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Quotidiano online di Viterbo
Aggiornato: 3 ore 58 min fa

Cna, la festa per i 70 anni ad Acquapendente

3 ore 58 min fa
2026-09-15

VITERBO - “Sarà un’altra giornata speciale”: il presidente Alessio Gismondi e il segretario Attilio Lupidi ne sono sicuri. Dopo l’incontro nel capoluogo del 19 giugno a palazzo dei Papi, la festa per i primi 70 anni della Cna di Viterbo e Civitavecchia è pronta a esplodere ad Acquapendente. L’appuntamento è venerdì prossimo, 18 settembre, a partire dalle ore 17 in una sede di nuovo prestigiosa: il teatro Boni, in piazza della Costituente, 9.

Il titolo scelto è la sintesi di tutto quello che sarà raccontato: “70 anni di storia e saper fare”. “Sarà un evento spettacolo – spiegano Lupidi e Gismondi – durante il quale, alla presenza delle istituzioni, ci faremo gli auguri a suon di medley musicali e premiando le imprese che da due o più decenni rappresentano un punto di riferimento per l’intera comunità. Il tutto attraverso una narrazione coinvolgente, ideata da Federico Colonnelli, che darà il giusto spazio a quanti hanno contribuito a scrivere la nostra storia”.

La giornata sarà aperta dai saluti istituzionali, quindi la parola passerà al presidente della sede territoriale, Moreno Ceccolungo. Sul palco saliranno poi proprio le imprese, che saranno premiate per la fedeltà alla Cna, la longevità e la continuità nell’attività di famiglia.

Il riconoscimento per i 20 anni di attività andrà a Jasharovski Reshat, in occasione dei 30 anni a Eurodent di Ferrigno Roberto snc, Impiantistica 2000 di Ceccolungo Marco sas, Egidio Giovannini, Roberto Perinelli e Fabio Saleppico, per i 40 anni invece a Maurizio Bandini.

Questi inoltre i premiati per il passaggio generazionale dell’impresa: Francesco Dini, Francesco Putano Bisti, Matteo Evangelisti, Paolo Berna, Luca Putano Alias Bisti, Elena Crisanti, Enrico Pinzi e Simone Agustini. A concludere gli interventi sarà Gismondi, poi chiusura della festa con un aperitivo.

“Per questa iniziativa – concludono Gismondi e Lupidi – ci teniamo a ringraziare il presidente della sede locale, Moreno Ceccolungo, e la responsabile, Lori Nardini. Da mesi stanno lavorando affinché l’incontro sia una vera festa per tutti: famiglie, imprese e territorio”.

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Tra funzione ed estetica: come Max Mara interpreta l’eleganza contemporanea

3 ore 58 min fa
2026-09-15

Le donne chiedono oggi alla moda molto più di una bella immagine. Un capo d’abbigliamento deve accompagnare giornate diverse, offrire comfort, rispondere alle esigenze della stagione e, allo stesso tempo, rappresentare il gusto e la personalità di chi lo indossa. Funzione ed estetica diventano così due aspetti dello stesso progetto, chiamati a convivere senza che l’uno prevalga sull’altro.

Max Mara lavora su questo equilibrio fin dalle proprie origini. Nato a Reggio Emilia nel 1951, il brand ha contribuito all’affermazione del prêt-à-porter moderno, portando la precisione delle tecniche sartoriali all’interno di una produzione industriale di alta gamma.

Un approccio che ha reso possibile concepire l’eleganza non come qualcosa da riservare alle occasioni eccezionali, ma come una presenza concreta nella vita quotidiana.

Vestire bene significa anche sentirsi a proprio agio

L’attenzione dedicata alle donne si traduce innanzitutto nel modo in cui vengono progettati i capi. Vestibilità, peso dei materiali, proporzioni e costruzione devono infatti rispondere a esigenze reali, lasciando libertà di movimento e adattandosi a contesti differenti.

La funzionalità, in quest’ottica, non sottrae nulla alla raffinatezza. Al contrario, contribuisce a definirla. Una silhouette ben calibrata valorizza la figura senza costringerla, un tessuto selezionato offre comfort oltre a una resa estetica precisa, mentre lunghezze e volumi permettono allo stesso elemento del guardaroba di assumere ruoli diversi.

Il cappotto, sintesi di protezione e stile

Questo principio trova una delle sue espressioni più riconoscibili nel mondo dei cappotti donna, categoria strettamente legata alla storia e all’identità di Max Mara. Lana vergine, cashmere e pelo di cammello vengono scelti non soltanto per il loro pregio, ma anche per la capacità di offrire calore, comfort e morbidezza.

La varietà dei modelli risponde allo stesso criterio. Cappotti lunghi, versioni corte, doppiopetto e modelli a vestaglia modificano il rapporto con la silhouette e consentono di trovare soluzioni adatte a esigenze e occasioni differenti. La stessa varietà permette al cappotto di accompagnare con naturalezza look più casual-chic e occasioni formali, mantenendo sempre centrale il rapporto tra eleganza e funzionalità.

A raccontare il savoir-faire del brand contribuiscono inoltre modelli diventati vere icone, come 101801, Manuela e Teddy Bear. Diversi per costruzione, materia e carattere, testimoniano il ruolo centrale che il cappotto ha assunto nel patrimonio Max Mara e la continua ricerca dell’equilibrio tra forma e funzione.

Un’eleganza pensata per essere vissuta

Lo stesso principio si estende a trench, piumini, blazer, giacche, piumini, abiti, completi e maglieria, fino a borse, calzature e accessori. Ogni categoria risponde a necessità differenti, ma parte dall’idea che qualità e bellezza acquistino davvero valore quando entrano con naturalezza nella vita di chi le sceglie.

Per Max Mara, del resto, l’eleganza contemporanea prende forma proprio qui: nella capacità di offrire alle donne capi d’abbigliamento raffinati, confortevoli e funzionali, in grado di accompagnarle senza imporre un modo unico di vestire o di esprimere la propria femminilità.

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SP 36 Massarella, al via i lavori di messa in sicurezza tra Ronciglione, Carbognano e Fabrica ...

3 ore 58 min fa
2026-09-15

ROMCIGLIONE – Sono iniziati i lavori di manutenzione e messa in sicurezza della Strada Provinciale 36 Massarella, nel tratto compreso tra il chilometro 0 e il chilometro 8+500, che attraversa i territori comunali di Ronciglione, Carbognano e Fabrica di Roma.

L'intervento, promosso dalla Provincia di Viterbo, interessa diversi punti della strada provinciale e punta a migliorare le condizioni di sicurezza e percorribilità dell'arteria.

Tra le prime attività previste c'è la pulizia dei bordi stradali, accompagnata dalla riqualificazione delle cunette nei tratti che presentano maggiori necessità di manutenzione. Un'operazione importante anche per favorire il corretto deflusso delle acque meteoriche e limitare le criticità legate al ristagno dell'acqua lungo la carreggiata.

Nei punti in cui la pavimentazione risulta maggiormente ammalorata si procederà inoltre alla realizzazione di un nuovo manto di usura, con il rifacimento del piano stradale. L'obiettivo è intervenire sulle porzioni più deteriorate e migliorare la qualità della superficie di percorrenza.

Una volta completate le opere, è previsto anche il ripristino della segnaletica orizzontale lungo l'intero tratto interessato dai lavori.

L'intervento sulla SP 36 Massarella interessa un'arteria che collega e serve tre territori comunali e rappresenta un'azione di manutenzione finalizzata a garantire maggiore sicurezza agli automobilisti e una migliore funzionalità della strada.

I lavori rientrano nelle attività di manutenzione della rete viaria provinciale, con particolare attenzione alle condizioni della pavimentazione e alla gestione delle acque meteoriche, elementi fondamentali per la conservazione e la sicurezza delle strade.

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Talete, la governance resta un nodo: Sinistra Italiana chiede di ripensare la cessione del 40%

3 ore 58 min fa
2026-09-15

VITERBO – La difficoltà nel trovare una nuova governance per Talete, dopo la mancata riconferma dell’amministratore unico Salvatore Genova e lo stallo registrato nell’assemblea dei soci, riporta al centro del dibattito politico della Tuscia non soltanto il tema dei vertici della società, ma soprattutto quello del suo futuro.

A intervenire è la Segreteria provinciale di Sinistra Italiana, che invita a non considerare definitiva la scelta di cedere il 40% di Talete a un soggetto privato. Per il partito, infatti, le difficoltà emerse nella gestione della società rappresentano l'occasione per una riflessione più ampia sulle prospettive del servizio idrico.

Talete è attualmente una società interamente pubblica. Da anni, sottolinea Sinistra Italiana, l'ingresso di un socio privato viene indicato come una possibile soluzione per reperire risorse, sostenere gli investimenti e accompagnare il risanamento finanziario. Ma proprio nel momento in cui la procedura per l'individuazione del partner privato è segnata da ricorsi e contenziosi e, di fatto, si trova in una fase di stallo, il partito ritiene necessario fermarsi e valutare nuovamente tutte le opzioni.

Secondo Sinistra Italiana, infatti, la questione non può essere affrontata guardando esclusivamente all'emergenza economica della società. A pesare sul futuro del servizio idrico ci sono anche i cambiamenti legati alla crisi climatica, con periodi di siccità più frequenti, precipitazioni irregolari e una crescente pressione sulle risorse idriche.

Uno scenario che, secondo il partito, riguarda direttamente anche la Tuscia e che nei prossimi decenni potrebbe richiedere investimenti significativi per ridurre le perdite delle reti, tutelare le fonti, monitorare le falde, modernizzare gli acquedotti e migliorare l'efficienza energetica degli impianti.

Da qui la domanda posta da Sinistra Italiana: non si tratta soltanto di stabilire quanto valga oggi il 40% di Talete, ma di interrogarsi su quale sarà il valore strategico dell'acqua della Tuscia nei prossimi dieci, venti o trent'anni.

