il lavoro costante e concreto portato avanti su agricoltura, caccia e gestione del territorio. Le risorse sbloccate e la difesa delle scelte regionali nelle sedi competenti testimoniano un'attenzione seria verso le esigenze reali delle imprese, del mondo venatorio e dei territori del Lazio. Questa è la strada tracciata dall'amministrazione Rocca».

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Dalle app agli aggiornamenti software: come cambia il concetto di auto personalizzata

Gio, 10/09/2026 - 20:25
2026-09-10

Per decenni personalizzare un’automobile ha significato scegliere colore, cerchi, rivestimenti e pochi optional prima della firma. Una volta uscita dalla fabbrica, la configurazione rimaneva sostanzialmente immutabile. Oggi quel confine è molto meno netto: la personalizzazione comincia online, continua alla consegna e può evolvere attraverso software e aggiornamenti.

L’auto non viene più definita soltanto dai componenti installati, ma anche dalle funzioni digitali attive, dai profili associati al conducente e dai servizi collegati allo smartphone. È un cambiamento che amplia le possibilità di scelta, ma rende più complesso capire che cosa si stia realmente acquistando.

 

Il configuratore anticipa l’esperienza in concessionaria

I configuratori online permettono di esplorare la gamma senza partire da un lungo listino. Il cliente seleziona motore, allestimento, colore e optional, osservando in tempo reale come cambia l’aspetto della vettura e quanto aumenta il prezzo.

La visualizzazione tridimensionale aiuta a confrontare cerchi, fari e finiture che sulle brochure possono sembrare quasi identici. Anche gli interni diventano esplorabili, offrendo un’idea più chiara dell’abbinamento tra rivestimenti, plancia e illuminazione ambientale.

Il vantaggio principale non consiste soltanto nella comodità. Costruire più configurazioni permette di capire quali dotazioni abbiano un valore concreto e quali rispondano soprattutto a una preferenza estetica. Una simulazione può essere salvata, condivisa e portata in concessionaria come base per il preventivo.

Per esplorare modelli, motorizzazioni e allestimenti del marchio è possibile utilizzare il configuratore Volkswagen, verificando come ogni scelta incida su dotazione e prezzo finale.

 

Dietro ogni optional esistono vincoli e pacchetti

La configurazione online sembra offrire libertà assoluta, ma le combinazioni disponibili dipendono dalla produzione. Un colore può essere associato soltanto a determinati allestimenti, mentre un singolo optional può richiedere l’aggiunta di un intero pacchetto.

È il motivo per cui una vettura può diventare molto più costosa dopo aver selezionato una sola funzione. Sedili elettrici, telecamera panoramica o fari evoluti possono essere collegati ad altre dotazioni per ragioni tecniche e industriali.

Il prezzo mostrato durante la configurazione deve inoltre essere distinto da eventuali promozioni, incentivi e condizioni finanziarie. Il risultato digitale rappresenta una configurazione di listino, non sempre il costo definitivo dell’operazione. Disponibilità, tempi di consegna e valore della permuta devono essere verificati attraverso un preventivo completo.

 

L’applicazione riconosce chi sta guidando

La personalizzazione non termina quando l’auto viene consegnata. Collegando il proprio account, il conducente può recuperare impostazioni, destinazioni frequenti e preferenze del sistema multimediale. Su alcuni modelli vengono memorizzate anche posizione del sedile, climatizzazione e modalità di guida.

Questa funzione diventa utile quando la stessa automobile viene utilizzata da più persone. Il veicolo può adattarsi al profilo selezionato senza richiedere ogni volta una nuova regolazione manuale.

L’applicazione consente inoltre di controllare a distanza stato delle porte, autonomia e ricarica. Sulle elettriche può programmare la partenza e portare l’abitacolo alla temperatura desiderata prima di salire a bordo.

L’auto personalizzata non è più necessariamente diversa per come appare, ma per come reagisce alla persona che la utilizza.


Gli aggiornamenti modificano l’auto nel tempo

Gli aggiornamenti a distanza consentono di correggere errori, rinnovare l’infotainment e migliorare alcuni sistemi senza recarsi in officina. In determinati casi possono intervenire anche sulla gestione energetica, sulla navigazione o sulle modalità di ricarica.

Questa evoluzione avvicina l’automobile ai dispositivi elettronici, ma con una differenza decisiva: una vettura ha una vita utile molto più lunga. Il supporto software diventa quindi un criterio di acquisto, al pari della garanzia meccanica.

Un sistema ben mantenuto può ricevere nuove funzioni anche dopo anni. Al contrario, un infotainment non più aggiornato può perdere compatibilità con applicazioni e servizi, facendo apparire vecchia un’auto ancora efficiente.

Prima dell’acquisto sarebbe utile conoscere la durata prevista degli aggiornamenti e quali componenti possano essere realmente migliorati a distanza, evitando di confondere un semplice aggiornamento delle mappe con un’evoluzione sostanziale del veicolo.

 

Le funzioni attivabili dopo l’acquisto

Alcune automobili vengono prodotte con hardware già installato, mentre determinate funzioni restano disattivate finché il proprietario non decide di acquistarle. È il principio delle dotazioni on demand.

La possibilità può essere interessante per chi scopre in seguito di aver bisogno di un servizio o acquista un’auto usata. Una funzione può essere attivata senza sostituire componenti né modificare fisicamente il veicolo.

