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Quotidiano online di Viterbo
Aggiornato: 1 ora 11 min fa

Tarquinia Lido, torna il Carnevale estivo, questa sera la seconda sfilata

1 ora 11 min fa
2026-08-16

TARQUINIA - Il comune di Tarquinia annuncia che durante la serata di oggi, alle 21:30, sul lungomare di Traquinia Lido, si terrà la seconda sfilata del carnevale estivo

Categorie: RSS Tuscia

Telecamere intelligenti, a Viterbo la rivoluzione della sicurezza resta a metà

1 ora 11 min fa
2026-08-16

VITERBO - Le nuove telecamere installate sui pali dell'illuminazione pubblica erano state presentate come uno strumento innovativo per rafforzare la sicurezza in città, grazie a una serie di funzioni avanzate. Nella pratica, però, alcune delle caratteristiche annunciate non sono ancora pienamente operative.

A sollevare il caso è la consigliera comunale del Pd Francesca Sanna, dopo un episodio che l'ha riguardata direttamente. Tempo fa, nel parcheggio del Sacrario, Sanna aveva perso la targa della propria automobile. Per recuperarla è stato necessario l'intervento del personale di Francigena, che ha effettuato una ricerca manuale. L'aspettativa della consigliera era invece quella di poter ricorrere rapidamente alle immagini registrate dalle telecamere.

La possibilità, almeno fino a qualche settimana fa, non era disponibile. Gli impianti erano infatti già installati, ma non avevano ancora iniziato a registrare per via delle autorizzazioni e delle procedure necessarie.

A confermare la situazione è l'assessore all'Urbanistica Emanuele Aronne, che spiega come il sistema sia attualmente sfruttato solo parzialmente. Le telecamere sono operative, ma per arrivare alla piena funzionalità è stato necessario completare un iter complesso con la Prefettura.

Ancora più delicata è la questione del riconoscimento facciale, una delle funzioni più innovative previste dal progetto. In questo caso l'attivazione non è al momento possibile: la normativa sulla privacy pone infatti limiti stringenti all'utilizzo di questa tecnologia. Gli apparati sono predisposti, ma la funzione non è stata attivata.

Il risultato è quindi un sistema che può contare sulle immagini per ricostruire ciò che è avvenuto, ma che non può utilizzare la tecnologia di riconoscimento per identificare automaticamente le persone coinvolte.

Un limite che ridimensiona, almeno per ora, le aspettative legate alle nuove telecamere. L'obiettivo iniziale era dotare la città di uno strumento tecnologicamente avanzato per la sicurezza, ma una parte delle potenzialità resta ancora inutilizzata, in attesa degli eventuali passaggi autorizzativi necessari.

Categorie: RSS Tuscia

Castiglione in Teverina, acqua con arsenico oltre i limiti: cresce la protesta dei residenti

1 ora 11 min fa
2026-08-16

CASTIGLIONE IN TEVERINA - A Castiglione in Teverina torna al centro dell’attenzione la qualità dell’acqua potabile. I risultati di alcuni campionamenti avrebbero evidenziato la presenza di arsenico fino a 18 microgrammi per litro, a fronte del limite di legge di 10 µg/l. Un dato che alimenta la preoccupazione tra i cittadini e riaccende il dibattito sulla gestione della rete idrica comunale.

La situazione, secondo quanto denunciato dall’associazione di tutela dei consumatori A.Ba.Co., si trascinerebbe da più di due anni. L’organizzazione contesta in particolare i tempi degli interventi e le modalità con cui l’emergenza sarebbe stata comunicata alla popolazione.

Uno dei punti ritenuti più critici riguarda le numerose fontane pubbliche presenti sul territorio. Secondo A.Ba.Co., in diversi casi mancherebbero indicazioni sufficientemente visibili sulla non potabilità dell’acqua. Una carenza che, secondo l’associazione, potrebbe creare rischi soprattutto per chi non è a conoscenza della situazione, compresi bambini e visitatori che durante l’estate frequentano il territorio.

Nel mirino finisce anche il rapporto tra amministrazione comunale e gestore del servizio idrico. A.Ba.Co. sollecita un'assunzione di responsabilità da parte del Comune e chiede che vengano adottate tutte le misure necessarie per tutelare la salute pubblica, evitando ulteriori ritardi.

Sul fronte dell'informazione, l'associazione chiede che ogni fontanella e punto pubblico di approvvigionamento venga contrassegnato in maniera chiara con la dicitura “Acqua NON Potabile”. Viene inoltre sollecitata la pubblicazione tempestiva e facilmente accessibile dei risultati delle analisi effettuate sulla rete.

La vicenda non riguarda però soltanto la sicurezza dell'acqua. A.Ba.Co. annuncia infatti l'intenzione di intervenire anche sul piano economico, chiedendo alla società Talete spa il ricalcolo delle bollette per il periodo nel quale sarebbe rimasto in vigore il divieto di utilizzo dell'acqua per scopi potabili.

L'associazione chiede inoltre misure di sostegno per le attività commerciali del territorio, che avrebbero dovuto affrontare direttamente i costi legati all'emergenza idrica e alle conseguenze sui rispettivi esercizi.

La richiesta è dunque quella di un intervento complessivo che riguardi sicurezza, trasparenza e tutela economica degli utenti. A.Ba.Co. fa sapere infine di voler continuare a monitorare la situazione e di essere pronta a intraprendere ulteriori iniziative nelle sedi competenti per ottenere risposte e interventi concreti.

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Ecosantagata Civita Castellana, al via una stagione da protagonista

1 ora 11 min fa
2026-08-16

CIVITA CASTELLANA - “Ci siamo. Si è alzato il sipario su quella che sarà la stagione 2026/27 dell’Ecosantagata Civita Castellana, e le premesse sono cariche di entusiasmo e speranze. L’Ecosantagata Civita Castellana è pronta a cominciare quella che si presenta come una stagione importante, che la vede ai nastri di partenza come sempre tra le squadre di prima fascia, sicuramente con l’obiettivo non nascosto di essere tra i protagonisti dell’intero campionato di serie B”.

“Tante le novità per la stagione, a partire dal nuovo girone F, che vedrà i colori rossoblù confrontarsi con compagini romane e laziali, con l’ormai consueto derby con Tuscania e con ben 5 squadre campane. Il calendario ha previsto l’esordio per l’Ecosantagata Civita Castellana il 17 ottobre a Roma contro Roma 7, per poi ospitare la settimana successiva Sora al PalaSmargiassi, in quella che sarà la prima partita casalinga del campionato. Le novità proseguono sui protagonisti in campo: a guidare la squadra è stato scelto Alberto Desideri, tecnico ex Anguillara che arriva a Civita carico di entusiasmo e di voglia di fare bene: “Arrivo in una piazza importante riconosciuta in tutto il Lazio e sono pronto a dare il 200%, perché il 100 non basta”

“Quale è l’obiettivo per questa stagione? Il mio obiettivo è molto ambizioso - prosegue il tecnico rossoblù - ed è in linea con quello della società”

Ambizioni societarie che si riflettono sul roster costruito insieme al ds Carloni: in cabina di regia arriva Edoardo Paolucci, quotatissimo e conosciutissimo palleggiatore ex Genzano. A lui affidate le chiavi per far girare la squadra, a cominciare dall’opposto scelto per completare la diagonale: l’acquisto di Jakub Petras è quello che più stuzzica e incuriosisce tutto il pubblico della serie B. L’opposto slovacco con tanta esperienza europea promette esplosività e imprevedibilità al gioco rossoblù.

Rinforzo anche nel reparto centrale con l’arrivo di Michele Orazi, che porta un bagaglio di esperienza maturata sui campi di A2 e A3.