Il partito propone quindi un confronto tra due scenari: da una parte l'ingresso di un socio privato con una concessione trentennale, dall'altra la possibilità di mantenere Talete interamente pubblica, procedendo al risanamento e alla ricapitalizzazione della società e utilizzando le risorse europee, nazionali e regionali disponibili.

Per Sinistra Italiana, prima di assumere una decisione destinata a incidere sul servizio idrico per i prossimi trent'anni, sarebbe necessario mettere a confronto costi, investimenti, ricadute sulle tariffe, garanzie sul controllo pubblico e risultati attesi sul fronte della riduzione delle perdite e della tutela delle risorse idriche.

“Prima di privatizzare, confrontiamo le alternative” è, in sostanza, l'appello lanciato dal partito, che chiede un piano industriale trasparente, obiettivi verificabili e un confronto pubblico sul futuro della società.

La difficoltà attuale nel definire la governance di Talete, secondo Sinistra Italiana, non dovrebbe dunque diventare il motivo per accelerare una scelta già avviata, ma l'occasione per riaprire la discussione.

Perché, conclude la Segreteria provinciale, l'acqua non può essere considerata una società come le altre: è una risorsa essenziale e un bene comune, destinato ad assumere un valore strategico ancora maggiore di fronte alle sfide poste dalla crisi climatica.

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Droga e soldi in casa, arrestato un uomo a Vitorchiano

3 ore 58 min fa
2026-09-15

 

 

VITORCHIANO - Nella giornata di venerdì scorso, personale della Polizia di Stato della squadra mobile della questura di Viterbo ha effettuato un mirato servizio antidroga nel comune di Vitorchiano che ha consentito di trarre in arresto un cittadino italiano per il reato di detenzione di sostanze stupefacenti.

L’operazione di polizia ha avuto inizio nel corso della mattinata con una perquisizione domiciliare a carico dell’uomo che ha consentito di rinvenire e sequestrare una busta trasparente contenente sostanza stupefacente del tipo cocaina, ancora da suddividere in dosi, ulteriori 7 involucri di cocaina pronti alla vendita, un bilancino di precisione e la somma di euro 800 frazionata in banconote di vario taglio.

L’uomo, tratto in arresto dagli agenti della squadra mobile, su disposizione dell’autorità giudiziaria è stato sottoposto agli arresti domiciliari in attesa dell’udienza di convalida e di giudizio direttissimo.

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Polizia di Stato, assegnati a Viterbo e Tarquinia 13 nuovi agenti

3 ore 58 min fa
2026-09-15

 

 

VITERBO - La Questura di Viterbo si rafforza con l'arrivo di nuove unità della Polizia di Stato.

Nella mattinata odierna il Questore di Viterbo Giorgio Di Munno ha, infatti, accolto i nuovi Agenti provenienti da altre sedi del territorio nazionale, rivolgendo loro il benvenuto e augurando un buon lavoro.

L’assegnazione di un numero consistente di personale testimonia l’attenzione riservata dai vertici del Dipartimento alla Provincia di Viterbo.

I nuovi Agenti saranno destinati prevalentemente alle attività di controllo del territorio, contribuendo al rafforzamento dei servizi di prevenzione e sicurezza a Viterbo e Tarquinia.

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A Viterbo il biennio che forma chi vende l’agroalimentare della Tuscia

3 ore 58 min fa
2026-09-15

VITERBO - Nella Tuscia la qualità dei prodotti agroalimentari è raramente il problema. Il problema, quando c’è, sta un passo dopo: raccontarli, posizionarli, farli arrivare a uno scaffale che non sia quello del paese accanto. È il punto in cui una piccola impresa agricola si ferma, e non per mancanza di volontà, ma perché quel lavoro richiede competenze che non si imparano in campo.

È esattamente la figura che la Fondazione ITS Academy Agroalimentare forma a Viterbo con l’Agrifood Digital Marketing & Sales Manager — per esteso, Tecnico Superiore per il Digital Marketing & Sales Management per il settore agroalimentare — il percorso della sede di via del Paradiso 4, realizzato in collaborazione con la Camera di Commercio di Rieti-Viterbo.

Chi esce da questo biennio sa costruire il posizionamento di un prodotto e la sua identità di marca, progettare il packaging e i contenuti con cui lo si racconta, gestire i canali di vendita tra grande distribuzione, ristorazione ed e-commerce, definire listini e politiche di prezzo, e accompagnare un’impresa sui mercati esteri, dalla fiera internazionale alla pratica di export. Non è un profilo di comunicazione e non è un profilo commerciale: è la figura che tiene insieme le due cose, e che nelle aziende agroalimentari del territorio spesso semplicemente non c’è.

Come sono fatti i due anni

Il percorso dura due anni e conta 1.800 ore complessive: mille d’aula e laboratorio, ottocento di stage in azienda. I posti sono venticinque. È completamente gratuito, cofinanziato dal Fondo Sociale Europeo Plus 2021-2027, e rilascia il Diploma di specializzazione per le tecnologie applicate, titolo di V livello EQF valido per i pubblici concorsi e riconosciuto in crediti universitari ai sensi del DM 247/2023.

Il primo anno costruisce le basi e il prodotto: filiere agroalimentari, tecnologie di produzione e trasformazione, diritto agroalimentare e certificazioni di qualità, tracciabilità ed etichettatura fino alla blockchain, tecniche di degustazione e analisi sensoriale, cultura e identità gastronomica. Accanto, la parte di marca e di contenuto: brand analysis e posizionamento, brand identity, packaging design e storytelling, digital e social media marketing, e un modulo dedicato all’uso dell’intelligenza artificiale nella creazione di contenuti.

Il secondo anno sposta il peso sulla vendita: canali di distribuzione e logistica, CRM e strumenti digitali per la vendita, sviluppo e monitoraggio della rete vendita, tecniche di negoziazione, pratiche per l’export e l’internazionalizzazione, marketing fieristico, turismo enogastronomico ed event design. Si chiude sulla redazione del piano commerciale e del business plan, che sono il modo più diretto di verificare se le competenze sono diventate mestiere.

«Questo percorso è nato dalle imprese della Tuscia, non da un modello calato dall’alto: la collaborazione con la Camera di Commercio di Rieti-Viterbo è la forma che quel legame ha preso», dice Eugenio Stelliferi, presidente della Fondazione ITS Academy Agroalimentare. «Il nostro territorio ha prodotti che reggono il confronto con chiunque e un’enorme difficoltà a farli uscire dai confini provinciali. Formare qui, a Viterbo, chi sa fare quel passaggio non è un’operazione di immagine: è il modo in cui un sistema formativo restituisce qualcosa al tessuto produttivo che lo sostiene. E i ragazzi che escono da qui restano, perché il lavoro è qui.»

Quello che c’è dentro il percorso, oltre alle lezioni

Almeno il sessanta per cento delle ore di docenza è tenuto da professionisti che lavorano nelle imprese: consulenti di marketing e di export, responsabili commerciali, tecnologi alimentari, esperti di certificazione e di analisi sensoriale. Le certificazioni e le abilitazioni previste dal percorso si conseguono presso centri accreditati e sono a carico della Fondazione, dall’attestato di sicurezza sul lavoro alla formazione HACCP. Sono previste attività di profilazione e di orientamento alla carriera, e lo stage può svolgersi anche all’estero, sostenuto da borse di studio.

«Il modo più rapido per capire che cos’è un ITS è guardare cosa c’è dentro il percorso oltre alle lezioni», spiega Eleonora Delmirani, direttore della Fondazione ITS Academy Agroalimentare. «Le certificazioni sono a carico nostro e restano all’allievo per tutta la vita professionale. Le ottocento ore di stage non sono un’appendice: sono quasi la metà del monte ore e si svolgono nelle aziende che hanno partecipato alla nostra indagine annuale sui fabbisogni. Chi entra in azienda ci entra su un profilo che quell’azienda ha contribuito a definire, e questo cambia completamente la natura del tirocinio.»

Quell’indagine è il punto in cui il percorso si distingue da una previsione statistica. Ogni anno la Fondazione interroga direttamente le imprese agroalimentari del territorio — ottantaquattro aziende nell’ultima edizione, novanta in quella precedente — chiedendo loro quali competenze cercano, quante persone sono disposte ad assumere e quanti posti di stage possono mettere a disposizione. Le risposte arrivano azienda per azienda, con nome e numeri, e sono la materia con cui si costruiscono i contenuti dei corsi.

Il quadro più ampio va nella stessa direzione. Secondo la rilevazione Unioncamere-Ministero del Lavoro sul sistema informativo Excelsior, nel 2025 il Lazio è stata la seconda regione d’Italia per domanda di diplomati ITS, con 16.600 entrate programmate dalle imprese, dietro la sola Lombardia; il 57,3% di quelle posizioni è risultato difficile da coprire, contro il 50,9% registrato per i laureati. Il dato riguarda tutti i settori, ma fotografa una difficoltà di sistema: le imprese italiane fanno più fatica a trovare un tecnico superiore di quanta ne facciano a trovare un laureato. Il tasso di occupazione dei diplomati ITS, a livello nazionale, supera l’80%.

Che cosa si impara davvero

«Un percorso di marketing si può insegnare in due modi: spiegando i modelli, o mettendo le persone davanti a un prodotto vero e chiedendo loro di venderlo», dice Massimo Castellano, coordinatore didattico della Fondazione, che nel biennio tiene i moduli su posizionamento di marca, negoziazione, sviluppo della rete vendita e redazione del piano commerciale. «Noi abbiamo scelto il secondo. Il primo anno serve a capire il prodotto e la filiera, perché non si vende quello che non si conosce: un allievo che non sa distinguere le caratteristiche qualitative di una materia prima non sarà credibile davanti a un buyer. Il secondo anno lavoriamo sul mestiere commerciale, che è fatto di trattativa, di prezzi, di rapporti che durano. Alla fine ogni allievo scrive un piano commerciale su un’azienda reale: è lì che si vede se ha imparato, e non serve un esame per accorgersene.»