Il modello solleva però una questione: si sta acquistando una dotazione o soltanto il diritto di utilizzarla? Alcune funzioni possono essere disponibili con pagamento una tantum, altre attraverso un abbonamento. La presenza dell’hardware non significa necessariamente che il suo utilizzo sia incluso nel prezzo dell’auto.

Anche la rivendita richiede chiarezza. Bisogna verificare se le attivazioni rimangano legate al veicolo, al profilo del proprietario o alla durata del servizio.

 

Più scelta può significare anche più complessità

Colori, allestimenti, pacchetti digitali e funzioni successive ampliano la personalizzazione, ma possono rendere il confronto meno trasparente. Due vetture apparentemente identiche potrebbero avere servizi attivi differenti o richiedere costi futuri non immediatamente visibili.

Per scegliere con consapevolezza conviene distinguere ciò che viene installato in fabbrica, ciò che è incluso senza limiti temporali e ciò che dipende da un abbonamento. Anche il traffico dati e l’accesso ai servizi connessi possono essere gratuiti soltanto per un periodo iniziale.

La personalizzazione più riuscita non è quella che aggiunge il maggior numero di optional. È quella che costruisce un’auto coerente con l’utilizzo, evitando di pagare per funzioni destinate a rimanere inattive.

Il digitale rende questa scelta più semplice da visualizzare, ma non sostituisce il confronto dal vivo. Colore, comfort dei sedili e facilità d’uso dell’infotainment devono ancora essere verificati in showroom. Il configuratore anticipa la decisione; il test drive continua a stabilire se quell’auto, oltre a essere personalizzata sullo schermo, sia davvero adatta a chi dovrà guidarla.

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Via Cava di Gorga, cade un albero nel parcheggio: «Era stato segnalato da anni»

Gio, 10/09/2026 - 20:25
2026-09-10

VITERBO – Un albero sradicato dal vento è finito nel parcheggio di via Cava di Gorga, a Viterbo, in una zona frequentata quotidianamente da residenti e automobilisti. L’episodio, avvenuto nelle scorse ore durante una tromba d’aria, fortunatamente non ha provocato feriti, ma ha riacceso le polemiche sulla manutenzione ordinaria del verde pubblico e delle aree comunali della zona.

A raccontare quanto accaduto è un residente, che sostiene di aver segnalato più volte negli anni la situazione all’amministrazione comunale.

«Questa pianta cresceva da anni e già si vedeva che con il vento tendeva ad adagiarsi verso il marciapiede», racconta il cittadino. «Ho fatto segnalazioni al Comune già dal 2016 e ho conservato tutta la documentazione e le Pec inviate».

L'albero è caduto all'interno del parcheggio, dove, secondo quanto riferito dal residente, il suo motorino è stato solo sfiorato dalla pianta. Anche alcune automobili si trovavano nell'area, ma fortunatamente non si registrano danni.

L'episodio arriva a pochi mesi di distanza da un altro caso analogo. «A febbraio era già caduta un’altra pianta, sempre nella stessa zona. Il tronco è stato tagliato e lasciato all’interno di una recinzione già danneggiata». Da allora, secondo quanto riferito, non sarebbe stata ripristinata neppure la recinzione.

Il problema denunciato dal residente non riguarda però soltanto gli alberi. Nella zona sarebbero presenti anche terreni comunali caratterizzati, secondo la segnalazione, da erba alta e scarsa manutenzione.

«Ci sono aree con l’erba altissima, con il rischio di incendi e la presenza di zecche e altri animali», sostiene il cittadino, che afferma di aver chiesto più volte all'amministrazione di intervenire.

La questione, secondo la sua ricostruzione, sarebbe stata portata all'attenzione di diverse amministrazioni comunali nel corso degli anni. «Sono tre amministrazioni che combatto per cercare di risolvere questo problema, ma non è mai cambiato nulla», afferma.

La denuncia riporta così al centro il tema della manutenzione ordinaria del verde pubblico, soprattutto nelle aree periferiche della città. «Facciamo piste ciclabili e nuove opere, ma poi non viene fatta la manutenzione ordinaria», è la critica del residente.

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«Prima posizione su Google garantita»: cosa c'è dietro le promesse impossibili

Gio, 10/09/2026 - 20:25
2026-09-10

La telefonata, o la mail, o il messaggio su WhatsApp, arriva prima o poi a chiunque abbia una partita IVA. Il tono è sicuro, quasi amichevole. Portiamo il suo sito in prima posizione su Google, garantito, in trenta giorni, con un piccolo canone mensile. A volte c'è pure il nome di un tecnico che dice di aver lavorato in Google. L'offerta è costruita per suonare rassicurante: paghi, sali, hai vinto. Ed è esattamente per questo che funziona come esca, e esattamente per questo che quasi sempre è una trappola.

La cosa interessante è che per smontarla non serve credere a un consulente contro un altro. Basta leggere cosa ne pensa l'unico soggetto che conta davvero: Google.

Lo dice il giudice, non l'avvocato

Google mantiene una pagina ufficiale dedicata a chi sta pensando di affidarsi a un professionista per farsi trovare. Il titolo è semplice, qualcosa come «Ti serve un SEO?», ed è rivolta agli imprenditori, non ai tecnici. Dentro c'è una frase che dovrebbe essere stampata e appesa vicino al telefono di chi riceve quelle chiamate.