A completare la possibile formazione titolare le conferme importanti di Ottaviani, Sorgente, Di Cerbo e Galliani che insieme alla profondità di una panchina di primo ordine collocano l’Ecosantagata inevitabilmente tra le formazioni da battere del girone F.

Appuntamento per l’inizio degli allenamenti il 26 agosto. Tra gli impegni precampionato da segnalare l’ormai consueto trofeo Andrea Mecucci il 19 settembre al PalaSmargiassi e sempre nel palazzetto comunale la grande festa di presentazione prevista per sabato 3 ottobre.

 

Francesco Soli, Ufficio Stampa JVC Civita Castellana

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Terme Salus, terzo colpo: a Viterbo arriva Giorgia Silvestri

1 ora 11 min fa
2026-08-16

VITERBO - Terzo importante innesto per le Terme Salus che, dopo aver perfezionato nelle scorse settimane gli arrivi di Elena Mallo da Ragusa e Rachele Albano da Alcamo, si sono assicurate per la prossima stagione di serie B le prestazioni di Giorgia Silvestri, guardia di 162 centimetri proveniente da Battipaglia.

Nata il 6 maggio 2009 a Fondi (LT), dopo aver mosso i primi passi nella MG Basket Fondi, si è poi trasferita al Formia Basket con cui ha disputato il campionato regionale under 15 prima di spostarsi a Battipaglia dove, in tre stagioni, ha raggiunto le finali nazionali sia con l’under 15 che con l’under 17 ed ha poi partecipato quest’anno all’avventura della Next Gen under 19, dividendosi tra settore giovanile, prima squadra in serie A1 e campionato di serie B. Tanti minuti in campo nel campionato cadetto e qualche apparizione anche con il team che ha disputato la serie A1, oltre ad un impegno costante con la formazione giovanile.

Adesso per lei è il momento di una nuova avventura: “Conosco Viterbo per averci giocato quando ero al Formia Basket – dichiara la neo gialloblù – e mi è piaciuto molto l’ambiente e le persone che ne fanno parte. Sono sicura che non avrò problemi ad ambientarmi perché ho un carattere aperto, mi piace molto fare gruppo e mettermi a disposizione delle compagne per coinvolgerle il più possibile. Ho iniziato come play, poi nelle ultime due stagioni ho giocato più che altro come guardia per sfruttare il tiro da fuori. Arrivo a Viterbo con grandi stimoli per fare bene, so che è una squadra con tante giovani ma anche con giocatrici più esperte e sono sicura che potremo essere protagoniste anche in un campionato difficile e di alto livello come quello che ci attende”.

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Tarquinia Lido, scontro tra minicar e Panda, due feriti

7 ore 11 min fa
2026-08-16

TARQUINIA – Momenti di apprensione questa mattina a Tarquinia Lido per un incidente stradale che ha coinvolto una minicar e una Fiat Panda. Lo scontro è avvenuto poco prima delle 9 all’incrocio tra la strada provinciale Porto Clementino e via Andrea Doria.

La dinamica dell’impatto è ancora al vaglio degli agenti intervenuti sul posto. Nell’incidente sono rimaste ferite due persone, entrambe soccorse dal personale sanitario e trasferite all’ospedale di Civitavecchia per gli accertamenti e le cure necessarie. Al momento non sono state rese note le loro condizioni.

Sul luogo del sinistro sono arrivati i sanitari del 118 e due pattuglie della polizia locale di Tarquinia, impegnate nei rilievi e nella ricostruzione dell’accaduto.

Per garantire la sicurezza della circolazione e gestire il traffico sono intervenuti anche gli agenti del commissariato di Tarquinia e i carabinieri, che hanno supportato le operazioni.

A seguito dell’incidente si sono registrati rallentamenti alla circolazione nella zona.

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Vallerano, Maria Mazzotta apre la XXVI edizione delle Piccole Serenate Notturne

7 ore 11 min fa
2026-08-16

VALLERANO - Vallerano si prepara ad accogliere la XXVI edizione del Festival Piccole Serenate Notturne, uno degli appuntamenti culturali più longevi e rappresentativi della Tuscia, in programma dal 17 al 26 agosto nel suggestivo scenario del centro storico del paese.

La manifestazione, promossa dal Comune di Vallerano, è realizzata con il contributo del Consiglio regionale del Lazio e in collaborazione con l'associazione Piccole Serenate Notturne – Notte delle Candele, che fin dalla prima edizione ne cura la direzione artistica attraverso il maestro Maurizio Gregori.

In oltre un quarto di secolo il Festival ha saputo costruire una propria identità, diventando un punto di riferimento per gli appassionati della musica d'autore, della world music e delle grandi produzioni orchestrali. Un percorso che ha contribuito a valorizzare il patrimonio storico e culturale di Vallerano, trasformando il borgo in un palcoscenico a cielo aperto dove musica, arte e territorio dialogano in un'esperienza culturale unica.

La rassegna rappresenta oggi uno degli eventi culturali di maggiore continuità della Tuscia, capace di richiamare ogni anno spettatori provenienti dalla provincia di Viterbo, da Roma e dall'intero territorio regionale, generando importanti ricadute sul turismo e sulle attività economiche locali e contribuendo a promuovere l'immagine di Vallerano e dell'intero comprensorio attraverso una proposta artistica di alto livello.

Il cartellone dell'edizione 2026 si aprirà il 17 agosto con il concerto di Maria Mazzotta, tra le voci più autorevoli della world music italiana ed europea. Il 19 agosto sarà la volta di Stefano Saletti e Banda Ikona, protagonisti di un viaggio musicale attraverso le culture e le sonorità del Mediterraneo. La rassegna si concluderà il 26 agosto con la Evergreen Swing Orchestra, formazione composta da diciannove musicisti che accompagnerà il pubblico in un omaggio ai grandi classici dello swing internazionale.

'Il Festival Piccole Serenate Notturne rappresenta uno degli appuntamenti più prestigiosi della nostra estate e uno dei simboli dell'identità culturale di Vallerano – dichiara il sindaco Adelio Gregori –. Ventisei edizioni raccontano una storia fatta di passione, competenza e continuità, ma soprattutto testimoniano la capacità della nostra comunità di investire nella cultura come motore di crescita, valorizzazione del territorio e promozione del borgo. Desidero inoltre rivolgere un sincero ringraziamento al Consiglio regionale del Lazio per il contributo concesso, che rappresenta un importante riconoscimento del valore culturale della manifestazione e ci consente di continuare a offrire un programma artistico di assoluto livello'.

'Questo Festival è il risultato di una visione che, anno dopo anno, ha saputo consolidarsi fino a diventare un punto di riferimento per l'offerta culturale della Tuscia – afferma l'assessore alla Cultura Luca Poleggi –. La collaborazione con l'associazione Piccole Serenate Notturne – Notte delle Candele e con il maestro Maurizio Gregori, che da ventisei anni ne cura con passione e competenza la direzione artistica, rappresenta uno degli elementi che hanno reso possibile questo percorso. Anche per l'edizione 2026 proponiamo un cartellone di grande qualità, convinti che investire nella cultura significhi creare occasioni di crescita per la comunità, attrarre visitatori e valorizzare il patrimonio storico e identitario di Vallerano'.

Tutti gli spettacoli saranno a ingresso gratuito e si svolgeranno nella suggestiva Piazza dell'Oratorio. Il Festival Piccole Serenate Notturne si conferma così uno degli eventi di punta dell'estate culturale della Tuscia, capace di coniugare qualità artistica, promozione del territorio e valorizzazione di uno dei borghi più suggestivi del Lazio.