A chi è rivolto

Il percorso è aperto ai diplomati di scuola secondaria superiore e a chi è in possesso di diploma professionale quadriennale IeFP con certificato IFTS. Tra gli iscritti degli ultimi anni, però, i neodiplomati non sono l’unico pubblico: una quota rilevante e in crescita è composta da adulti in riqualificazione professionale, da persone che lavorano in aziende del settore e cercano di specializzarsi, e da laureati che scelgono un ITS per aggiungere competenze pratiche e tecnologiche alla formazione universitaria. La gratuità del percorso elimina la barriera principale per chi rientra in formazione dopo anni.

Come si accede

Le domande di ammissione si presentano su itsagro.it/iscrizioni entro le ore 18.00 di venerdì 25 settembre 2026. Le prove di selezione si tengono a partire dall’8 ottobre e la graduatoria è di merito, con valutazione dei titoli e prova. Le lezioni cominciano il 9 novembre 2026.

Per informazioni e per fissare un appuntamento in sede: segreteria@itsagro.info, 0761.223574

ITS Academy Agroalimentare

Viterbo e Roma

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La Tuscia cerca il salto di qualità, Rotelli: 'Serve un catalogo di esperienze per ogni Comune'

9 ore 58 min fa
2026-09-15

VITERBO – Un catalogo di esperienze per ogni Comune, una maggiore collaborazione tra le amministrazioni e una strategia capace di mettere a sistema borghi, terme, laghi, cammini, artigianato ed enogastronomia.

Questo è il cuore del confronto tenuto da Fratelli d'Italia sul futuro della Tuscia. L'obiettivo? Trasformare le eccellenze del territorio in un'offerta riconoscibile, in grado di competere con le grandi destinazioni turistiche internazionali.

Se ne è parlato alle Terme dei Papi durante “L'Italia dei borghi: radici, turismo e sviluppo per le aree interne”, con amministratori e rappresentanti di FdI chiamati a fare il punto su quanto fatto negli ultimi anni, ma soprattutto su cosa manca ancora al territorio.

Rotelli: “Rendere la Tuscia desiderabile”

A partire dal deputato Mauro Rotelli: “Dobbiamo raccogliere le idee, capire cosa ci contraddistingue davvero e creare un desiderio di venirci a trovare a Viterbo”.

L'esempio arriva da realtà come Grecia, Portogallo e Stati Uniti, capaci secondo Rotelli di creare nel turista il desiderio di visitarle. “Dobbiamo pretendere molto dal territorio, bonificarlo, renderlo attraente e desiderabile. Soprattutto è necessario che tu possa fare qualcosa nel luogo dove vai”.

Da qui la proposta agli amministratori: “Ogni luogo della nostra provincia deve avere un catalogo di esperienze”. Viterbo città termale, medievale, ma anche artigianato ed enogastronomia. Tante realtà diverse che, messe insieme, possono costruire un'offerta più ampia; così se un turista si chiede “cosa posso fare oggi a Viterbo?” ha subito una risposta, ma questa cosa deve valere anche per gli altri Comuni della Tuscia.

Sabatini: “18 interventi in tre anni”

Una strada già intrapresa dalla Regione, come spiegato dal capogruppo FdI Daniele Sabatini: “Portiamo avanti a Roma un claim: “C'è tutta una Tuscia intorno”, grazie a Elena Palazzo”.

Dalla Macchina di Santa Rosa ai Comuni del lago di Bolsena, passando per terme, birrifici, Parco dei Mostri, lago di Vico e cammini religiosi. “A volte ci vergogniamo di raccontare la storia del nostro territorio”, ha aggiunto Sabatini.

In tutto sono 18 gli interventi portati avanti in tre anni, con un lavoro che ora guarda anche al turismo del mare. “Abbiamo ancora un anno e mezzo, siamo pronti ad accogliere nuove idee e sollecitazioni”.

A parlare sono anche i numeri. Marco De Carolis, membro del Consiglio dell'Osservatorio nazionale del Turismo, ha ricordato come nel 2025 le presenze nei borghi siano aumentate del 5%, con un +4% negli arrivi. Per il responsabile nazionale del Dipartimento Turismo FdI Gianluca Caramanna, invece, nei primi due mesi del 2026 la crescita ha raggiunto l'8%, e che se continua cosi, quest’anno supererà anche i dati dell’anno scorso”.

La parola ai Comuni

E poi ci sono le esperienze degli amministratori. A Bagnoregio, ad esempio, si sfiora ormai il milione di visitatori l'anno. “Le bellezze non si tengono sotto vetro, le bellezze si abitano”, ha spiegato il sindaco Luca Profili, ricordando l'importanza degli investimenti sul turismo lento, sui percorsi e sui piccoli Comuni.

Per il sindaco di Castel Sant'Elia Vincenzo Girolami, invece, il patrimonio storico deve tornare ad avere un utilizzo attivo, mentre il vicesindaco di Tuscania Leopoldo Liberati ha posto l'attenzione sulla necessità di creare una rete tra i Comuni, superando il turismo “mordi e fuggi”.

Spazio, infine, al rapporto tra turismo e agricoltura, con l'agriturismo come possibile risorsa per le aziende del territorio e la difesa dei terreni dalle speculazioni, come predicato dal consigliere regionale Giulio Zelli.

Presenti anche Ubaldo Fusco, responsabile Turismo FdI Lazio, Giuseppe Cesetti, sindaco di Canino, Laura Italiano di Unindustria e Francesco Aliperti, presidente di Stay in Tuscia, oltre ai numerosi amministratori presenti. Un saluto è arrivato anche dall'europarlamentare Antonella Sberna.

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Pasolini “abusivo” nella Torre di Pasolini. Sembra il titolo di una provocazione

9 ore 58 min fa
2026-09-15

 

VITERBO - La casa di Chia è stata acquistata, restaurata e aperta al pubblico confidando nelle certificazioni delle istituzioni. Oggi il proprietario deve lasciarla prima che l’appello stabilisca definitivamente a chi appartenga. La vicenda non mette in discussione gli usi civici: interroga la credibilità dello Stato.

Sembra il titolo di una provocazione: Pasolini abusivo nella Torre di Pasolini. Eppure è la conseguenza paradossale di una vicenda giudiziaria reale, nella quale uno dei luoghi più importanti della cultura italiana rischia di essere sottratto a chi lo ha acquistato e restaurato prima ancora che la controversia sulla proprietà sia stata decisa definitivamente.

La Torre di Chia non è soltanto un rudere medievale associato a un nome celebre. Fu l’ultima dimora e lo studio di Pier Paolo Pasolini, il rifugio nel quale lavorò a Petrolio e scrisse molte delle Lettere luterane. Era una casa vissuta, frequentata da intellettuali, registi e artisti; un luogo nel quale la vicenda personale del poeta si è depositata negli ambienti, nel paesaggio e perfino nella luce che entra dalle grandi vetrate volute dallo stesso Pasolini.

Dopo la sua morte, gli eredi cercarono a lungo una soluzione che consentisse di conservare il complesso. Le istituzioni non lo acquistarono e la proprietà venne messa in vendita. Nel 2021 arrivò Gabriele Gallinari, che decise di comprare la Torre e, per farlo, vendette la propria abitazione di Roma.

Non si trattò di un acquisto clandestino o concluso ignorando i controlli. Il Comune di Soriano nel Cimino certificò l’assenza di usi civici; le verifiche svolte in occasione del rogito non evidenziarono ostacoli; il Ministero, pur essendo il complesso sottoposto a vincolo culturale, non esercitò il diritto di prelazione. Gallinari entrò così in possesso del bene, avviò un restauro seguito dalla Soprintendenza e lo aprì al pubblico, mettendo a disposizione della comunità una casa che avrebbe potuto legittimamente conservare come residenza privata.

Tutto, fino a quel momento, parlava il linguaggio della legalità. Il Comune certificava, il notaio stipulava, il Ministero non acquistava, la Soprintendenza controllava i lavori. Gallinari non si era fidato di una voce o di una promessa informale: si era fidato degli atti dello Stato.

Poi l’Università Agraria di Chia ha rivendicato l’intero complesso, sostenendo che non fosse una proprietà privata, ma una parte del demanio collettivo appartenente alla comunità locale. Il nome dell’ente può confondere: non si tratta di un’università, ma del soggetto che rappresenta il dominio collettivo e gestisce i terreni sui quali esistono diritti della popolazione.

Gli usi civici sono un istituto antico e importante. Permettono agli abitanti di una comunità di utilizzare determinati terreni per il pascolo, la raccolta della legna e altre attività tradizionali. Quando un fondo appartiene al demanio civico, non può essere liberamente venduto, usucapito o sottratto alla sua destinazione collettiva. Proteggere questi diritti significa difendere un patrimonio che non appartiene a un singolo, ma alle generazioni di una comunità.

Nessuno chiede di cancellarli o di considerarli un residuo medievale privo di valore. Il problema è stabilire se gravino davvero sulla Torre e sulle particelle che compongono la proprietà.

Per accertarlo, il giudice ha nominato un consulente tecnico d’ufficio. La sua analisi ha concluso che quattro delle cinque particelle interessate fossero private. Non si tratta di un dettaglio marginale: significa che il tecnico scelto dal giudice ha escluso la natura collettiva della parte largamente prevalente del complesso.

Il Commissario per la liquidazione degli usi civici è arrivato però a una conclusione differente. Ha riconosciuto l’intera proprietà come appartenente al demanio collettivo, ha dichiarato nulla la compravendita del 2021 e ne ha disposto la reintegra nel patrimonio gestito dall’Università Agraria.

Un giudice può discostarsi dalle conclusioni del proprio consulente. La consulenza tecnica non lo vincola e la decisione spetta soltanto a lui. Quando, però, quattro particelle su cinque vengono qualificate come private dal tecnico incaricato e la sentenza le considera tutte collettive, il passaggio merita una motivazione particolarmente rigorosa. È proprio questo uno dei punti che dovranno essere esaminati in appello.