Google scrive, testualmente, che nessuno può garantire la prima posizione, e invita a diffidare dei professionisti che dichiarano di garantire i posizionamenti, che affermano di avere un rapporto speciale con Google o che pubblicizzano un canale prioritario verso Google. Nel 2026 quella pagina è stata addirittura aggiornata in tono più severo, arrivando a suggerire di segnalare alle autorità i comportamenti scorretti.

Vale la pena fermarsi un secondo sul peso di questa cosa. Non è un concorrente che parla male di un altro concorrente. E' l'arbitro della partita che dichiara, per iscritto e da anni, che quel risultato non si può promettere. Quando chi decide le regole ti dice che una certa promessa è impossibile, e qualcuno te la fa lo stesso, non stai più scegliendo tra due opinioni. Stai scegliendo se credere all'arbitro o al venditore.

 

Perché è davvero impossibile, spiegato senza tecnicismi

La ragione è semplice e strutturale. Il posto in cui compari quando qualcuno cerca su Google non lo decide chi ti fa il sito: lo decide un sistema di Google che confronta la tua pagina con tutte le altre che parlano della stessa cosa, e li mette in fila secondo criteri che cambiano di continuo e che nessuno all'esterno conosce del tutto.

Un professionista serio può lavorare sugli ingredienti: rendere il sito più chiaro, più veloce, più pertinente, più citato dagli altri. Ma il voto finale lo dà un altro, e quel voto dipende anche da cosa fanno i tuoi concorrenti, che nel frattempo lavorano pure loro. Promettere una posizione fissa è come promettere il prezzo esatto a cui chiudera' un'azione in Borsa fra un mese: puoi conoscere benissimo l'azienda, ma il numero finale non lo controlli. Chi te lo garantisce o non ha capito il mestiere, o ha capito che tu non lo conosci.

 

I quattro trucchi dietro la parola «garantito»

Se la promessa è impossibile, come fanno tanti a ripeterla senza sparire dal mercato? Perché hanno trovato il modo di mantenerla alla lettera tradendone lo spirito. I meccanismi ricorrenti sono quattro, e riconoscerli è più facile che pronunciarli.

1. Ti posizionano per parole che non cerca nessuno

Il trucco più diffuso. Ti garantiscono la prima posizione per una frase lunghissima e cervellotica che nessun essere umano scriverebbe mai su Google. Arrivare primi è facilissimo, perché non c'è concorrenza: sei l'unico a parlarne. Il report a fine mese mostra un bel primo posto, tutto vero. Peccato che quella frase non la cerchi nessuno, quindi in prima posizione o in centesima non cambia niente: non arriva un cliente. Ti hanno venduto una vittoria in una gara senza avversari e senza pubblico.

2. Ti garantiscono il tuo stesso nome

Ancora più sottile. Ti promettono la prima posizione per il nome della tua azienda. Cosa che, salvo casi rari, ottieni già da solo: se cerco il nome esatto della tua ditta, il tuo sito è già lì, senza che nessuno faccia niente. Loro non muovono un dito, il contratto dice garantito primo per il tuo marchio, e formalmente hanno consegnato. Hai pagato per un risultato che avevi già in tasca.

3. «Prima pagina» che vuol dire ultimo posto

Qui il gioco è sulle parole. Ti garantiscono la prima pagina, oppure le prime dieci posizioni. Suona benissimo, ma la prima pagina ha dieci risultati, e la differenza tra il primo e il decimo è un abisso: il primo raccoglie una fetta enorme dei clic, gli ultimi raccolgono le briciole. Una nona posizione è tecnicamente prima pagina e praticamente invisibile. La garanzia è formalmente rispettata e sostanzialmente vuota.

4. Il rimborso che non scatterà mai

Il più cinico. C'è una garanzia soddisfatti o rimborsati, ma nelle clausole in fondo al contratto le condizioni per ottenerla sono costruite per non verificarsi mai: devi aver approvato ogni singolo contenuto, non aver mai toccato il sito, aver aspettato dodici o più mesi, e così via. È scritto apposta perché nessuno qualifichi. La garanzia esiste sulla carta e non esiste nella realtà, ed è esattamente questo il punto.

 

Il danno peggiore non è il canone

Verrebbe da pensare che, nel peggiore dei casi, si perdano i soldi del canone mensile. Magari fosse così. Il problema è che una parte di questi operatori, per consegnare il risultato in fretta, usa scorciatoie che Google considera scorrette: reti di siti finti che si linkano a vicenda, testi nascosti, pagine gonfiate artificialmente.

Per un po' può anche funzionare, e le posizioni salgono. Poi Google se ne accorge, perché se ne accorge sempre, e la penalizzazione non colpisce chi ha fatto il lavoro: colpisce il tuo sito. Nei casi peggiori la stessa documentazione di Google avverte che un sito può essere rimosso del tutto dai risultati. A quel punto l'operatore ha incassato ed è sparito, e tu ti ritrovi non al punto di partenza, ma parecchio più indietro, con un sito da riabilitare che è un lavoro lungo e costoso. Hai pagato per farti del male.