 

VALLERANO - Vallerano si prepara ad accogliere la XXVI edizione del Festival Piccole Serenate Notturne, uno degli appuntamenti culturali più longevi e rappresentativi della Tuscia, in programma dal 17 al 26 agosto nel suggestivo scenario del centro storico del paese. 

 
 

La manifestazione, promossa dal Comune di Vallerano, è realizzata con il contributo del Consiglio regionale del Lazio e in collaborazione con l'associazione Piccole Serenate Notturne – Notte delle Candele, che fin dalla prima edizione ne cura la direzione artistica attraverso il maestro Maurizio Gregori. 

  
 

In oltre un quarto di secolo il Festival ha saputo costruire una propria identità, diventando un punto di riferimento per gli appassionati della musica d'autore, della world music e delle grandi produzioni orchestrali. Un percorso che ha contribuito a valorizzare il patrimonio storico e culturale di Vallerano, trasformando il borgo in un palcoscenico a cielo aperto dove musica, arte e territorio dialogano in un'esperienza culturale unica. 

  
 

La rassegna rappresenta oggi uno degli eventi culturali di maggiore continuità della Tuscia, capace di richiamare ogni anno spettatori provenienti dalla provincia di Viterbo, da Roma e dall'intero territorio regionale, generando importanti ricadute sul turismo e sulle attività economiche locali e contribuendo a promuovere l'immagine di Vallerano e dell'intero comprensorio attraverso una proposta artistica di alto livello. 

  
 

Il cartellone dell'edizione 2026 si aprirà il 17 agosto con il concerto di Maria Mazzotta, tra le voci più autorevoli della world music italiana ed europea. Il 19 agosto sarà la volta di Stefano Saletti e Banda Ikona, protagonisti di un viaggio musicale attraverso le culture e le sonorità del Mediterraneo. La rassegna si concluderà il 26 agosto con la Evergreen Swing Orchestra, formazione composta da diciannove musicisti che accompagnerà il pubblico in un omaggio ai grandi classici dello swing internazionale. 

  
 

'Il Festival Piccole Serenate Notturne rappresenta uno degli appuntamenti più prestigiosi della nostra estate e uno dei simboli dell'identità culturale di Vallerano – dichiara il sindaco Adelio Gregori –. Ventisei edizioni raccontano una storia fatta di passione, competenza e continuità, ma soprattutto testimoniano la capacità della nostra comunità di investire nella cultura come motore di crescita, valorizzazione del territorio e promozione del borgo. Desidero inoltre rivolgere un sincero ringraziamento al Consiglio regionale del Lazio per il contributo concesso, che rappresenta un importante riconoscimento del valore culturale della manifestazione e ci consente di continuare a offrire un programma artistico di assoluto livello'. 

  
 

'Questo Festival è il risultato di una visione che, anno dopo anno, ha saputo consolidarsi fino a diventare un punto di riferimento per l'offerta culturale della Tuscia – afferma l'assessore alla Cultura Luca Poleggi –. La collaborazione con l'associazione Piccole Serenate Notturne – Notte delle Candele e con il maestro Maurizio Gregori, che da ventisei anni ne cura con passione e competenza la direzione artistica, rappresenta uno degli elementi che hanno reso possibile questo percorso. Anche per l'edizione 2026 proponiamo un cartellone di grande qualità, convinti che investire nella cultura significhi creare occasioni di crescita per la comunità, attrarre visitatori e valorizzare il patrimonio storico e identitario di Vallerano'. 

  
 

Tutti gli spettacoli saranno a ingresso gratuito e si svolgeranno nella suggestiva Piazza dell'Oratorio. Il Festival Piccole Serenate Notturne si conferma così uno degli eventi di punta dell'estate culturale della Tuscia, capace di coniugare qualità artistica, promozione del territorio e valorizzazione di uno dei borghi più suggestivi del Lazio. 

 

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Lavoro, in provincia di Viterbo sempre più addii dopo poche settimane

7 ore 11 min fa
2026-08-16

VITERBO – Trovare un posto di lavoro e lasciarlo dopo poche settimane. È una dinamica che sembra trovare sempre più spazio anche nella provincia di Viterbo, dove diversi rapporti di lavoro si interrompono già durante il periodo di prova, entro i primi novanta giorni dall'assunzione.

Le comunicazioni obbligatorie trasmesse ai centri per l'impiego del territorio restituiscono un quadro caratterizzato da una certa instabilità occupazionale. Il fenomeno riguarda soprattutto alcuni settori, dalla grande distribuzione alla logistica, fino alle mansioni tecniche richieste dalle imprese locali. Un contesto nel quale pesa anche la diffusione di contratti di breve durata, che continua a rappresentare una delle caratteristiche del mercato del lavoro della Tuscia.

I dati dell'Osservatorio del mercato del lavoro della Regione Lazio consentono di ampliare lo sguardo e comprendere le dimensioni del fenomeno. A livello regionale, le dimissioni volontarie rappresentano la componente più consistente delle cessazioni dei rapporti di lavoro a tempo indeterminato, arrivando al 63% del totale.

Le procedure telematiche attraverso cui vengono comunicate le interruzioni dei rapporti certificano dunque una significativa mobilità dei lavoratori, sempre più propensi a lasciare un impiego quando le condizioni offerte non corrispondono alle aspettative.

Nel Viterbese, questa situazione si inserisce in un mercato caratterizzato dalla forte presenza di agricoltura e servizi, settori nei quali i rapporti di lavoro risultano spesso maggiormente frammentati e soggetti a una durata limitata.

Dietro le dimissioni arrivate a distanza di poche settimane dall'assunzione ci sarebbero diverse ragioni. Tra gli elementi segnalati dalle organizzazioni sindacali figurano innanzitutto turni particolarmente impegnativi e mansioni che, in alcuni casi, non corrisponderebbero a quelle prospettate durante il colloquio.

Ma a incidere è anche la difficoltà negli spostamenti. La distanza tra i centri abitati della provincia e le aree industriali, unita a una rete di trasporto pubblico non sempre adeguata, può trasformarsi in un ostacolo concreto per chi accetta un nuovo impiego.

Per alcuni lavoratori, soprattutto quelli appena assunti, il costo degli spostamenti quotidiani finisce così per pesare in maniera significativa sullo stipendio. Benzina, manutenzione dell'auto e tempi necessari per raggiungere il posto di lavoro possono rendere poco conveniente mantenere un'occupazione che, sulla carta, sembrava rappresentare una nuova opportunità.

Il risultato è un mercato nel quale non basta più creare un posto di lavoro: per trattenerlo, secondo quanto emerge dalle segnalazioni del territorio, diventano fondamentali anche condizioni economiche adeguate, organizzazione dei turni, coerenza tra mansioni promesse e mansioni effettivamente svolte e collegamenti efficienti con i luoghi di lavoro.

Categorie: RSS Tuscia

Incendio a Mammagialla, un detenuto: “L’agente mi ha salvato la vita”

7 ore 11 min fa
2026-08-16

VITERBO - “Durante l’incendio un agente capo scelto mi ha salvato la vita”. È il racconto di L.S., detenuto nel carcere di Mammagialla, che ha deciso di ricostruire i momenti di forte tensione vissuti all’interno dell’istituto penitenziario in occasione del rogo divampato lo scorso 25 luglio.

Nella sua testimonianza, L. descrive l’incendio come un episodio di “grande e gravissima entità”, sviluppatosi nel reparto precauzionale rosso, collocato di fronte alla sezione blu.

Secondo quanto riferito dal detenuto, alcuni reclusi avrebbero aspettato la chiusura del reparto precauzionale blu prima di barricarsi all’interno della sezione rossa utilizzando materassi, televisori, sedie e altri oggetti. Sarebbero quindi state appiccate le fiamme.