Gallinari ha impugnato la sentenza davanti alla Corte d’Appello di Roma. L’udienza per decidere il merito è fissata al luglio 2028. La richiesta di sospenderne provvisoriamente gli effetti, intanto, è stata respinta.

È qui che la vicenda assume il carattere di un incubo kafkiano. La giustizia si prenderà quasi due anni per stabilire definitivamente a chi appartenga la Torre, mentre la procedura per allontanare chi oggi vi abita è già cominciata. La Regione Lazio ha disposto la reintegra e ha ordinato a Gallinari di consegnare il complesso entro trenta giorni, libero da persone e cose. Da proprietario riconosciuto da un rogito è diventato, nella terminologia del provvedimento, un “occupante”.

La Regione non parla di espropriazione. Sostiene di stare restituendo alla comunità un bene che non avrebbe mai cessato di appartenerle. Dal punto di vista tecnico la distinzione è corretta: se il complesso è demanio civico, nessuno può essere espropriato di una proprietà che non ha mai validamente acquistato.

Per Gallinari, tuttavia, l’effetto materiale non cambia. Perde senza indennizzo una casa comprata con il ricavato della propria abitazione, sulla quale ha investito altro denaro e che ha restaurato sotto il controllo degli organi pubblici. Potrebbe inoltre essere chiamato a pagare una somma per avere “occupato” lo stesso bene che le istituzioni gli avevano consentito di acquistare, recuperare e abitare.

La domanda, allora, non riguarda soltanto la titolarità della Torre. Riguarda la responsabilità dello Stato quando i suoi uffici producono certezze che altri uffici, anni dopo, cancellano.

Una certificazione comunale può essere sbagliata. Un controllo notarile può non individuare un vincolo remoto. Il mancato esercizio della prelazione non garantisce da solo la validità assoluta di un titolo. Ma se un cittadino compie tutte le verifiche richieste, acquista pubblicamente, restaura un bene vincolato insieme alla Soprintendenza e lo apre alla comunità, è ragionevole che sopporti da solo ogni conseguenza dell’eventuale errore delle istituzioni?

La tutela dei beni collettivi non dovrebbe trasformarsi nella punizione di chi ha agito in buona fede. Se la Torre appartiene davvero alla comunità di Chia, quel diritto dovrà essere riconosciuto al termine del processo. Nel frattempo, però, esistono una consulenza tecnica favorevole alla natura privata di quattro particelle, una sentenza impugnata e un appello ancora da discutere. Attendere il giudizio definitivo non significherebbe cancellare gli usi civici. Significherebbe evitare che la decisione venga eseguita nelle sue conseguenze più traumatiche prima di essere sottoposta a un esame completo.

Anche lo slogan “Pasolini abusivo” va inteso in questo senso. Nessuno sostiene che il poeta abbia costruito illegalmente la sua casa. Il paradosso riguarda il titolo di proprietà: se il complesso è sempre appartenuto al demanio collettivo, allora anche Pasolini, i suoi eredi e tutti coloro che per decenni sono stati considerati proprietari lo avrebbero posseduto senza esserlo realmente. Lo Stato avrebbe vincolato come proprietà privata un bene collettivo, avrebbe consentito che passasse attraverso successioni e atti, avrebbe rinunciato ad acquistarlo e avrebbe scoperto soltanto dopo cinquant’anni che quella lunga storia giuridica era fondata su un errore.

C’è poi un secondo elemento che rende necessaria una valutazione trasparente sul futuro della Torre. L’Università Agraria gestisce nel bosco circostante il Parco delle Cascate di Chia, un’attrazione a pagamento che utilizza ampiamente il nome di Pasolini e la presenza della Torre nella propria promozione. Parallelamente, secondo gli atti richiamati dalla parte privata, il Comune avrebbe contestato numerosi manufatti realizzati nell’area, disponendone la demolizione e applicando una sanzione di 20mila euro. Il TAR avrebbe inoltre respinto la richiesta cautelare presentata dall’ente contro quei provvedimenti.

Questo contenzioso urbanistico è distinto dalla causa sulla proprietà e non dimostra che Gallinari abbia ragione. Pone, però, una questione politica che non può essere elusa: prima di consegnare un bene culturale tanto delicato a un nuovo gestore, la Regione ha verificato quale progetto esista per la sua conservazione, chi sosterrà i costi, come sarà garantita la fruizione pubblica e quale uso verrà fatto dell’eredità di Pasolini?

Una Torre non viene salvata semplicemente cambiando il nome sulla porta. Servono manutenzione, competenza, risorse e una responsabilità quotidiana. Gallinari sostiene di avere già garantito tutto questo, investendo denaro personale, lavorando con la Soprintendenza e consentendo le visite. Se dovrà perdere il bene, almeno si attenda che un giudice abbia stabilito definitivamente che non gli è mai appartenuto e si riconosca, nei limiti previsti dalla legge, il valore delle opere compiute in buona fede.

La petizione nata attorno alla Torre non chiede di sacrificare i diritti della comunità. Chiede alla Regione di sospendere la reintegra fino alla sentenza definitiva, di valutare le garanzie offerte dal futuro gestore e di evitare che un uomo venga allontanato dalla propria casa mentre il processo destinato a stabilire se quella casa sia davvero sua deve ancora cominciare nel merito.

La legalità non può diventare una trappola nella quale ogni istituzione compie formalmente il proprio atto e nessuna risponde del risultato complessivo. Se il cittadino deve rispettare lo Stato, anche lo Stato deve essere coerente con le certezze che produce. Altrimenti il vero abusivo non sarà Pasolini, né chi ha salvato la sua Torre: sarà il dubbio, lasciato entrare dalle istituzioni e diventato padrone di casa.

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Palio di Canino, dura presa di posizione dell'ENPA dopo l'incidente

9 ore 58 min fa
2026-09-15

 

CANINO – L'ennesimo incidente lungo le vie del paese riaccende con forza la polemica sui palii storici e sulla tutela degli animali. A prendere una posizione durissima dopo i fatti accaduti domenica scorsa durante il Palio di San Clemente è l'ENPA (Ente Nazionale Protezione Animali) della sezione di Viterbo e provincia, che definisce l'accaduto non come un’imprevedibile fatalità, ma come la cronaca annunciata di una manifestazione ormai superata e pericolosa.

Gli attimi di paura vissuti lungo Corso Matteotti — con un fantino disarcionato e travolto dagli zoccoli, il panico tra gli spettatori e un cavallo terrorizzato in fuga — sono stati il fulcro della nota di protesta emessa dal sindacato e dall'associazione protezionista. L'ENPA sottolinea il confine netto tra il folklore e la sicurezza degli animali, evidenziando una differenza fondamentale: mentre i fantini scelgono consapevolmente di gareggiare, i cavalli vengono costretti a correre in contesti urbani del tutto inadeguati, tra asfalto, urla e transenne.

«Dire che questa volta non ci sono state lesioni gravi è la solita scusa per sminuire l'accaduto», evidenziano i rappresentanti dell'associazione viterbese, denunciando i rischi sistematici a cui sono sottoposti gli animali in questo tipo di tracciati. «Non va bene niente: questa volta è andata bene, ma non possiamo aspettare l'ennesimo cavallo sacrificato per fare finta che il problema non esista».

Dall'associazione arriva quindi un appello accorato e perentorio alle istituzioni e al legislatore per mettere la parola fine alle corse di animali su tracciati cittadini, sollecitando un passaggio definitivo verso forme di rievocazione storica che non impieghino o mettano a rischio la vita degli animali.

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Truffe agli anziani, a Vasanello tre colpi messi a segno e tre arresti

9 ore 58 min fa
2026-09-15

VASANELLO – Non vergognarsi di raccontare e denunciare. È questo il messaggio che arriva da Vasanello dopo gli ultimi episodi di truffa ai danni di anziani. Dall’inizio dell’anno, sul territorio sono state tre le truffe messe a segno, con tre persone arrestate, mentre un tentativo è stato sventato e un altro, purtroppo, è andato a buon fine.

Tra le vittime anche una donna di 85 anni, che nei giorni scorsi è finita nel mirino di una banda di truffatori. Per tutelarne la privacy, la chiameremo “Anna”. I malviventi avrebbero utilizzato il classico stratagemma del falso coinvolgimento dei Carabinieri, facendo credere alla donna che fosse in corso un’indagine e che fosse necessario consegnare gioielli e denaro per metterli al sicuro.

Solo successivamente, grazie al confronto con la figlia, l’anziana ha compreso di essere stata raggirata. Una presa di coscienza che ha lasciato spazio alla rabbia, ma soprattutto al senso di colpa e alla vergogna che spesso accompagnano le vittime di questo tipo di reati.

Proprio per questo, durante una visita alla donna, è stato ribadito un concetto fondamentale: chi viene truffato non deve sentirsi colpevole. I malviventi sono spesso persone esperte nella manipolazione e fanno leva sulla paura, sull’affetto per i propri familiari e sulla fiducia nelle istituzioni.

«Raccontare è il primo modo per difendersi» è il messaggio rivolto alla vittima e, più in generale, a tutti gli anziani. Parlare dell’accaduto con familiari, amici, vicini e conoscenti può infatti contribuire a mettere in guardia altre potenziali vittime e interrompere la catena dei raggiri.

A contribuire all’individuazione dei responsabili è stato anche il sistema di videosorveglianza comunale, sul quale l’amministrazione di Vasanello ha investito negli ultimi anni. Le immagini hanno permesso di individuare e segnalare rapidamente il veicolo utilizzato dai malviventi alle centrali operative delle forze dell’ordine.

La collaborazione tra Polizia e Carabinieri ha quindi consentito di fermare il mezzo e arrestare i due componenti della banda. Nel corso dell’intervento, oltre agli oggetti in oro e al denaro sottratti alla donna, sarebbero stati trovati anche circa 10mila euro, ritenuti provento di altre truffe commesse nella zona.