Come si legge un preventivo serio

La domanda giusta, a questo punto, non è come riconoscere il truffatore, ma come riconoscere il professionista. Un preventivo onesto ha alcune caratteristiche che quello gonfiato non può avere, e si notano anche senza competenze tecniche.

• Non promette posizioni, promette un lavoro: dice cosa farà, non quale numero raggiungerai. Parla di attività e di tempi, non di garanzie sul risultato finale.

• Ti spiega cosa fa in modo comprensibile. La documentazione di Google avverte esplicitamente di diffidare di chi è segreto o non spiega chiaramente cosa intende fare sul tuo sito.

• Ragiona sui tuoi clienti, non sulle tue posizioni: si concentra su quante richieste e quante chiamate arrivano, non su una classifica che di per sé non paga gli stipendi.

• Parte dai numeri di oggi. Prima di promettere qualsiasi crescita, misura da dove parti. Chi non guarda il punto di partenza non potrà mai dimostrare di averti fatto salire.

• Non si attribuisce poteri speciali. Nessun rapporto privilegiato con Google, nessun canale prioritario: sono proprio le formule che Google indica come campanelli d'allarme.

La domanda da fare al telefono

C'è un modo semplice per smascherare la telefonata mentre sei ancora al telefono. Alla promessa di prima posizione garantita, rispondi con una domanda sola: per quali parole esatte, e quante persone le cercano ogni mese? Chi vende fumo si innervosisce, glissa, o tira fuori una frase lunghissima che nessuno userebbe. Chi lavora sul serio ti fa una controdomanda, cioè ti chiede cosa vendi e a chi, perché senza quello non si può rispondere. La differenza si sente in dieci secondi. Approfondimenti utili e verificabili su come funziona davvero il lavoro di posizionamento si trovano anche su robertorussotto.com, ed è comunque una buona abitudine confrontare quello che ti promettono con quello che scrive Google nella sua guida per chi cerca un professionista.

La verità meno vendibile del mondo

Il motivo per cui la promessa impossibile continua a funzionare è che la verità, al confronto, è poco seducente. La verità è che farsi trovare su Google richiede tempo, dipende anche da cosa fanno i concorrenti, non offre certezze sul numero esatto e va misurato sui clienti che arriva, non su una classifica. E' molto meno eccitante di garantito, primo posto, trenta giorni.

Ma è anche l'unica versione che non ti lascia, un anno dopo, con meno soldi e un sito da curare. Google lo dice da oltre un decennio, con parole che non lasciano scampo: nessuno può garantire la prima posizione. La prossima volta che qualcuno ti giura il contrario, non serve che gli creda o no. Ti basta ricordare chi, tra voi due, decide davvero le posizioni. E non è lui.

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Nel food marketing l'immagine non è estetica: è una voce di bilancio

Gio, 10/09/2026 - 20:25
2026-09-10

Due locali sulla stessa via. Stessa qualità delle materie prime, stessa mano in cucina, prezzi quasi identici. Uno lavora, l'altro fatica. La spiegazione comoda è la fortuna, o la posizione. Quella scomoda è che il primo ha preso una serie di decisioni che il secondo non sa nemmeno di aver preso: come è scritto il menu, dove cade lo sguardo quando lo apri, che faccia ha il logo sul cartone dell'asporto, quale foto compare per prima quando cerchi il nome su Google. Nel food nessuna di queste è una questione di gusto personale. Sono variabili commerciali, e alcune sono state misurate.

Il menu non è un elenco: è il tuo miglior venditore

Esiste una disciplina che se ne occupa e ha più di quarant'anni. Si chiama menu engineering e nasce nel 1982 dal lavoro di due studiosi americani, Michael Kasavana e Donald Smith. Il principio è di una semplicità disarmante: ogni piatto si può collocare su due assi, quanto viene ordinato e quanto margine lascia. Dall'incrocio nascono quattro famiglie. Le stelle, popolari e redditizie, che vanno protette e messe in evidenza. I cavalli di battaglia, popolari ma con margine basso, su cui lavorare sui costi. I puzzle, redditizi ma ignorati, che vanno spinti o riscritti. E i pesi morti, che non piacciono e non rendono, e che quasi sempre restano lì per affetto.

La conseguenza pratica è che un menu con settanta voci non è generosità: è una resa. Il cliente disorientato sceglie in base all'unico criterio che riesce a confrontare, cioè il prezzo. Ridurre le voci non significa offrire meno, significa decidere al posto di chi non ha voglia di decidere.

Il dettaglio da cui si capisce tutto: il simbolo dell'euro

C'è un esperimento della Cornell University, condotto sui conti reali di un ristorante, che ha confrontato tre modi di scrivere lo stesso prezzo: con il simbolo della valuta, con il solo numero, e con la cifra scritta in lettere. I ricercatori si aspettavano che vincesse la versione in lettere. Ha vinto il numero nudo: i clienti hanno speso in modo significativamente maggiore rispetto alle altre due versioni. Il simbolo della valuta richiama l'atto di pagare, e l'atto di pagare non è mai piacevole. Toglierlo non è un vezzo grafico: è una decisione che si vede sullo scontrino medio.

Vale lo stesso per l'incolonnamento. Prezzi allineati in colonna a destra trasformano il menu in un listino: l'occhio scorre la colonna, confronta, e sceglie il numero più basso. Prezzi collocati in coda alla descrizione costringono a leggere prima il piatto. Non è manipolazione, è la differenza tra far scegliere un piatto e far scegliere una cifra.