Un particolare del racconto riguarda la presunta preparazione precedente all’incendio. L. sostiene infatti che alcuni detenuti avrebbero provveduto a mettere al riparo vestiti ed effetti personali, raccogliendoli in alcuni borsoni sistemati in una zona ritenuta sicura, così da preservarli dalle conseguenze del rogo.

La situazione sarebbe poi rapidamente degenerata. Sempre secondo la testimonianza, alcuni detenuti si sarebbero spostati in un locale che L. definisce non adeguato a fronteggiare una situazione di emergenza, mentre il fumo e le fiamme rendevano sempre più difficili le condizioni all’interno del reparto.

È in questo momento che, nel racconto del detenuto, assume un ruolo centrale l'intervento della polizia penitenziaria. L. indica in particolare l’agente capo scelto S.A. come protagonista dei soccorsi.

“Spinto dal dovere del ruolo assegnatogli, si è gettato con grande coraggio in mezzo a una situazione a dir poco critica, senza arrendersi”, racconta il detenuto, sottolineando la determinazione dimostrata dall’agente durante l’emergenza.

Parole che diventano ancora più significative quando L. attribuisce proprio ad S. il merito di avergli permesso di salvarsi: secondo la sua testimonianza, l’agente sarebbe intervenuto in modo decisivo, arrivando a “salvare letteralmente la vita” al detenuto.

Il racconto di L. non si limita quindi alla ricostruzione di quelle drammatiche ore, ma rappresenta soprattutto un riconoscimento pubblico nei confronti degli agenti della polizia penitenziaria intervenuti durante l’incendio.

Una testimonianza che porta alla luce, dal punto di vista di chi si trovava all’interno del carcere, la concitazione e la pericolosità di quei momenti e che, allo stesso tempo, mette in evidenza il ruolo svolto dagli agenti impegnati nei soccorsi in una situazione di estrema emergenza.

Per L., il nome di S.A. rimane legato a quei momenti come quello dell’agente che, mettendo a rischio la propria incolumità e intervenendo nel mezzo dell’incendio, gli avrebbe consentito di uscire vivo da una situazione che il detenuto descrive come drammatica.

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Cocaina tra Roma e Civita Castellana, confermato il carcere per il 33enne

7 ore 11 min fa
2026-08-16

CIVITA CASTELLANA – La Corte di Cassazione ha respinto, lo scorso 20 maggio, il ricorso presentato dalla difesa di un 33enne di origine tunisina, ritenuto dagli inquirenti uno degli uomini di fiducia al vertice di un'organizzazione accusata di gestire un articolato traffico di cocaina tra Roma e Civita Castellana. Per l'uomo resta dunque confermata la custodia cautelare in carcere.

Il 33enne, conosciuto con il soprannome di “Kiki”, è coinvolto nell'inchiesta che ha portato, lo scorso gennaio, all'emissione di un'ordinanza di custodia cautelare da parte del Tribunale di Roma. L'accusa è di associazione finalizzata al narcotraffico, nell'ambito di un'indagine condotta dai carabinieri.

Secondo la ricostruzione investigativa, il gruppo avrebbe sviluppato una struttura organizzata per la distribuzione della cocaina, con un giro d'affari stimato in circa 150mila euro al mese. La rete avrebbe operato tra la Capitale e Civita Castellana, disponendo di luoghi utilizzati per il confezionamento delle dosi, automobili impiegate per le consegne e diversi pusher attivi sul territorio.

Sempre secondo gli investigatori, l'organizzazione avrebbe previsto anche forme di sostegno economico e assistenza legale per gli affiliati finiti nei guai con la giustizia.

Il 33enne avrebbe ricoperto un ruolo considerato particolarmente delicato. Oltre alla presunta attività di distribuzione della droga, gli sarebbero stati affidati compiti legati alla gestione del denaro e alla ripartizione dei proventi con il fratello, indicato dagli inquirenti come figura di vertice del gruppo e all'epoca sottoposto agli arresti domiciliari.

La sua posizione sarebbe stata inoltre sfruttata, sempre secondo l'accusa, per intestargli un'attività di ristorazione che sarebbe stata utilizzata come copertura per le attività illecite. Una circostanza che, per gli investigatori, avrebbe consentito al gruppo di disporre di un'apparente attività commerciale regolare.

La difesa aveva contestato la ricostruzione accusatoria, chiedendo di ricondurre i fatti nell'ipotesi dello spaccio di lieve entità. Tra gli elementi evidenziati dai legali anche l'assenza di precedenti penali a carico del 33enne, il tempo trascorso dai fatti, risalenti al periodo 2023-2024, e la natura delle prove raccolte, comprese le intercettazioni.

La Suprema Corte, tuttavia, ha ritenuto coerente il quadro cautelare delineato dai giudici di merito, escludendo la possibilità di ricondurre la vicenda a un'attività di spaccio occasionale o di modesta entità.

A pesare, secondo quanto riportato nel provvedimento, sarebbero stati soprattutto la continuità delle forniture, la disponibilità di quantitativi significativi di cocaina e il livello di organizzazione raggiunto dal gruppo. Elementi ritenuti incompatibili con una gestione improvvisata dello spaccio.

La Cassazione ha inoltre considerato il ruolo attribuito al 33enne all'interno della presunta organizzazione, evidenziando come avrebbe continuato a svolgere le proprie attività anche durante il periodo in cui il fratello, indicato come capoclan, si trovava agli arresti domiciliari.

Per il 33enne, dunque, resta confermata la misura cautelare in carcere, mentre l'inchiesta continua a delineare i contorni di una presunta rete criminale strutturata tra Roma e Civita Castellana.

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Fuochi d’artificio sul lago di Bolsena, l’Enpa attacca: “Uno scempio ambientale”

7 ore 11 min fa
2026-08-16

BOLSENA - “L'ennesimo scempio di Ferragosto: il lago di Bolsena bombardato per il vostro becero divertimento! Ancora una volta, puntuale come l'afa di agosto, va in scena il solito, deprimente spettacolo. Ieri sera, a Capodimonte, dalle ore 23:00, il cielo del borgo si è illuminato a giorno. Peccato che dietro la facciata dello scenario mozzafiato si nasconda l'ennesimo, intollerabile scempio ambientale. I fuochi d'artificio lanciati direttamente dalle acque del lago di Bolsena. Avete capito bene. Nel 2026, nel bel mezzo di una crisi climatica ed ecologica senza precedenti, un ecosistema fragile e prezioso come quello lacustre viene letteralmente trattato come un poligono di tiro per il vostro intrattenimento. Chiamiamo le cose con il loro nome: questa non è tradizione, questo è un bombardamento autorizzato. Cosa c'è di suggestivo nel lanciare tonnellate di metalli pesanti, bario, perclorati e plastica direttamente dentro l'acqua che teoricamente dovreste proteggere?”

“Quale mente illuminata può pensare che far esplodere petardi sopra un lago sia un'ottima idea per valorizzarlo? Quei riflessi di luce tanto ammirati dai turisti ignari sono fumo tossico che ricade sulla fauna ittica, particelle sottili che avvelenano l'aria e detriti che finiranno sul fondale. Per non parlare del terrore della fauna selvatica. Gli uccelli che popolano le sponde del lago e i canneti verranno colti dal panico, abbandonando i nidi nel cuore della notte, morendo di infarto o schiantandosi contro gli alberi per lo spavento causato dai botti. Un massacro silenzioso in nome del 'folclore'. È semplicemente vergognoso che le amministrazioni locali continuino a spacciare per 'magia' ciò che a tutti gli effetti è un insulto alla natura. Esistono i droni, esistono gli spettacoli laser, esistono alternative silenziose e a impatto zero se proprio si vuole guardare il cielo col naso all'insù. Ma no, si preferisce spendere soldi pubblici per fare rumore, inquinare e spaventare a morte gli animali, sia selvatici che domestici. Il vero scenario 'mozzafiato' sarebbe vedere un lago rispettato, tutelato e amato per la sua bellezza naturale, non usato come palcoscenico per i deliri pirotecnici di chi non ha ancora capito in che secolo vive. È ora di finirla con questo scempio. Il lago di Bolsena merita rispetto, non i vostri botti”.