Una vicenda che, nonostante il trauma per la vittima, si è dunque conclusa con un risultato importante sul fronte delle indagini. Ma il fenomeno resta una minaccia concreta, soprattutto per le persone anziane.

Per questo il messaggio che arriva da Vasanello è chiaro: denunciare, parlare e fare rete. Perché il silenzio alimenta la paura, mentre la condivisione delle esperienze può diventare uno degli strumenti più efficaci per impedire che altri cadano nella stessa trappola.

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La sfida della pausa pranzo nelle PMI: oltre la mensa tradizionale

9 ore 58 min fa
2026-09-15

Nel panorama economico italiano, il tessuto produttivo è storicamente dominato dalle piccole e medie imprese. Queste realtà, pur rappresentando il motore trainante dell'economia nazionale, si trovano oggi ad affrontare sfide complesse legate alla gestione delle risorse umane e all'ottimizzazione del welfare aziendale. Tra i servizi più richiesti e apprezzati dai collaboratori spicca senza dubbio la ristorazione collettiva. Tuttavia, garantire una pausa pranzo in ufficio che sia al contempo sana, bilanciata, varia e di alta qualità rappresenta un ostacolo logistico ed economico non indifferente per le organizzazioni di dimensioni medio-piccole.

La mensa aziendale classica, intesa come un refettorio con cucina interna e personale dedicato alla preparazione dei pasti sul momento, è un modello concepito per le grandi industrie o per i complessi direzionali con centinaia di dipendenti. Per una PMI, questo schema si scontra con insormontabili vincoli strutturali e normativi. Il primo e più evidente ostacolo è la disponibilità di spazio. Realizzare una cucina professionale conforme alle rigide normative igienico-sanitarie richiede una metratura generosa, che spesso le aziende preferiscono destinare alla produzione, agli uffici o allo stoccaggio delle merci.

In secondo luogo, vi sono barriere tecniche spesso insuperabili. L'installazione di una cucina calda richiede la presenza di canne fumarie certificate, sistemi di aerazione forzata, impianti idraulici ed elettrici dedicati, nonché sistemi avanzati per la prevenzione degli incendi. Molti uffici situati in centri storici, condomini o parchi commerciali non dispongono della predisposizione per tali impianti, rendendo di fatto impossibile l'ottenimento delle autorizzazioni da parte delle autorità sanitarie locali (ASL).

A queste difficoltà strutturali si aggiunge la complessità burocratica legata alla sicurezza sul lavoro e all'igiene degli alimenti. Gestire una cucina interna significa assumersi la responsabilità diretta di complessi piani di autocontrollo HACCP, della manutenzione delle attrezzature e della gestione di personale specializzato nel settore alimentare. Per una piccola o media impresa, il cui core business è focalizzato su tutt'altro, disperdere energie e risorse nella gestione di una simile infrastruttura risulta inefficiente.

Ciononostante, ignorare il problema della pausa pranzo non è una strategia lungimirante. La qualità del cibo consumato durante le ore di lavoro influisce direttamente sulla produttività, sulla concentrazione e sul benessere psicofisico dei dipendenti. Limitarsi a proporre soluzioni frammentarie, come i distributori automatici di snack o il ricorso sistematico a bar e tavole calde limitrofe, non solo grava sul budget dei lavoratori, ma non garantisce un apporto nutrizionale equilibrato. È in questo scenario che la moderna ristorazione aziendale deve trovare una via alternativa, capace di coniugare la qualità del servizio con la flessibilità logistica.

 

Esternalizzare il servizio mensa: perché conviene alle piccole e medie realtà

Di fronte all'impossibilità di realizzare un'infrastruttura di ristorazione interna, la scelta strategica più logica e vantaggiosa per una PMI è quella di esternalizzare il servizio mensa. Questo approccio consente di trasformare un potenziale problema logistico in un'opportunità di welfare strutturato, trasferendo interamente la complessità operativa a un partner specializzato. I vantaggi di questa transizione si riflettono sia sul bilancio aziendale sia sulla qualità della vita lavorativa all'interno dell'organizzazione.

Il primo grande beneficio economico risiede nel passaggio da costi fissi a costi variabili. La creazione di una mensa interna comporta investimenti iniziali elevatissimi (CapEx) per l'acquisto di cucine industriali, banchi di distribuzione, stoviglie e sistemi di refrigerazione, a cui si sommano i costi fissi di gestione (OpEx) legati al personale e alle utenze. Al contrario, l'outsourcing della mensa aziendale permette di pagare esclusivamente per il servizio effettivamente erogato, ovvero per il numero di pasti realmente consumati. Questo modello 'pay-per-use' è particolarmente virtuoso in un'epoca caratterizzata da modalità di lavoro ibride, come lo smart working, in cui la presenza fisica dei dipendenti in ufficio varia di giorno in giorno.

Un altro aspetto fondamentale riguarda la drastica riduzione delle responsabilità burocratiche e legali. Quando si decide di esternalizzare la gestione della mensa aziendale, tutti gli adempimenti normativi in materia di sicurezza alimentare, la tracciabilità degli ingredienti e la gestione delle intolleranze o allergie ricadono sul fornitore del servizio. L'azienda cliente deve semplicemente mettere a disposizione un'area idonea al consumo dei pasti, senza doversi preoccupare di controlli sanitari complessi o di aggiornamenti normativi continui.

La convenienza dell'esternalizzazione si misura anche in termini di efficienza organizzativa. Gestire un servizio di ristorazione interno richiede tempo e risorse umane: dalla selezione dei fornitori di materie prime alla gestione dei turni del personale di cucina, fino alla risoluzione di eventuali imprevisti. Delegare queste attività a professionisti del settore consente al management della PMI di rimanere focalizzato esclusivamente sulle attività strategiche dell'azienda, con la certezza che i propri collaboratori ricevano un servizio impeccabile. Attraverso questa scelta, l'impresa dimostra una forte attenzione al benessere dei dipendenti, migliorando l'employer branding e la capacità di attrarre nuovi talenti sul mercato.

 

Il modello Mensa senza cucina: come funziona il delivery pasti in azienda

Per superare definitivamente i limiti fisici delle strutture aziendali, la moderna tecnologia alimentare e la logistica avanzata hanno dato vita a un modello innovativo: la mensa senza cucina. Questa soluzione rappresenta l'evoluzione digitale e flessibile della ristorazione collettiva tradizionale, poiché scardina il concetto stesso di preparazione in loco del cibo, pur mantenendo intatta la qualità gastronomica di un piatto cucinato al momento.

Il funzionamento del servizio si basa su un ecosistema digitale semplice e intuitivo, progettato per integrarsi perfettamente nella routine quotidiana dell'ufficio. Attraverso una piattaforma web o un'applicazione mobile dedicata, ogni dipendente può visualizzare il menu del giorno o della settimana e prenotare il proprio pasto entro un orario stabilito. I menu sono studiati da nutrizionisti per garantire il giusto apporto calorico e una corretta ripartizione dei nutrienti, offrendo un'ampia varietà di opzioni che includono piatti vegetariani, vegani, gluten-free e soluzioni pensate per chi soffre di specifiche intolleranze alimentari.

Una volta raccolte le ordinazioni, la preparazione vera e propria avviene all'interno di centri di cottura centralizzati ad alta tecnologia. Qui, chef professionisti preparano le ricette utilizzando materie prime fresche e selezionate, spesso legate al territorio e alla stagionalità. Subito dopo la cottura, i piatti vengono porzionati e sigillati in monoporzioni termoresistenti o in atmosfera protettiva.

In questo scenario, un servizio strutturato di delivery pasti in azienda come quello di Felsinea Ristorazione rappresenta la perfetta sintesi tra tecnologia e arte culinaria. La logistica del trasporto è il vero cuore pulsante del sistema: i pasti vengono caricati su mezzi attrezzati che mantengono rigorosamente la temperatura corretta fino alla consegna presso la sede del cliente.

All'arrivo in azienda, i dipendenti trovano i loro pasti pronti per aziende ordinati, identificabili tramite etichette personalizzate con il nome del richiedente e le informazioni nutrizionali. Per consumare il pranzo, è sufficiente disporre di un'area break minimale, dotata semplicemente di forni a microonde per il riscaldamento veloce dei piatti caldi e di un frigorifero per la conservazione di insalate e dessert. Non sono necessarie canne fumarie, non vi sono odori di cottura persistenti negli uffici e le operazioni di pulizia sono ridotte al minimo, poiché i contenitori monouso sono spesso realizzati in materiali compostabili o facilmente riciclabili.

 

Sicurezza igienico-sanitaria e rispetto della catena del freddo e del caldo

Quando si parla di alimentazione in ambito lavorativo, la qualità del gusto deve necessariamente andare di pari passo con i più elevati standard di sicurezza igienico-sanitaria. Nel modello della mensa esternalizzata senza cucina, la tutela della salute del consumatore è garantita da protocolli rigorosi che coprono l'intero ciclo di vita del prodotto, dalla selezione delle materie prime fino al momento del consumo finale.

Il pilastro fondamentale di questo processo è il rigoroso rispetto delle procedure HACCP (Hazard Analysis Critical Control Point). Ogni fase della preparazione nei centri di cottura è monitorata costantemente per prevenire qualsiasi rischio di contaminazione biologica, chimica o fisica. Tuttavia, la sfida più complessa per un servizio di consegna pasti riguarda il mantenimento delle corrette temperature di conservazione durante la fase di trasporto, un aspetto cruciale noto come gestione della catena del freddo e del caldo.

Per preservare l'integrità organolettica e la sicurezza microbiologica dei cibi, si utilizzano principalmente due metodologie di conservazione e trasporto:

La catena del freddo (Cook & Chill): Questo metodo prevede che il cibo, subito dopo essere stato cotto ad alte temperature, venga sottoposto a un abbattimento rapido di temperatura, portandolo a meno di 4 °C in tempi brevissimi. Questo shock termico blocca la proliferazione batterica senza danneggiare la struttura cellulare degli alimenti. I pasti vengono poi trasportati su veicoli refrigerati certificati ATP e mantenuti a temperatura controllata fino alla rigenerazione termica in azienda;

La catena del caldo (Cook & Serve): In questo caso, i piatti caldi vengono porzionati immediatamente dopo la cottura e inseriti in contenitori isotermici sigillati. Il trasporto avviene tramite mezzi dotati di vani riscaldati che mantengono costantemente la temperatura del cibo al di sopra dei 65 °C, soglia di sicurezza che impedisce lo sviluppo di microrganismi patogeni.