Il packaging lavora quando tu non ci sei

Con la crescita del delivery, per moltissime attività il primo contatto fisico con il cliente non avviene più nel locale: avviene sul tavolo di casa sua, quindici minuti dopo. In quel momento il ristoratore non c'è, il cameriere non c'è, l'ambiente non c'è. C'è solo un contenitore. Se quel contenitore è anonimo, l'esperienza si riduce al cibo, e il cibo da solo raramente costruisce un ricordo di marca. Se invece porta un segno riconoscibile, quella scatola diventa l'unico venditore presente in scena. È anche il motivo per cui, nel food, il packaging non andrebbe mai trattato come l'ultima voce del preventivo, quella che si taglia quando i conti non tornano.

La fotografia e il rischio di essere troppo bravi

Sulla fotografia il senso comune dice: meglio bella. È vero solo a metà. Una foto amatoriale fa danni immediati, perché il cervello attribuisce al piatto la qualità dell'immagine e non il contrario: se lo scatto è opaco, il piatto sembra opaco. Ma esiste anche il problema opposto, meno discusso e più insidioso. Una fotografia che promette un piatto che poi non arriva costruisce un'aspettativa che il servizio dovrà smentire. E il divario tra la foto e il piatto reale ha un luogo preciso in cui va a depositarsi: le recensioni. Il ritocco spinto, nel food, è un prestito a tasso altissimo.

La regola sensata è che l'immagine debba essere la versione migliore della verità, non un'altra cosa. Tre fotografie eccellenti valgono più di dieci mediocri, e valgono infinitamente più di una che mente.

La coerenza conta più della bellezza

È il punto in cui si perde la maggior parte delle piccole attività, e non per mancanza di budget. Il logo l'ha fatto un amico grafico nel 2019, l'insegna l'ha rifatta l'insegnista con un altro font perché quello non ce l'aveva, il menu l'ha impaginato il figlio del titolare, i social li gestisce una ragazza brava ma con una palette tutta sua, il sito è fermo a due ristrutturazioni fa. Ogni singolo pezzo, preso da solo, è dignitoso. Insieme non dicono niente, perché non dicono la stessa cosa.

Il valore di un'identità visiva non sta nel singolo elemento: sta nella ripetizione. Un marchio diventa riconoscibile quando il cliente lo incontra cinque volte in cinque contesti diversi e lo riconosce tutte e cinque. È un effetto cumulativo, e la frammentazione lo azzera. Non a caso, quando un'agenzia riprende in mano un brand del food, il primo lavoro non è quasi mai inventare: è rimettere in fila cose che esistono già.

Quello che l'immagine non può fare

Qui va detta la parte che le agenzie raccontano malvolentieri. La comunicazione non salva un prodotto sbagliato: lo espone più in fretta. Un locale che funziona male e comunica bene accelera semplicemente il proprio giudizio, perché porta dentro più persone a verificare il problema. Nel food, poi, il passaparola digitale è impietoso e la distanza tra promessa e piatto si misura in stelle.

Allo stesso modo, nessuna identità visiva compensa un servizio lento, un locale sporco o un prezzo fuori mercato. L'immagine è un moltiplicatore: moltiplica quello che c'è. Se quello che c'è è solido, cambia i numeri. Se non lo è, moltiplica anche i difetti. È una precisazione noiosa e serve a distinguere il marketing dalla magia.

Perché serve uno sguardo che venga da fuori

C'è un limite strutturale a fare tutto in casa, e non riguarda il talento. Chi apre e chiude quel locale ogni giorno da dieci anni non riesce più a vederlo: conosce a memoria il perché di ogni scelta, e quindi non si accorge di cosa non si capisce. Il menu gli sembra chiaro perché sa già cosa c'è dentro i piatti. L'insegna gli sembra leggibile perché sa già cosa c'è scritto. È lo stesso motivo per cui nessuno rilegge bene i propri testi. Rivolgersi a un'agenzia specializzata in food marketing serve principalmente a questo: a portare in azienda uno sguardo che non sa niente, esattamente come quello del cliente che passa in strada, e che sa però leggere i numeri dietro le scelte visive. Non è un lusso da grandi marchi. È, molto più prosaicamente, la differenza tra un investimento in comunicazione e una spesa in grafica.

Le domande da farsi prima di spendere un euro

• Quali sono i cinque piatti che mi fanno guadagnare di più, e nel menu si vedono per primi o sono nascosti in mezzo?

• Quante voci ha il mio menu e quante ne ho eliminate negli ultimi tre anni?

• Se fotografo il mio logo su insegna, menu, packaging e Instagram, sono la stessa cosa o quattro cose imparentate?

• La prima immagine che vede chi cerca il mio nome su Google l'ho scelta io o l'ha caricata un cliente nel 2021?

• Il mio packaging da asporto dice il mio nome a qualcuno che non è mai entrato nel locale?

Il conto finale

Nel food si continua a considerare la cura dell'immagine come la parte gradevole del mestiere, quella di cui ci si occupa quando il resto funziona. È esattamente il contrario: è una delle poche leve che si possono muovere senza toccare la qualità, senza alzare i prezzi e senza assumere. Un menu riscritto non costa un ingrediente in più. Un'identità coerente non allunga i tempi di servizio. Sono decisioni che si prendono una volta e producono effetti ogni giorno, sullo scontrino medio e sul ricordo che resta. Il che, in un settore dove si sopravvive sui margini, non è una questione estetica: è aritmetica.