 

 

ENPA SEZIONE DI VITERBO E PROVINCIA

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Acquapendente, il Comitato “Un Ospedale per il territorio” incontra la Asl

7 ore 11 min fa
2026-08-16

ACQUAPENDENTE - Settimana ferragostana di lavoro per il Comitato aquesiano “Un Ospedale per il territorio”. Raccordata dal Presidente Dottor Sergio Iacoponi. “Il Nostro continuo ed incessante confronto – sottolinea - è planato martedì 11 agosto presso la Direttrice Sanitaria Aziendale, dott.ssa Assunta De Luca. L’incontro è stato un ulteriore momento di confronto, in continuità con quello già avuto in precedenza con il Direttore Generale, dott. Egisto Bianconi. Anche questa volta ho trovato un clima molto cordiale e, soprattutto, una concreta disponibilità ad ascoltare le nostre richieste e a confrontarci sul futuro dell’Ospedale di Acquapendente. Abbiamo affrontato diversi aspetti, soprattutto di carattere tecnico e organizzativo, soffermandoci su alcune delle criticità che riguardano il nostro presidio. È importante sottolineare che alcune di queste difficoltà devono essere inserite in un quadro più generale che riguarda la sanità a livello nazionale, dove in alcuni settori è diventato molto difficile reperire personale qualificato”.

'Abbiamo affrontato anche il tema del Direttore Sanitario del Presidio di Acquapendente. La ASL sta portando avanti una riorganizzazione della Direzione Medica dei presidi periferici e, al momento, per Acquapendente questa funzione viene garantita attraverso la collaborazione e supervisione costante sul posto con il polo centrale di Viterbo Santa Rosa, in base alle necessità del nostro Ospedale. Ad oggi i medici del Santa Rosa si recano periodicamente presso l'Ospedale di Acquapendente per vigilare da vicino su attività organizzate e sul buon andamento delle prestazioni sanitarie eseguite in Pronto Soccorso, nei reparti e nei servizi diagnostici interfacciandosi con i responsabili di tali servizi che lavorano presso il nostro ospedale. A mio avviso, pur trattandosi di una soluzione che dovrà trovare in futuro una sistemazione più stabile, si tratta di un primo passo importante e concreto per garantire una maggiore organizzazione e attenzione al nostro presidio. Naturalmente ci sono ancora altri problemi da affrontare. Su questi abbiamo concordato di proseguire il confronto nei prossimi incontri, perché riteniamo fondamentale non fermarsi e continuare a lavorare per trovare soluzioni concrete. Voglio ringraziare la ASL di Viterbo e, in particolare, la dott.ssa Assunta De Luca, per la disponibilità, l'attenzione e la cortesia dimostrate durante l'incontro. Per il Comitato è molto importante aver creato un canale diretto di comunicazione con la Direzione Aziendale, che ci permetterà di continuare a confrontarci in modo costante sulle problematiche e sulle prospettive dell'Ospedale di Acquapendente. Il nostro impegno continua, con l'obiettivo di tutelare e rafforzare un servizio fondamentale per tutto il nostro territorio”.

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Botti di Ferragosto a Lido di Tarquinia: scatta l'allarme per gli animali spaventati. ...

13 ore 11 min fa
2026-08-16

di DAS

TARQUINIA - La magia dei fuochi d'artificio che come ogni anno illuminano la notte di Ferragosto a Lido di Tarquinia porta con sé, puntuale e drammatica, l'altra faccia della medaglia: il terrore degli animali domestici e selvatici. Tra detonazioni a raffiche e bagliori improvvisi, le festività estive si trasformano spesso in un incubo per i nostri amici a quattro zampe, spinti dal panico a scappare e a far perdere le proprie tracce.

L'ultimo episodio è stato segnalato proprio nelle ultime ore da una cittadina, che ha lanciato un appello sui social dopo aver avvistato un cane simil Border Collie visibilmente terrorizzato. L'animale, spaesato e in evidente stato di agitazione a causa dei continui scoppi dei pirotecnici, è stato visto nei pressi della rotonda di Lido di Tarquinia.

L'udito degli animali, infinitamente più sviluppato di quello umano, percepisce le esplosioni dei fuochi d'artificio come una minaccia di morte imminente. Il panico che ne consegue annulla l'orientamento e l'istinto di conservazione: molti cani riescono a scavalcare recinzioni, spezzare guinzagli o fuggire dai giardini, correndo alla cieca lungo le strade con il fortissimo rischio di essere investiti dalle auto in transito.

Il caso di questo simil Border Collie si aggiunge alla lunga lista di appelli che ogni Ferragosto mettono in luce la necessità di una maggiore sensibilità e tutela verso i nostri animali, affinché la festa di pochi non si traduca nel dramma di tanti.

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Parco archeologico di Norchia, le perplessità dell’avvocato Sabato: «Il sì di Vetralla rischia ...

13 ore 11 min fa
2026-08-16

VITERBO / VETRALLA – L'iter per la nascita del Parco archeologico di Norchia segna un nuovo passaggio formale, ma l'impianto complessivo dell'opera solleva più di qualche perplessità negli addetti ai lavori. A tracciare un'analisi critica ed esaminare i possibili limiti della recente delibera approvata dalla Giunta comunale di Vetralla il 7 agosto scorso è Gabriele Sabato, avvocato e docente universitario.

Se da un lato il placet dell'amministrazione vetrallese conferma la centralità del tema nell'agenda politica locale, dall'altro il testo approvato segna un netto cambio di rotta rispetto all'impostazione originaria promossa dal Comune di Viterbo e sostenuta lo scorso giugno. Un'inversione di marcia che, secondo l'analisi di Sabato, rischia di indebolire fortemente l'ambizione del progetto per tre motivi fondamentali.

1. Ridimensionamento delle tutele: sparisce la natura 'naturalistica'

Nel provvedimento approvato a Vetralla sparisce ogni riferimento alla componente 'naturalistica' del parco, inizialmente prevista nella delibera viterbese. La scelta punta a circoscrivere la perimetrazione alle sole aree di stretto interesse archeologico per tutelare le attività agricole, venatorie e produttive circostanti. Una decisione prudente che però, di fatto, ridimensiona la portata dell'intervento, facendolo scivolare da grande parco integrato a semplice intervento difensivo e isolato.

2. Addio al 'parco a rete' tra Viterbo e Vetralla?

Viene meno la prospettiva del 'parco archeologico a rete', che avrebbe dovuto unire in un unico disegno di valorizzazione e gestione i siti di Norchia, Castel d'Asso e Grotta Porcina. Il testo vetrallese si limita a un generico richiamo ai beni del territorio, eliminando i riferimenti ad accordi istituzionali condivisi, risorse e tempistiche certe con Regione e Ministero della Cultura. Si evidenzia così una mancanza di coordinamento e una spaccatura tra le amministrazioni coinvolte.