Un ruolo altrettanto determinante è svolto dalle tecnologie di confezionamento. L'utilizzo del confezionamento in atmosfera protettiva (ATM) consiste nel sostituire l'aria all'interno della vaschetta con una miscela di gas inerti (azoto e anidride carbonica) che rallenta i processi di ossidazione e deterioramento naturale del cibo. Questa tecnologia permette di conservare i piatti freschi per diversi giorni senza l'aggiunta di conservanti artificiali, mantenendo inalterati i sapori, i colori e le consistenze originarie delle preparazioni. Al momento della pausa pranzo, il dipendente ha la certezza di consumare un pasto sicuro, igienico e qualitativamente paragonabile a quello di un ristorante.

 

I vantaggi organizzativi e fiscali di una mensa esternalizzata e flessibile

Oltre ai benefici logistici e di benessere per i collaboratori, l'adozione di una soluzione di mensa diffusa ed esternalizzata comporta rilevanti vantaggi di natura amministrativa e fiscale per le imprese. Lo Stato italiano, infatti, promuove attivamente il welfare aziendale legato alla nutrizione, offrendo agevolazioni fiscali mirate che rendono questo servizio estremamente conveniente rispetto ad altre forme di sussidio, come i tradizionali buoni pasto.

Dal punto di vista della fiscalità d'impresa, le spese sostenute dal datore di lavoro per il servizio di mensa esternalizzata o per la fornitura di pasti pronti sono interamente deducibili ai fini IRES (imposta sul reddito delle società). Inoltre, l'IVA applicata su questa tipologia di servizi di ristorazione è agevolata al 4%, a differenza dell'aliquota ordinaria applicata ad altre prestazioni di servizi. Questo si traduce in un immediato risparmio economico per l'azienda rispetto all'erogazione di indennità sostitutive in busta paga, che sarebbero invece soggette a tassazione ordinaria e a contribuzione previdenziale.

Un altro aspetto di grande interesse riguarda la deducibilità fiscale e l'esclusione dal reddito di lavoro dipendente. Secondo la normativa vigente (Articolo 51 del TUIR), le somme destinate alla gestione del servizio di mensa aziendale, sia essa interna o esternalizzata sotto forma di 'mensa diffusa', non concorrono a formare il reddito imponibile del dipendente. Ciò significa che il lavoratore riceve un beneficio netto di altissimo valore, completamente esente da tasse e contributi, aumentando di fatto il suo potere d'acquisto reale senza incrementare il cuneo fiscale per l'azienda.

Sotto il profilo organizzativo, la digitalizzazione del servizio azzera i costi di gestione amministrativa. Gli uffici delle risorse umane non devono più occuparsi della distribuzione fisica dei ticket cartacei o della rendicontazione manuale delle presenze. Le moderne piattaforme di gestione integrano la fatturazione in modo automatico: a fine mese, l'azienda riceve un'unica fattura dettagliata basata sui pasti effettivamente ordinati ed erogati. Questa trasparenza amministrativa elimina gli sprechi finanziari e consente un controllo di gestione preciso e in tempo reale sul budget destinato al welfare, confermando la mensa esternalizzata come la scelta più razionale e moderna per la crescita sostenibile delle piccole e medie imprese.

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Gestione dei bilanci familiari nella Tuscia: la ricerca di stabilità nelle spese per luce e gas

9 ore 58 min fa
2026-09-15

Mantenere in equilibrio le spese di casa rappresenta una priorità costante anche per le famiglie del territorio viterbese, specie di fronte all'andamento altalenante dei costi energetici. Dai centri urbani della Tuscia fino ai comuni della provincia, la gestione delle fatture di elettricità e metano incide in modo significativo sulla pianificazione mensile. Proprio per questo motivo, la comprensione dei meccanismi che regolano le tariffe diventa fondamentale per individuare soluzioni capaci di limitare l'impatto dei picchi stagionali e garantire maggiore serenità economica.

 

L'impatto delle oscillazioni di mercato sulle spese di casa

L'andamento dei prezzi della materia prima influenza in modo diretto l'importo finale registrato in fattura. Nei periodi invernali, l'uso intensivo dei sistemi di riscaldamento determina un aumento fisiologico dei volumi di gas impiegati, mentre le stagioni estive vedono un incremento dell'utilizzo dell'energia elettrica legato alla climatizzazione. Quando a tali aumenti volumetrici si sommano le fluttuazioni dei listini all'ingrosso, le somme da saldare possono subire variazioni considerevoli da un mese all'altro.

Questa discontinuità rende difficoltoso stabilire un piano di spesa accurato. La presenza di voci di costo composite e l'insidia di conguagli applicati a distanza di tempo generano ulteriore incertezza, trasformando la ricezione della bolletta in un momento di preoccupazione per la stabilità finanziaria della casa.

 

Quando conviene orientarsi verso il prezzo bloccato

Di fronte a un contesto caratterizzato da costante fluttuazione, l'adozione di contratti basati su criteri di maggior equilibrio costituisce una scelta strategica. Valutare le migliori offerte luce e gas prezzo fisso risponde all'esigenza di chi desidera congelare il corrispettivo della materia prima per un arco temporale definito. Tale approccio consente di isolare la spesa domestica dalle tensioni dei mercati energetici, assicurando un costo unitario costante indipendentemente dalle dinamiche esterne.

La scelta del prezzo bloccato risulta idonea per le famiglie che prediligono la chiarezza e intendono eliminare le sorprese legate a improvvisi rialzi tariffari. Conoscere in anticipo il valore attribuito alla materia prima dà più sicurezza e permette di organizzare i conti casalinghi con più serenità, permettendo di distribuire le risorse economiche con tranquillità durante tutto l'anno.

 

Un approccio digitale e pianificato con la rata fissa

In questo scenario, emergono modelli operativi pensati per semplificare la relazione tra utente e servizio energetico. Tra i fornitori operanti sul mercato, NeN propone una modalità di fruizione orientata alla massima prevedibilità attraverso lo strumento della rata fissa. Questo sistema definisce un importo mensile unico e costante, basato sui consumi storici dell'abitazione e comprensivo di ogni voce di spesa.

L'azzeramento della variabilità mensile consente di eliminare la sovrapposizione tra picchi di consumo e picchi di spesa. Ogni dodici mesi, la quota viene aggiornata tenendo conto dei consumi registrati nel periodo precedente, mantenendo la gestione della fornitura lineare, ordinata e priva di conguagli inattesi. La semplicità dell'esperienza digitale completa una proposta incentrata sulla trasparenza.

 

Elementi utili per una scelta adatta alle proprie esigenze

L'individuazione della formula di fornitura più adeguata richiede l'esame consapevole delle proprie abitudini. Il controllo dei consumi storici offre un quadro chiaro del fabbisogno reale dell'abitazione. Tale valutazione permette di comprendere se la preferenza debba orientarsi verso la stabilità di una rata predeterminata oppure verso modelli esposti alle variazioni del mercato.

La linearità delle condizioni applicate, la facilità d'uso degli strumenti di monitoraggio online e l'assenza di clausole nascoste si confermano parametri essenziali per compiere una scelta informata, in grado di restituire un sereno controllo sul bilancio domestico.

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Civita Castellana, 'Lost in Civita X' incorona Le Stroliche: grande successo per la caccia al ...

Lun, 14/09/2026 - 20:29
2026-09-14

CIVITA CASTELLANA – Una città trasformata in un'immensa scacchiera a cielo aperto, dove intuito, velocità e affiatamento hanno fatto da padroni. Domenica 13 settembre Civita Castellana si è accesa con la decima edizione di Lost in Civita, la caccia al tesoro ormai diventata uno degli appuntamenti più amati e partecipati dei festeggiamenti in onore dei santi patroni Marciano e Giovanni.

A spuntarla su un tabellone record di ben 48 squadre in gara sono state Le Stroliche, ovvero la coppia composta da Giorgia Angeli ed Eliza Manole. Con determinazione e astuzia, la formazione femminile ha risolto ogni enigma e superato le prove sul campo, iscrivendo il proprio nome nell'albo d'oro della manifestazione. Sul secondo gradino del podio si sono piazzate Los Terapistes (Lia Brocchi e Benedetta Quintiliani), mentre la medaglia di bronzo è andata ai Candidati d’Onore (Edoardo Moroni e Hariz Baltic).

La competizione, nata nel ricordo di Ivan Rossi, ha festeggiato il traguardo del decennale confermando un trend di crescita straordinario. Dopo i trionfi degli Scocco nel 2023, dei Cugini di Campagna nel 2024 e dei Ritardatari nel 2025, il testimone è passato ufficialmente nelle mani delle Stroliche.

Tra vicoli, piazze e scorci caratteristici, la corsa contro il tempo ha regalato un'altra pagina indimenticabile di sano agonismo e spensieratezza, riaffermando Lost in Civita come una colonna portante della tradizione e della festa cittadina.

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Civita Castellana in festa per Roberto Catena: la comunità celebra i 25 anni di diaconato

Lun, 14/09/2026 - 20:29
2026-09-14

CIVITA CASTELLANA – Una giornata di profonda commozione e intensa partecipazione spirituale ha unito ieri la comunità locale intorno a Roberto Catena. Nella chiesa gremita di fedeli è stata celebrata la Santa Messa di ringraziamento in occasione del suo 25° anniversario di ordinazione diaconale, un traguardo importante che testimonia un quarto di secolo di servizio, dedizione e guida pastorale.