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Scarico o WC intasato: cosa fare (e cosa evitare) prima di chiamare l'idraulico

Gio, 10/09/2026 - 20:25
2026-09-10

Succede sempre nel momento peggiore: ospiti a cena, mattina di corsa prima del lavoro, oppure una domenica sera. L'acqua nel lavandino non scende, la tazza del WC si riempie invece di svuotarsi, e la reazione istintiva è quasi sempre la stessa: correre al supermercato e comprare il disgorgante più aggressivo che si trova sullo scaffale. È proprio qui che molte piccole ostruzioni si trasformano in problemi seri e costosi. Perché nell'idraulica domestica, spesso, non è il guasto a fare danni: sono i rimedi sbagliati.

Capire il problema prima di agire

Il primo passo non è intervenire, ma osservare. Un'ostruzione limitata a un solo sanitario indica quasi sempre un problema locale, nel sifone o nel primo tratto di tubo: capelli in bagno, grassi e residui di cibo in cucina. Se invece lo scarico è lento in più punti della casa, o se aprendo il rubinetto della cucina gorgoglia il bagno, il blocco è probabilmente più a valle, nella colonna di scarico. La differenza non è un dettaglio tecnico da addetti ai lavori: cambia completamente cosa ha senso fare e cosa è inutile o addirittura dannoso.

I segnali che il problema non riguarda solo casa tua

Rumori di gorgoglio, cattivi odori persistenti che tornano nonostante le pulizie, acqua che risale in un sanitario quando ne usi un altro: sono tutti indizi di un'ostruzione nella colonna condominiale. In questi casi insistere con lo sturalavandini o versare litri d'acqua non risolve nulla e rischia solo di far risalire i reflui in casa. La cosa da fare è sospendere l'uso dell'impianto nella zona interessata e avvisare l'amministratore, perché l'intervento riguarda una parte comune dell'edificio.

Cosa puoi fare davvero, senza rischi

Per un'ostruzione leggera e localizzata esistono alcune azioni sensate, a patto di procedere con delicatezza.

• Rimuovere a mano i detriti visibili, indossando dei guanti: nella doccia e nel lavabo del bagno il colpevole è quasi sempre un groviglio di capelli a pochi centimetri di profondità.

• Smontare e pulire il sifone sotto il lavandino, mettendo prima un secchio sotto per raccogliere l'acqua. È un'operazione semplice che risolve buona parte degli intasamenti in cucina.

• Usare la ventosa sturalavandini con movimenti decisi, assicurandosi che ci sia abbastanza acqua a coprire la coppa per creare pressione.

• Versare acqua calda, non bollente, per sciogliere accumuli di grasso ancora morbidi.

Se dopo un paio di tentativi la situazione non cambia, il messaggio è chiaro: il blocco è più profondo o più compatto di quanto si possa affrontare con gli strumenti di casa. Insistere, da quel punto in poi, produce solo danni.

 

Gli errori più comuni (e più costosi)

I disgorganti chimici usati come prima risposta

È l'errore più diffuso in assoluto. I prodotti a base di soda caustica o acidi forti sviluppano calore e possono deformare i tubi in PVC, aggredire le guarnizioni e corrodere le tubature metalliche più vecchie, molto comuni nei palazzi storici. Se poi il tappo non si scioglie, il prodotto ristagna nel tubo trasformandolo in un contenitore di sostanze caustiche: chi interverrà dopo dovrà lavorarci dentro, con rischi concreti per la sicurezza. Peggio ancora è mescolare prodotti diversi nella speranza che uno funzioni, perché alcune combinazioni liberano vapori tossici in un bagno chiuso.

Il fil di ferro e gli attrezzi improvvisati

Infilare un cavo rigido, una gruccia raddrizzata o un cacciavite nello scarico sembra risolutivo, ma nella maggior parte dei casi spinge l'ostruzione più in profondità, dove diventa difficile da raggiungere, oppure graffia lo smalto della ceramica e le pareti interne del tubo. Un tubo rigato trattiene i residui e si intaserà di nuovo, più in fretta di prima.

Continuare a tirare lo sciacquone

Quando il WC non scarica, la tentazione di riprovare è fortissima. Ma se l'acqua non scende, ogni scarico aggiuntivo aggiunge litri a un sistema già pieno: il risultato più probabile è che la tazza trabocchi, con reflui sul pavimento e, nei casi peggiori, danni all'appartamento sottostante. Meglio fermarsi al primo tentativo fallito, chiudere il rubinetto della cassetta e valutare con calma.

Smontare quello che non si sa rimontare

Staccare la tazza dal pavimento o aprire una parete per raggiungere un tubo è un lavoro che richiede attrezzatura, esperienza e ricambi. Chi ci prova senza averne finisce spesso per rompere una flangia, forare un tubo o rovinare un rivestimento, aggiungendo al problema iniziale un secondo guasto ben più oneroso da riparare.