3. Un mero atto di indirizzo privo di coperture e risorse

La delibera di Vetralla non individua strumenti concreti per l'operatività del parco: manca l'impegno a partecipare a bandi europei o regionali, manca un piano di monitoraggio e si definisce l'atto come un semplice 'indirizzo politico-amministrativo' privo di impegni di spesa. Il rischio è che il provvedimento rimanga una dichiarazione d'intenti priva di reale efficacia pratica.

L'incognita dei vincoli ministeriali

L'avvocato Sabato solleva infine un importante nodo giuridico: sebbene il Comune di Vetralla abbia cercato di rassicurare i proprietari terrieri garantendo che non verranno toccati i fondi privi di reperti accertati, l'articolo 45 del Codice dei Beni Culturali attribuisce alla Soprintendenza la facoltà di imporre vincoli indiretti e immediatamente precettivi sulle aree contigue. Le rassicurazioni locali rischiano quindi di essere superate dalle decisioni del Ministero.

«Il 'sì' di Vetralla è una buona notizia, ma si tratta di un'adesione in scala ridotta e condizionata rispetto alla visione unitaria iniziale – conclude Sabato –. L'auspicio è che le amministrazioni possano riannodare presto i fili di un dialogo sfilacciato per restituire al territorio un grande parco di rilevanza nazionale».

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Civita Castellana punta sulle fototrappole intelligenti contro l’abbandono dei rifiuti

13 ore 11 min fa
2026-08-16

 

CIVITA CASTELLANA - Occhi elettronici dotati di intelligenza artificiale per contrastare l'abbandono illecito dei rifiuti sul territorio. Il comune di Civita Castellana ha deciso di adottare il pugno duro contro gli incivili: con l'adesione al bando regionale Polizia locale 4.0 l'ente ha infatti approvato il progetto di fattibilità denominato “Civita Castellana ambiente sicuro 4.0” finalizzato al potenziamento delle dotazioni strumentali della polizia locale.

'La proposta - spiega il sindaco Danilo Corazza - nasce dalla necessità di contrastare il fenomeno dell’abbandono incontrollato dei rifiuti, particolarmente problematico in alcune aree periferiche, rurali e industriali della città. Si tratta - ha specificato - del primo di tre bandi a cui il Comune intende partecipare per migliorare il decoro e la tutela ambientale contro questo fastidioso malcostume che, oltre ad essere indecoroso, comporta anche costi per le casse comunali legati agli interventi di bonifica'.

Il progetto prevede l’allestimento di 12 fototrappole, i dispositivi potranno riconoscere automaticamente specifici comportamenti associati all’abbandono dei rifiuti, trasmettendo segnalazioni e report alla centrale operativa della polizia locale. Ma non è tutto, perché sempre dal palazzo comunale, si è pensato bene di provvedere all'acquisto di sistemi remotizzati che consentono ai carabinieri l'accesso immediato al sistema di videosorveglianza del Comune in caso di eventuali illeciti o crimini. Trentuno sono attualmente le telecamere presenti in città. 'Grazie ad un nuovo bando - ha detto infine il primo cittadino - contiamo di finanziare un progetto di 'targa alert', ovvero un sistema elettronico di lettura automatica delle targhe che scansiona i passaggi delle auto e verifica in tempo reale dati come assicurazione, revisione o segnalazioni di furto. Il tutto per rendere una città ancora più pulita e sicura'.

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Amianto abbandonato a Belcolle, scatta la bonifica nell’ex ospedale psichiatrico

Sab, 15/08/2026 - 19:50
2026-08-15

VITERBO – Rifiuti pericolosi abbandonati nell’area dell’ex ospedale psichiatrico di Belcolle, alle spalle del Santa Rosa. A destare particolare preoccupazione è la presenza di circa 30 metri quadrati di lastre in cemento-amianto, rinvenute direttamente sul terreno, nascoste tra la vegetazione.

Una situazione che ha fatto scattare immediatamente le procedure di messa in sicurezza dell’area. Il sito, di proprietà della Provincia di Viterbo, è infatti diventato teatro di uno sversamento abusivo di materiale potenzialmente pericoloso, sul quale sono ora in corso gli accertamenti per individuare i responsabili.

L’amministrazione provinciale, attraverso il settore tecnico, ha disposto l’intervento per la rimozione, il trasporto e lo smaltimento dell’amianto, affidando il servizio direttamente alla ditta viterbese Econet. Per l’operazione è stata stanziata una somma complessiva di circa 2mila euro.

Il materiale dovrà essere sottoposto a un trattamento preliminare con prodotti incapsulanti, così da ridurre il rischio di dispersione delle fibre, prima di essere accuratamente imballato e trasferito presso impianti autorizzati allo smaltimento. Le operazioni saranno effettuate previo nulla osta della Asl competente.

Nel frattempo, la vicenda è finita anche sotto la lente della Polizia provinciale, che ha avviato le verifiche per ricostruire le modalità dello sversamento e risalire a chi abbia abbandonato il materiale nell’area.

L’episodio riaccende i riflettori sulle condizioni di una struttura ormai da anni caratterizzata dal degrado e dall’abbandono. Il ritrovamento delle lastre di cemento-amianto aggiunge ora un ulteriore elemento di criticità, rendendo necessario un intervento rapido per evitare possibili rischi per l’ambiente e per la sicurezza dell’area.

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Ferragosto in carcere, il Sappe: “Il carcere non va mai in ferie”

Sab, 15/08/2026 - 19:50
2026-08-15

ROMA - 'Non vogliamo disturbare il riposo di Ferragosto, ma soltanto ricordare che mentre gran parte del Paese si ferma, nelle carceri italiane c'è chi continua a lavorare e chi continua a scontare la propria pena in condizioni spesso difficili'. È l'appello di Giovanni Battista de Blasis, segretario generale aggiunto del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria (SAPPE), che richiama l'attenzione sulla situazione degli istituti penitenziari nel giorno di Ferragosto.

'Il carcere non va mai in ferie – sottolinea De Blasis – e il 15 agosto, come a Natale, Capodanno o Pasqua, cancelli, sezioni detentive, piantonamenti, traduzioni e servizi di sorveglianza devono continuare a funzionare 24 ore su 24. A garantire tutto questo sono soprattutto le donne e gli uomini della Polizia Penitenziaria, che spesso operano in condizioni ambientali e organizzative estremamente difficili'.

Il quadro, secondo i dati al 30 giugno 2026, resta particolarmente critico: 64.773 detenuti sono presenti nei 189 istituti penitenziari italiani, a fronte di una capienza regolamentare di 51.180 posti. Considerando i posti effettivamente disponibili, stimati in circa 46.400, l'affollamento reale sfiora il 140 per cento.

'Numeri che diventano ancora più pesanti nel cuore dell'estate – prosegue il segretario generale aggiunto del SAPPE – quando il caldo trasforma molte sezioni detentive in ambienti difficilissimi da vivere e da gestire. Celle sovraffollate, temperature elevate, spazi ristretti e carenze di personale alimentano tensione e rendono ancora più gravoso il lavoro della Polizia Penitenziaria'.

De Blasis invita quindi a non dimenticare, nel giorno di Ferragosto, né i detenuti né gli appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria.

'Chi sta scontando una pena è privato della libertà, non della dignità. E chi indossa una divisa non può essere considerato semplicemente una risorsa da utilizzare per garantire il servizio a qualunque costo. La sicurezza penitenziaria ha bisogno di personale, strumenti, condizioni di lavoro adeguate e scelte politiche concrete'.

'Per questo – aggiunge – non servono soltanto le visite istituzionali di Ferragosto, pur importanti quando rappresentano una reale occasione di ascolto. Se il 16 agosto tutto torna esattamente come prima, quelle visite rischiano di diventare semplici passerelle. Il carcere non ha bisogno di fotografie, ma di decisioni'.