La solenne liturgia è stata presieduta da S.E.R. Mons. Marco Salvi, che durante l'omelia ha voluto sottolineare il valore della vocazione e il costante impegno di don Roberto a favore della comunità e dei più bisognosi. Un momento di raccoglimento che ha visto la partecipazione di numerose autorità locali, confratelli e tanti cittadini desiderosi di stringersi attorno al proprio pastore per manifestare affetto e gratitudine.

A rendere ancor più suggestiva la funzione è stata la cura e il pregio dell'accompagnamento musicale. Il servizio liturgico dei canti è stato magnificamente eseguito dalle voci unite del Coro della Cattedrale e del Coro di Rignano Flaminio, diretti con maestria dal figlio Andrea Catena. Ad arricchire l'atmosfera della celebrazione sono state le note di Leonardo Bastianelli all'organo, accompagnato dal delicato flauto traverso di Benedetta Piunti e dal violino di Simona Bruzziches.

Al termine della funzione, Roberto Catena ha espresso commosso i suoi ringraziamenti al Vescovo, ai musicisti e a tutti i presenti, rinnovando la propria dedizione al cammino pastorale al fianco della comunità.

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Viterbo capitale del calcio paralimpico: successo per la seconda edizione del Torneo Nazionale ...

Lun, 14/09/2026 - 20:29
2026-09-14

VITERBO – Due giornate di sport, emozioni, amicizia e inclusione hanno trasformato Viterbo nella capitale del calcio paralimpico. Si è conclusa domenica 13 settembre la seconda edizione del Torneo Nazionale della Tuscia Viterbese, manifestazione che ha riunito in città circa 200 atleti, insieme a tecnici, accompagnatori e familiari, organizzata dall’Associazione Zucchero Filato APS, presieduta da Fabio Barzellotti, con il sostegno di Angelo Moracci, delegato provinciale LND.

Un appuntamento che ha avuto nel calcio il proprio punto di partenza, ma che è andato ben oltre la competizione sportiva. Il torneo è stato infatti costruito attorno ai valori dell’inclusione, dell'amicizia, della solidarietà, del divertimento e del rispetto, trasformando la due giorni in una vera esperienza di condivisione e di promozione del territorio.

A scendere in campo sono state le formazioni special di alcune delle più importanti società calcistiche italiane: Juventus, Milan, Hellas Verona, Udinese, Parma, Bologna, Lazio, Napoli, Lecce e Frosinone, insieme ai ragazzi viterbesi dell’ASD Lo Zucchero Filato e alle altre formazioni partecipanti.

Alcune partite si sono disputate allo Stadio del Centro Sportivo Universitario di via Camillo De Lellis, mentre le finali e le premiazioni al campo Don Armando Marini di Villanova gestito da Don Emanuele, con le squadre suddivise nei gironi Blu, riservato al secondo livello, e Yellow, dedicato al terzo livello.

Frosinone e Juventus sul podio

La giornata conclusiva di domenica è stata dedicata alle finali e alle premiazioni. A conquistare il successo nel Torneo Nazionale della Tuscia Viterbese è stato il Frosinone, che ha chiuso al primo posto, mentre la Juventus ha conquistato la seconda posizione.

Ma la classifica non è stata l'unico criterio utilizzato per celebrare i protagonisti della manifestazione. La filosofia scelta dagli organizzatori è stata quella di considerare ogni atleta e ogni squadra vincente per ciò che è riuscita a trasmettere dentro e fuori dal campo.

Sono stati quindi istituiti diversi riconoscimenti legati ai valori che hanno caratterizzato il torneo.

Il Joy of Football Award, dedicato alla gioia e al divertimento nel giocare, è stato assegnato a Lizzana Udine per il terzo livello e a Don Pino Puglisi per il secondo livello.

Il Friendship Award, dedicato all'amicizia, è andato al Napoli per il terzo livello e al Milan per il secondo.

Il Beyond All Limits Award, destinato alle formazioni capaci di andare oltre ogni limite, è stato conquistato dal Lecce e dal Verona, entrambe quarte classificate.

L'Inspiration Award ha premiato la capacità di essere un esempio per gli altri partecipanti: i riconoscimenti sono andati alla Lazio White per il secondo livello e al Parma per il terzo.

Infine, il Fair Play Award, dedicato alla correttezza e al rispetto delle regole, è stato assegnato allo Zucchero Filato APS e al Bologna.

Missori e Alei migliori giocatori

Sono stati premiati anche i migliori interpreti individuali del torneo.

Il riconoscimento di miglior giocatore del terzo livello è stato assegnato a Francesco Missori del Frosinone, mentre quello del secondo livello è andato a Edoardo Alei della Lazio White.

Premiati anche i migliori portieri: per il secondo livello il riconoscimento è stato conquistato da Francesco Zaniboni del Bologna, mentre per il terzo livello è stato premiato Francesco Piobello del Napoli.

Un riconoscimento è stato inoltre dedicato alla terna arbitrale e agli arbitri che hanno garantito il regolare svolgimento delle gare. A premiare gli arbitri è stato l'ex arbitro Umberto Fusco, insieme a Ennio Mariani, presidente provinciale dell'AIA, per l'attività svolta durante l'intero torneo.

“Una Rosa in Campo”, premiati i valori dell'inclusione

Uno dei momenti più significativi della manifestazione è stata la seconda edizione di “Una Rosa in Campo”, il riconoscimento ideato per premiare personalità che hanno saputo promuovere attraverso lo sport i valori dell'aggregazione, della solidarietà e dell'inclusione.

Tutta la cerimonia si è svolta al campo Don Armando Marini di Villanova e ha visto protagonisti Giancarlo Abete, presidente della Lega Nazionale Dilettanti; Maurizio Borgo, Autorità Garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità; Claudio Galieti, segretario del Comitato Regionale Lazio della LND, Cristina Mezzaroma, dirigente della S.S. Lazio; il giornalista Rai Massimiliano Mascolo e Luigi Pasqualetti, presidente della Fondazione Carivit.

Dal campo alla scoperta di Viterbo

Il torneo ha coinvolto anche la città. Atleti, staff e familiari non sono rimasti confinati agli impianti sportivi, ma hanno avuto la possibilità di conoscere alcune delle bellezze del capoluogo della Tuscia.

Nel programma sono state inserite una visita al quartiere medievale di Viterbo, una cena in piazza nel centro cittadino e un momento particolarmente suggestivo dedicato alla Macchina di Santa Rosa.

Dopo le gare del sabato, la comitiva ha attraversato le vie del centro storico con i colori delle diverse società sportive, raggiungendo il sagrato della chiesa di Santa Rosa. Qui, grazie alla collaborazione del costruttore Vincenzo Fiorillo e del Sodalizio dei Facchini di Santa Rosa, i partecipanti hanno potuto assistere all'accensione straordinaria della Macchina Dies Natalis e conoscere più da vicino la storia della tradizione del Trasporto.

Un momento che ha unito sport e identità cittadina, permettendo agli ospiti arrivati da tutta Italia di conoscere una delle eccellenze più rappresentative di Viterbo.

L'Alto Patrocinio del Parlamento Europeo

La rilevanza dell'iniziativa è stata sottolineata anche dall'Alto Patrocinio del Parlamento Europeo.

Numerose sono state le istituzioni, associazioni e realtà che hanno collaborato alla realizzazione della manifestazione: Regione Lazio, Fondazione Carivit, Comune di Viterbo, FIGC, Dipartimento Calcio Paralimpico, Lega Nazionale Dilettanti, Comitato Italiano Paralimpico, Sodalizio dei Facchini di Santa Rosa, AIA Viterbo, Avis, Croce Rossa Italiana, Ance Viterbo e Confartigianato, oltre a numerose aziende e associazioni del territorio.

Alla manifestazione hanno partecipato anche rappresentanti delle istituzioni e del mondo sportivo che hanno contribuito alle premiazioni finali, tra cui la vicepresidente del Parlamento Europeo Antonella Sberna, il capogruppo di maggioranza alla Regione Lazio Daniele Sabatini, don Emanuele Germani, il presidente CIP Lazio Giuseppe Andreanna, il presidente del Sodalizio dei Facchini di Santa Rosa Massimo Mecarini, il responsabile Avis comunale e provinciale Sandro Politini, il presidente del Consiglio comunale Marco Ciorba, Vincenzo Chiavetta, responsabile dell'area psicologi della S.S. Lazio, e il segretario generale della Lega Nazionale Dilettanti Massimo Ciaccolini.

“Tutti vincenti se si dà il meglio di sé”

Il risultato più importante del torneo, però, non è stato soltanto quello maturato sui campi.

A sintetizzare lo spirito della manifestazione è stato il messaggio lanciato dagli organizzatori: “Sarete sempre vincenti e d'ispirazione per tutti se darete sempre il meglio di voi stessi in campo, vi divertirete giocando, se i vostri avversari lo saranno solo in campo e soprattutto se rispetterete tutte le regole del gioco”.

Parole che racchiudono il senso di una manifestazione nella quale il risultato sportivo è stato soltanto una parte dell'esperienza.

Il Torneo Nazionale della Tuscia Viterbese ha infatti dimostrato come il calcio possa diventare uno strumento concreto di inclusione, capace di mettere insieme società, istituzioni, famiglie, volontari e atleti e di trasformare una competizione in un'occasione di incontro.

A Viterbo, per due giorni, hanno vinto soprattutto lo sport, l'amicizia, la solidarietà e la possibilità di stare insieme senza barriere.

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Tuscania, traguardo decennale per il Trofeo PM&B: sabato grande volley al Palazzetto dell'Olivo

Lun, 14/09/2026 - 20:29
2026-09-14

 

TUSCANIA – Un appuntamento ormai diventato una certezza nel calendario di preparazione della Maury’s Com Cavi Tuscania si appresta a festeggiare un prestigioso traguardo. Sabato 19 settembre 2026, i riflettori del Palazzetto dell'Olivo si accenderanno per la decima edizione del Trofeo PM&B, tappa fondamentale per affinare la condizione atletica e laintesa di squadra a poche settimane dall'inizio ufficiale della stagione.