Quando conviene fermarsi e chiamare un professionista

La regola pratica è semplice: se dopo due tentativi ragionevoli lo scarico non torna a funzionare, se l'ostruzione riguarda più sanitari o se c'è acqua che fuoriesce, il fai-da-te ha esaurito il suo spazio. Un tecnico non si limita a spingere via il tappo: con una videoispezione individua il punto e la natura del blocco prima di intervenire, poi usa sonde meccaniche o sistemi ad alta pressione calibrati sul tipo di tubatura. È anche il modo per scoprire se dietro un intasamento ricorrente si nasconde una causa strutturale, come una pendenza sbagliata, radici infiltrate o incrostazioni di calcare, molto frequenti dove l'acqua è dura come a Roma. Chi lavora in questo modo, come Emiliano Idraulico Roma, individua l'ostruzione prima di aprire qualsiasi cosa, così da evitare smontaggi e demolizioni che spesso non servono. Un intervento tempestivo, in genere, costa molto meno del danno che si tenta di rimandare.

Prevenire è molto più semplice che disostruire

Quasi tutti gli intasamenti domestici nascono da abitudini quotidiane. Gli oli di frittura versati nel lavello si solidificano raffreddandosi e creano tappi durissimi: vanno raccolti e smaltiti a parte. Le salviette umidificate, anche quelle vendute come biodegradabili, non si disgregano come la carta igienica e sono tra le prime cause di blocco delle colonne. Una semplice griglietta sul foro di scarico trattiene capelli e residui di cibo, e costa pochi euro. Sono accorgimenti minimi, ma sono esattamente ciò che separa una casa che non dà problemi da una che chiama l'idraulico due volte l'anno.

Il buon senso, prima di tutto

Di fronte a uno scarico bloccato, la fretta è cattiva consigliera. Osservare, tentare con delicatezza e sapersi fermare quando il problema è fuori portata sono i tre passaggi che, nella maggior parte dei casi, fanno la differenza tra una seccatura risolta in mezz'ora e un cantiere in bagno. Non tutto va delegato, ma nemmeno tutto si risolve con un flacone comprato di corsa al supermercato.

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3 utilizzi dell’innovazione tecnologica che hanno migliorato il mondo del lavoro

Gio, 10/09/2026 - 20:25
2026-09-10

La digitalizzazione non è servita soltanto a migliorare e ridurre i tempi di produzione, perché negli ultimi anni ha modificato radicalmente anche il modo in cui aziende, enti pubblici e privati, negozi e organizzazioni gestiscono la sicurezza, la formazione e tutta l’organizzazione professionale. Alcune soluzioni tecnologiche sono già ben radicate, mentre altre stanno entrando nei processi in maniera piuttosto rapida, pur essendo delle novità assolute. Ecco un’analisi dettagliata sulle tecnologie più innovative che hanno migliorato il mondo del lavoro.

 

Digitalizzazione e centralizzazione degli apparati per la sicurezza fisica

Tra le trasformazioni più innovative a cui abbiamo assistito negli ultimi anni con lo sviluppo della digitalizzazione ci sono le nuove soluzioni di sicurezza fisica, che riguardano la centralizzazione della videosorveglianza attraverso un monitoraggio e una gestione dei dati sempre più precisi. In questa categoria, oltre alla videosorveglianza entrano anche il controllo degli accessi, delle targhe, i sistemi antintrusione e di comunicazione: il tutto gestito da piattaforme digitali centralizzate.

In passato questi sistemi elencati lavoravano separatamente, oggi, grazie a un processo unificato è possibile monitorare anche più sedi in differenti edifici. La digitalizzazione ha consentito la centralizzazione del monitoraggio e questo si traduce con dati più precisi forniti in tempo reale, di conseguenza è possibile consultare più rapidamente le informazioni per coordinare gli interventi e limitare le problematiche.

 

Università e formazione accessibili online

Anche dal punto di vista dei professionisti che operano nel settore dell’università e della formazione, le tecnologie innovative hanno migliorato tutto l’apparato attraverso la fruizione di corsi online. Lo studio in presenza resta sempre un punto fermo dell’istruzione, della formazione e degli aggiornamenti professionali, tuttavia sono sempre di più le università telematiche e gli altri enti che organizzano corsi totalmente online.

Il vantaggio per chi lavora in questo settore è una migliore organizzazione e una gestione dei corsi più flessibile, ma significa anche ottimizzare i tempi. Nello specifico per le aziende è possibile formare e aggiornare i dipendenti in tempistiche più rapide, eliminando trasferte troppo lunghe e costose.

 

L’intelligenza artificiale è diventata un assistente operativo a tutti gli effetti

Questa è sicuramente la tecnologia più innovativa mai stata creata, perché in brevissimo tempo è diventata un assistente operativo a tutti gli effetti in qualsiasi settore. Dai testi creativi, alla burocrazia, fino al controllo dei dati e persino dei big data, l’AI riesce ad analizzare grandissime quantità di informazioni in pochissimo tempo, uno dei suoi utilizzi più diffusi riguarda proprio il supporto in qualsiasi operazione.

Ed è in questo senso che subentrano anche categorie come la domotica, ovvero la gestione e il controllo dell’illuminazione di casa, della stessa sicurezza, ma anche del comparto elettrico in generale.