Il SAPPE chiede dunque interventi urgenti e strutturali per affrontare il sovraffollamento, rafforzare gli organici della Polizia Penitenziaria, migliorare le condizioni di lavoro e di detenzione e garantire maggiore sicurezza all'interno degli istituti.

'Sul carcere – conclude De Blasis – è troppo facile parlare di emergenza quando accade qualcosa di grave e poi dimenticarsene il giorno dopo. Servono invece una strategia e risorse adeguate. La sicurezza dei penitenziari riguarda tutti: detenuti, Polizia Penitenziaria, operatori e cittadini. Come ricordava John Donne, nessun uomo è un'isola. Anche a Ferragosto, quella campana suona per tutti noi'.

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Santa Maria delle Fortezze, torna alla luce un capolavoro del Rinascimento

Sab, 15/08/2026 - 16:49
2026-08-15

VITERBO – L’ex chiesa di Santa Maria delle Fortezze (conosciuta anticamente anche col nome di Santa Maria Annunziata e poi detta di San Francesco di Paola) venne edificata nel XVI secolo per volontà del Vescovo di Viterbo, Ottaviano Riario, il quale ne celebrò la cerimonia solenne della posa della prima pietra il 21 giugno 1514. Sul luogo prescelto si trovava in origine un’edicola o un sacello chiamato Beata Maria della Fortezza poiché sorto vicino alla Bastia, fortificazione eretta nell’anno 1077 per volere dell’Imperatore Enrico IV. Il fatto che i documenti testimonino la venerazione diffusa tra la popolazione di un’immagine mariana all’interno della cappella preesistente, collega pertanto le vicende della fabbrica rinascimentale (notoriamente attribuita all’invenzione del celebre architetto Donato Bramante), al culto della Vergine radicato in quest’area a ridosso delle mura urbiche. Promuovendo la costruzione del grandioso monumento, Monsignor Riario volle evidentemente perpetuare tale tradizione, enfatizzandola. Per tale motivo, appare più che plausibile che fin dal principio il programma iconografico di una delle cappelle di nuova edificazione fosse già definito.

Una delle quattro cappelle superstiti sulle otto totali che abbellivano la chiesa (rimasta in stato di rudere a causa dei bombardamenti alleati del 26 maggio 1944 che la danneggiarono in maniera irreparabile), raffigura non a caso i momenti più salienti della vita di Maria, recuperati dopo anni di oblio e restituiti a un'inaspettata visibilità grazie ai lavori di restauro pittorico commissionati dalla Soprintendenza ABAP per la Provincia di Viterbo e l'Etruria meridionale e affidati alla Cooperativa romano-torinese Koinè, conclusi lo scorso mese di luglio, condotti dalle restauratrici Mariangela Santella e Cristiana Luberto, affiancate da Riccardo Vettraino che in precedenza aveva già consolidato i dipinti.

In alto, sulla superficie piana dell’arco d’ingresso, è rappresentata l’Annunciazione, con la Vergine in posizione speculare rispetto all’arcangelo Gabriele collocato nel piedritto opposto, il quale stringe in mano il giglio, emblema della purezza della donna che concepirà Gesù senza peccato. Nella parte inferiore della parete concava potevano essere raffigurati addirittura due episodi distinti ma consequenziali: il primo, più in basso, sembrerebbe illustrare la cosiddetta Dormitio Virginis, cioè il momento del trapasso terreno di Maria, circondata dagli Apostoli addolorati radunatisi attorno al suo sepolcro. Una figura canuta al centro, forse San Pietro, pare infatti scrutare all’interno di un sarcofago posto in tralice, che però è ormai illeggibile e forse era raffigurato già vuoto, ricolmo soltanto di rose deposte a onorare la Madonna. A ogni modo, la maggior parte degli Apostoli rivolge lo sguardo verso l'alto: il fulcro centrale di questa porzione della cappella è la mandorla dai contorni iridescenti entro cui si libra in aria l’Assunta. Il catino absidale, infine, ospita il soggetto conclusivo del ciclo, l'Incoronazione della Vergine, con la Madre di Dio inginocchiata di fronte al figlio che le porge la corona mentre angeli musicanti la accolgono in cielo suonando musiche celestiali.

È ragionevole pensare, per via di indubbie affinità negli aspetti stilistici e nelle tecniche esecutive con opere di celebri artisti attivi a Roma a cavallo tra ‘400 e ‘500, che questi affreschi furono i primi a essere realizzati a Santa Maria delle Fortezze, scelti simbolicamente per inaugurare la decorazione in quanto costituivano un omaggio alla cappella demolita per far posto al nuovo santuario mariano. È possibile inoltre affermare che l’artista, il capo bottega che diresse l’equipe di pittori e ornatisti autori degli affreschi, conoscesse in modo approfondito la Cappella Sistina in Vaticano: l’Assunta, infatti, altro non è che una copia fedele della figura centrale dell’Assunzione della Vergine che Pietro Perugino dipinse nel 1481-83 sopra l’altare della “Cappella Magna” voluta da Sisto IV della Rovere (il quale era stato il prozio di Ottaviano Riario che così rimarcava indirettamente la propria parentela con il defunto pontefice). Gli Apostoli che assistono increduli all’Assunzione della Vergine, invece, sono mutuati da quelli che Melozzo da Forlì dipinse nell’abside della Basilica dei Santi Apostoli vicino a piazza Venezia e che oggi sono custoditi, in frammenti, alla Pinacoteca Vaticana. Per di più, è emersa una figura inedita quasi completamente occultata dalla stesura di un fissativo poi scuritosi col tempo, che ha rivelato la conoscenza, da parte del regista del ciclo pittorico viterbese, della volta della cappella Sistina, affrescata da Michelangelo tra il 1508 e il 1512: la Vergine Annunciata è colta nell’attimo prima di essere fecondata dalla colomba dello Spirito Santo inviatale da Dio padre, il quale sormonta la chiave dell’arco. Il Creatore, che indossa una veste azzurrognola e un mantello dallo squillante color malva, con la folta barba bianca agitata dal vento e circonfuso da una nuvola in cui volano putti e cherubini, è un omaggio evidente al Padreterno michelangiolesco della Creazione di Adamo. Anche nella scelta di questa citazione deve aver pesato un intento encomiastico di Ottaviano Riario, la cui ordinazione episcopale era avvenuta nel 1506 per mano di Giulio II della Rovere, ovvero colui che aveva dato l’incarico al Buonarroti per la volta della Sistina.

Ma le sorprese riservate dall’intervento di restauro non finiscono qui: le indagini diagnostiche hanno rilevato tracce di dorature ottenute applicando lamina di stagno a cui veniva sovrapposta foglia d’oro; la pulitura del fregio ornamentale sotto il marcapiano, delle grottesche e delle cornici in finto marmo ha dimostrato l'utilizzo di cartoni preparatori ed è culminata con la scoperta che gli stemmi della famiglia Colonna che campeggiano sulle paraste laterali furono aggiunti in un secondo momento, andando a coprire in parte una scanalatura prospettica: ciò vuole dire che la decorazione della cappella, nella sua fase iniziale (coincidente come detto con il mecenatismo del vescovo Riario), non fu finanziata da nessun membro della celebre casata. Si deve escludere pertanto Vittoria Colonna, di cui tanto si è scritto circa i suoi trascorsi viterbesi tra il 1541 e il 1544 durante cui diede un forte impulso al Circolo degli Spirituali. La decorazione della Cappella Mariana è quindi sicuramente precedente e si può ritenere portata a termine all’incirca entro il 1520, considerando pure che Riario morì nel 1523.