Il parquet tuscanese si prepara a ospitare un triangolare di ottimo livello tecnico, con tre formazioni pronte a dar battaglia per aggiudicarsi il trofeo dell'anniversario: oltre ai padroni di casa del Tuscania Volley, scenderanno in campo i toscani dell’Invicta Grosseto e i capitolini del Roma 7.

La formula della manifestazione si preannuncia rapida e avvincente. Le gare si disputeranno al meglio dei tre set, con l'eventuale tie-break ai 15 punti. Il programma prenderà il via alle ore 15:30 con la prima sfida che vedrà opposte Grosseto e Roma 7. A seguire, attorno alle 16:30, farà il suo esordio la Maury’s Com Cavi Tuscania, che incrocerà prima la formazione perdente di Gara 1 per poi chiudere il torneo nel match decisivo contro la vincente.

Per celebrare il decennale della manifestazione e spingere la squadra in questo primo test probante, la società invita tutti i tifosi e gli appassionati di pallavolo a riempire gli spalti dell'impianto di via dell'Olivo. Risultati, foto e aggiornamenti in tempo reale saranno consultabili sui canali ufficiali Facebook e Instagram del Tuscania Volley.

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Grande volley e solidarietà a Civita Castellana: al PalaSmargiassi torna il Memorial 'Andrea ...

Lun, 14/09/2026 - 20:29
2026-09-14

 

CIVITA CASTELLANA – Lo sport di alto livello e la forza del ricordo si preparano a riempire gli spalti del PalaSmargiassi. Sabato 19 settembre andrà in scena la decima edizione del Memorial di pallavolo 'Andrea Mecucci', lo storico appuntamento dedicato alla memoria del giovane prematuramente scomparso, il cui ricordo resta indelebile nel cuore dei genitori, degli amici e di tutta la comunità sportiva locale.

A contendersi il trofeo, in un pomeriggio che unisce grande agonismo e affetto, saranno tre formazioni di spessore. Oltre ai padroni di casa dell’Ecosantagata Civita Castellana — al lavoro per preparare la nuova stagione di Serie B —, scenderanno sul parquet due tra le realtà più interessanti della Serie A3 del Centro Italia: l'Altotevere Volley San Giustino (PG) e la Terni Volley Academy. Un triangolare di alto profilo tecnico organizzato per onorare la grande passione di Andrea per la pallavolo.

L'evento, promosso con il patrocinio del Comune di Civita Castellana e la collaborazione delle associazioni sportive del territorio, prenderà il via alle ore 15:30 con il match d'apertura tra i padroni di casa dell'Ecosantagata e la Terni Volley Academy. Alle 17:00 farà il suo esordio l'Altotevere Volley San Giustino contro Terni, mentre alle 18:30 la sfida conclusiva vedrà opposti Civita Castellana e San Giustino.

Al termine del torneo si svolgerà la cerimonia di premiazione alla presenza delle autorità locali, dei familiari di Andrea e degli sponsor, durante la quale verrà assegnato anche il riconoscimento speciale al miglior giocatore della manifestazione. Gli organizzatori invitano la cittadinanza a riempire le tribune per trasformare questo decennale in un grande abbraccio di vicinanza e sportività.

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Bonifica dei rifiuti a Graffignano, trovate altre 8.868 tonnellate di rifiuti pericolosi

Lun, 14/09/2026 - 17:28
2026-09-14

GRAFFIGNANO – La bonifica dei rifiuti interrati nel territorio di Graffignano si trova a fare i conti con una nuova e importante criticità. Nel corso degli scavi avviati per rimuovere i materiali presenti nelle aree di Pascolaro, Casettone e Bivio del Pellegrino, sono state individuate ulteriori 8.868,19 tonnellate di rifiuti classificati come pericolosi.

Una scoperta che modifica in maniera significativa le dimensioni dell'intervento e che ha reso necessario un aggiornamento del quadro economico della bonifica. Il finanziamento complessivo destinato all'operazione passa infatti da 13 a 14,5 milioni di euro, grazie alla rimodulazione delle risorse approvata nell'ambito del procedimento che coinvolge Regione Lazio e ministero dell'Ambiente.

La nuova situazione emerge dalla determinazione regionale G11104 del 5 agosto 2026, firmata dalla dirigente della Direzione Ambiente Wanda D'Ercole. Nel provvedimento viene riportata la presenza, durante le attività di scavo, di una quantità maggiore e non prevedibile di rifiuti pericolosi rispetto a quanto inizialmente stimato.

La segnalazione dopo l'apertura del cantiere

A evidenziare per prima la nuova criticità era stata Sogesid, la società pubblica impegnata nelle attività di ingegneria ambientale e nella gestione tecnica dell'intervento di bonifica.

Il 13 maggio, a meno di due settimane dall'avvio del cantiere, Sogesid aveva trasmesso una comunicazione urgente agli enti competenti, segnalando quanto stava emergendo durante le operazioni di scavo. Le verifiche avevano portato a stimare la presenza di 8.868,19 tonnellate aggiuntive di rifiuti pericolosi.

La quantità rinvenuta ha quindi reso necessario intervenire anche sul piano finanziario, dal momento che la rimozione, il trattamento e lo smaltimento del materiale richiedono risorse aggiuntive rispetto a quelle previste inizialmente.

Il nuovo finanziamento da 1,5 milioni

Per far fronte alla maggiore quantità di materiale da rimuovere, la Regione Lazio ha richiesto al ministero dell'Ambiente un'integrazione del finanziamento pari a 1,5 milioni di euro.

Il ministero ha successivamente autorizzato la rimodulazione delle risorse, portando così la dotazione complessiva dell'intervento destinato alla bonifica di Graffignano a 14,5 milioni di euro.

L'incremento dei costi è direttamente collegato alla maggiore quantità di rifiuti individuata durante le attività sul campo, emersa soltanto dopo l'apertura del cantiere.

Una storia ambientale che arriva da lontano

La vicenda dei rifiuti interrati nel territorio di Graffignano affonda le proprie radici nelle indagini condotte quasi vent'anni fa, quando gli accertamenti della Forestale portarono alla luce la presenza di ingenti quantitativi di materiali sepolti.

Il sito interessato dalla bonifica comprende il Pascolaro e altri sei siti situati nelle zone di Casettone e Bivio del Pellegrino. Le attività per la rimozione dei rifiuti sono entrate nella fase operativa alla fine di aprile 2026, dopo un lungo percorso amministrativo e progettuale.

Le indagini effettuate negli anni passati avevano evidenziato nei materiali analizzati la presenza, tra l'altro, di idrocarburi e metalli, mentre la ricostruzione investigativa aveva riguardato l'interramento di fanghi industriali, ceneri e altri rifiuti speciali.

Ancora da chiarire la natura dei nuovi rifiuti

Resta però un elemento ancora da definire con precisione. La documentazione regionale quantifica le nuove quantità rinvenute, classificandole come rifiuti pericolosi, ma non fornisce al momento ulteriori dettagli sulla loro composizione e sulla provenienza.

Non è quindi possibile stabilire, sulla base degli elementi disponibili, se le 8.868,19 tonnellate emerse durante gli scavi siano riconducibili ai materiali già individuati nelle precedenti indagini oppure se appartengano a conferimenti differenti.

Saranno dunque le successive attività di caratterizzazione e gli accertamenti tecnici a fornire un quadro più preciso.

Intanto, la bonifica del territorio di Graffignano prosegue con un impegno economico complessivo che raggiunge 14,5 milioni di euro, mentre la scoperta di nuovi rifiuti amplia ulteriormente le dimensioni di una vicenda ambientale che il territorio attende da anni di vedere definitivamente risolta.

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Rugby, Serie C: ufficiali i gironi e il calendario. Al via la nuova stagione per i Lions Alto Lazio

Lun, 14/09/2026 - 17:28
2026-09-14

VITERBO – Il Comitato Regionale Lazio della Federazione Italiana Rugby ha ufficialmente alzato il sipario sul campionato di Serie C, pubblicando gironi e calendari della stagione. Sarà un torneo lungo e avvincente: diciannove le formazioni ai nastri di partenza (sedici laziali e tre abruzzesi), con il fischio d'inizio fissato per il 18 ottobre e la conclusione prevista il 18 maggio.

La formula della competizione non concede sconti. Le vincitrici dei due gironi si affronteranno in uno scontro diretto decisivo, e la vincente si giocherà poi la promozione in Serie B nella finale contro la prima classificata del girone sardo.

I Lions Alto Lazio sono stati inseriti in un raggruppamento a nove squadre che si preannuncia agguerrito e imprevedibile. Insieme alla formazione viterbese ci saranno Aniene, Arieti Rieti, Arnold, Civitavecchia, Luiss, Primavera, Avezzano e L'Aquila. Un girone caratterizzato dalla presenza di ben quattro squadre 'cadette' (Lions, Primavera, Avezzano e L'Aquila), dove il livello tecnico e la consistenza delle rose variano di anno in anno, rendendo ogni pronostico della vigilia un'incognita.

I Lions si affacciano alla nuova avventura con entusiasmo e solida sostanza. Club e staff tecnico possono infatti contare su un ampio roster di circa ottanta giocatori seniores distribuiti tra Serie A e Serie C. L'organico della seconda squadra appare decisamente rafforzato sia sotto il profilo numerico che qualitativo, grazie anche al rientro alla base di diversi elementi tornati a vestire la maglia viterbese.

Il cammino ufficiale inizierà il 18 ottobre con l'insidiosa trasferta sul campo dell'Avezzano. Tuttavia, per vedere all'opera la squadra non si dovrà attendere molto: il primo test veritiero è in programma già questo sabato alle ore 13:00 sul terreno di casa del 'Sandro Quatrini', dove i Lions affronteranno il CUS Pisa in occasione del prestigioso Torneo del Capitano. Un banco di prova immediato per saggiare la condizione e scaldare i motori in vista del campionato.

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