Insomma, attraverso l’intelligenza artificiale siamo riusciti a sostituire il lavoro umano laddove è troppo ripetitivo e standardizzato, con il vantaggio di ottimizzare i tempi. Paradossalmente, l’intervento umano e l’etica di utilizzo dei sistemi AI restano fondamentali non solo per una questione di controllo sulla correttezza dei dati forniti o delle operazioni effettuate, ma soprattutto per promuovere l’utilizzo etico di questa tecnologia così innovativa.

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Rida Ambiente, la Corte d’Appello di Roma respinge il ricorso di Ecoambiente

Gio, 10/09/2026 - 20:25
2026-09-10

VITERBO – La Corte d’Appello di Roma ha rigettato integralmente l’appello presentato da Ecoambiente, confermando la sentenza pronunciata in primo grado dal Tribunale di Roma e riconoscendo la fondatezza della posizione sostenuta da Rida Ambiente.

La Corte ha confermato che Rida aveva pieno diritto di partecipare ai procedimenti relativi alla pianificazione regionale in materia di rifiuti e di tutelare i propri interessi nelle competenti sedi giudiziarie, sulla base di una posizione giuridica già riconosciuta dal giudice amministrativo con una sentenza passata in giudicato.

La decisione esclude quindi la responsabilità di Rida Ambiente rispetto ai danni rivendicati da Ecoambiente e conferma che la mancata realizzazione dell’impianto di quest’ultima non può essere imputata alla società di Aprilia.

La pronuncia della Corte d’Appello rappresenta un passaggio significativo in una lunga vicenda giudiziaria e conferma, anche in secondo grado, la correttezza della condotta tenuta da Rida Ambiente.

La Corte ha inoltre condannato Ecoambiente al pagamento delle spese del giudizio in favore sia di Rida Ambiente sia della Regione Lazio, anch’essa chiamata in giudizio da Ecoambiente.

Rida Ambiente accoglie con soddisfazione una decisione che riconosce le ragioni sostenute dalla società e continuerà a svolgere il proprio ruolo nel settore della gestione dei rifiuti con determinazione, nel rispetto delle regole e con attenzione agli interessi del territorio.

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Colloqui più efficaci: come cambiano le domande quando il ruolo è tecnico o dirigenziale

Gio, 10/09/2026 - 20:25
2026-09-10

Dagli obiettivi aziendali alla definizione delle competenze chiave

Il selezionatore parte sempre da un curriculum, ma ciò che davvero orienta l’intervista è il contesto strategico in cui la posizione opera.

Se l’azienda sta lanciando un nuovo prodotto, servirà un profilo capace di affrontare l’incertezza; se invece deve ottimizzare processi consolidati, prevarrà la ricerca di rigore esecutivo.

Porre la stessa domanda a un tecnico di laboratorio e a un futuro CFO significherebbe ignorare queste differenze.

Prima di varare il questionario, quindi, si mappa il divario tra competenze esistenti in azienda e competenze necessarie: da lì nasce la lista degli argomenti da esplorare in colloquio.

 

Il nodo delle hard skill: intervistare chi possiede conoscenze tecniche di nicchia

Test, esercitazioni e linguaggio condiviso

In un colloquio per sviluppatori embedded o ingegneri di processo, limitarsi a chiedere “Che linguaggi conosci?” produce risposte ovvie e poco utili.

Serve invece verificare l’aderenza tra ciò che la persona sa fare e le sfide reali del ruolo.

Conviene quindi affiancare alla tradizionale intervista comportamentale almeno un test pratico: una revisione di codice, la progettazione di un prototipo, la risoluzione di un bug documentato.

A pari importanza sta il lessico: se chi interroga non parla la stessa lingua tecnica del candidato, rischia di valutare in modo distorto anche le soft skill, scambiando l’uso di acronimi per arroganza o, viceversa, per competenza assoluta.

 

Leadership e decision making: il colloquio delle figure senior

La griglia di valutazione strutturata

Nelle posizioni dirigenziali o middle-management l’esperienza non basta: occorre misurare l’impatto che quella persona avrà sulla cultura organizzativa e sulla redditività.

Si costruisce allora una griglia che combina episodi passati, indicatori di performance e scenari ipotetici, così da cogliere coerenza di valori e velocità decisionale.

Per tradurre questa impostazione in criteri misurabili – dall’ampiezza della delega alla propensione a innovare – molte aziende si appoggiano a Randstad che con i suoi servizi di consulenza per assumere profili specializzati e manageriali consente di validare la griglia e garantire l’allineamento con gli obiettivi di business. Ciò permette di condensare l’intervista in un formato strutturato che alterna domande “tell me a time” a business case, facendo emergere non solo la storia passata del candidato ma anche la qualità delle sue decisioni in scenari futuri.

 

Integrare i risultati: dal feedback al primo giorno in azienda

Misurare l’efficacia a tre e sei mesi

Un buon colloquio non termina con la scelta del candidato, bensì con la conferma, sul campo, della bontà di quella scelta.

Raccogliere feedback dal nuovo assunto e dal suo responsabile dopo novanta giorni permette di calibrare il prossimo ciclo di selezione, correggendo domande troppo generiche o test superflui.

A sei mesi, invece, si guarda ai numeri: fatturato generato, riduzione dei costi, engagement del team.

Quando i dati confermano le impressioni raccolte in fase di intervista, il processo di recruiting diventa un motore di apprendimento continuo, capace di affinare nel tempo la qualità delle domande e, di riflesso, la qualità delle persone che entrano in azienda.

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