I risultati del restauro e delle ricerche connesse saranno presto divulgati attraverso conferenze, articoli di approfondimento e pubblicazioni ad hoc: auspicabile l’edizione di un volume monografico dedicato al complesso cantiere che la Soprintendenza guidata dall'architetto Margherita Eichberg ha promosso, a partire dal 2023, attingendo ai fondi PNRR della misura “Caput Mundi”, di cui la RUP è l’architetto Federica Cerroni e l’assistente al RUP l’archeologa Beatrice Casocavallo. Lo storico dell’arte Saverio Ricci, incaricato della Direzione Lavori per l’ultimo lotto del finanziamento grazie al quale si è proceduto agli interventi conservativi della Cappella Mariana, non nasconde il suo entusiasmo dichiarando che “gli affreschi riportati a nuova luce e osservati da vicino conducono senza dubbio al nome di un artista illustre al suo tempo, Valentino Pica il Giovane, di cui si era quasi persa memoria e restava una sola traccia, come già indicato da Italo Faldi, costituita dall'altare, firmato e datato al 1514, nella chiesa di Sant’Amanzio a Vitorchiano”.

Ricci ipotizza che Pica, discendente di una famiglia di noti artisti viterbesi, fosse al fianco del Pastura nell’impresa della cappella Vitelleschi nel Duomo di Tarquinia e prima o dopo quell’esperienza abbia potuto recarsi, al seguito del maestro, a Roma, perfezionando i suoi studi: “tornato in patria, dominò le committenze locali, decorando per un altro esponente della famiglia Riario (il cardinale Raffaele) il salone nobile di Palazzo Riario-Gallo a Bagnaia, l’abside della chiesa di San Silvestro o del Gesù, nonché una cappella nella ex chiesa di Sant’Antonio abate in Valle, attualmente non identificata. Ma sono riconoscibili come opere di suo ambito anche la Madonna della Misericordia nella chiesa della Madonna di San Nicola a Vitorchiano, l’altare Anguillara a San Giuliano di Faleria e soprattutto una delle altre cappelle della ex chiesa delle Fortezze, con una decorazione in questo caso a tema cristologico, che la Soprintendenza conta di poter restaurare nei prossimi mesi”.

“La soprintendenza – commenta il soprintendente Eichberg - ha già chiesto e ottenuto un finanziamento nella programmazione ordinaria ministeriale, per proseguire i lavori di restauro architettonico e storico artistico del monumento, che siamo certi sveleranno altre importanti novità e rimetteranno in piena luce la bellezza del suo apparato decorativo”.

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Tarquinia, restituita alla famiglia la salma di Manfredi Capoccia, si attende il funerale

Sab, 15/08/2026 - 13:49
2026-08-15

TARQUINIA – È stata restituita ai familiari la salma di Manfredi Capoccia, il 34enne tarquiniese morto nella notte tra mercoledì 12 e giovedì 13 agosto nelle acque antistanti via Filippo Giorgi.

Al termine degli accertamenti effettuati sul corpo, l’autorità giudiziaria ha concesso il nulla osta per la restituzione della salma, permettendo così alla famiglia di organizzare le esequie.

Capoccia, nato a Tarquinia il 23 dicembre 1991 e residente nella zona dell’Infernaccio, era stato individuato e recuperato senza vita dalla Guardia costiera intorno alle 3 del mattino, dopo diverse ore di ricerche.

L’allarme era scattato poco dopo la mezzanotte. Secondo quanto ricostruito nelle prime fasi, una coppia avrebbe assistito al tuffo del giovane in mare, ancora vestito, nella zona compresa tra il porticciolo e Porto Clementino. I due avrebbero poi notato l’uomo allontanarsi a nuoto verso il porticciolo e avrebbero immediatamente richiesto l’intervento dei soccorsi.

Sul posto erano arrivati polizia e vigili del fuoco. Durante le operazioni di ricerca, i soccorritori avrebbero udito più volte le richieste di aiuto provenire dal mare. Le attività erano proseguite per ore con il coinvolgimento dei vigili del fuoco e della Guardia costiera, mentre era stato allertato anche un elicottero dell’Esercito decollato da Pratica di Mare.

Il 34enne era stato infine localizzato in acqua, ma per lui non c’era ormai più nulla da fare.

Nelle prime ore la sua identità non era stata accertata. Il corpo, inizialmente attribuito a un uomo di circa 30 anni, era stato trasferito al porto di Civitavecchia, dove erano stati eseguiti gli accertamenti da parte della polizia giudiziaria e della polizia scientifica.

Le successive verifiche avevano consentito di identificare la vittima in Manfredi Capoccia.

La salma era quindi rimasta a disposizione dell’autorità giudiziaria per consentire gli esami esterni necessari a chiarire gli elementi legati al decesso. Una volta completati gli accertamenti, è arrivato il nulla osta che ha permesso la riconsegna del corpo alla famiglia.

Ora i familiari potranno procedere con l'organizzazione dei funerali, mentre resta il dolore di una comunità che si è stretta attorno alla famiglia per la tragica scomparsa del giovane tarquiniese.

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Civita Castellana, la Cassazione conferma il carcere per un 64enne accusato di spaccio

Sab, 15/08/2026 - 13:49
2026-08-15

CIVITA CASTELLANA – Resta in carcere il 64enne di origine marocchina accusato di traffico e spaccio di stupefacenti nella zona di Civita Castellana. La Corte di Cassazione, con una decisione del 29 maggio, ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dalla difesa, confermando la misura cautelare disposta nei suoi confronti.

La vicenda giudiziaria aveva conosciuto una svolta nell'arco di pochi mesi. Nell'agosto del 2025 il gip di Roma aveva respinto la richiesta di arresto avanzata dalla Procura. Successivamente, nel febbraio scorso, il Tribunale del Riesame di Roma aveva accolto l'appello del pubblico ministero, disponendo per l'indagato la custodia in carcere.

La difesa aveva contestato il quadro accusatorio facendo riferimento alla cosiddetta “droga parlata”, sostenendo cioè che le conversazioni intercettate non fossero accompagnate da riscontri sufficienti. Era stato inoltre sollevato il principio del “ne bis in idem”, richiamando un precedente procedimento investigativo avviato nel 2020.

Secondo la Suprema Corte, però, i due procedimenti avrebbero riguardato persone e periodi differenti e non sarebbe quindi emersa una violazione del principio invocato dalla difesa.

Quanto alle intercettazioni, i giudici hanno ritenuto che il quadro investigativo non fosse fondato esclusivamente sulle conversazioni captate dagli investigatori. A sostegno delle accuse ci sarebbero infatti anche riconoscimenti fotografici effettuati da diversi acquirenti, che avrebbero indicato il 64enne come il proprio fornitore.

Ulteriori elementi sarebbero arrivati da arresti eseguiti in flagranza e da sequestri di cocaina, elementi che, secondo la ricostruzione investigativa recepita dai giudici, avrebbero fornito riscontri alle conversazioni intercettate.

La difesa aveva inoltre sostenuto che l'organizzazione criminale fosse ormai stata smantellata dopo gli arresti dei principali esponenti nell'estate del 2024. Una tesi che non ha convinto la Cassazione.

A incidere sulla valutazione cautelare sarebbero stati anche i precedenti penali dell'indagato e i rapporti con uno dei presunti vertici del gruppo, che secondo gli investigatori avrebbe continuato a gestire le attività illecite nonostante fosse sottoposto agli arresti domiciliari.

La Cassazione ha quindi ritenuto ancora attuale il quadro cautelare, confermando la custodia in carcere.

Si tratta, va precisato, di una misura cautelare e non di una condanna definitiva: per l'indagato resta valido il principio di presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva.

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