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''Le nuove isole ecologiche intelligenti funzionano malissimo''
VITERBO - ''Le nuove isole ecologiche intelligenti funzionano a fasi alterne e malissimo''. La rivoluzione annunciata dall'amministrazione comunale nelle scorse settimane per ora non sta andando come sperato per lo meno a giudicare dalle lamentele che arrivano da strada di Montigliano, una delle zone in cui sono stati messi i nuovi cassonetti.
''Le nuove isole ecologiche automatizzate istallate presso il mio consorzio stradale, da circa 10 giorni avrebbero dovuto iniziare a funzionare per il conferimento dei rifiuti ma purtroppo funzionano a fasi alterne e malissimo'' denuncia un cittadino.
L'utente ricorda che ''già sabato scorso è venuto, presso le stesse, l'assessore Martinengo per poter spiegarne il funzionamento ma purtroppo per noi le criticità restano''.
Il residente racconta la sua disavventura: ''ho già provato 2 volte ad andare a conferire i rifiuti e non ci sono mai riuscito, ogni volta dopo tentativi durati anche mezz'ora ho dovuto rinunciare e riportarmi a casa i rifiuti. Badate bene - prosegue - l'isola ecologica non sta sotto casa ma a ben 3 chilometri dalla mia abitazione quindi ogni volta tra andare e venire 6 chilometri di strada, tra cui molta bianca, gasolio e tempo buttati al vento''.
L'utente disperato di Montignano (così si firma) chiede ''se sia normale tutto ciò (non credo) che un cittadino che paga le tasse debba perdere tempo e soldi per poi non poter fare il suo dovere e gettare i rifiuti negli appositi raccoglitori''. E prevede che ''non tutti saranno responsabili e sono sicuro che a breve inizieranno a comparire montagne di rifiuti nelle nostre campagne. Forse queste isole tecnologiche potevano funzionare in città sotto casa ma qui in campagna ogni volta fare tutta questa strada per nulla diventa snervate''.
Il residente, anche a nome degli abitanti della zona chiede alla sindaca e all'assessore di risolvere il problema ''facendoci riavere i nostri vecchi secchioni, vista la pessima sperimentazione in corso. Logicamente - precisa - non sono solo io ad avere questo problema ma, dalle varie chat di zona Montigliano tutti''.
Qual è il vero prezzo della Nutella? Nocciole e salute: la Tuscia finisce sotto la lente della ...
VITERBO – Il modello agricolo della Tuscia varca i confini nazionali e diventa oggetto di un approfondito reportage della Radiotelevisione Svizzera (RSI). Lo scorso 26 febbraio, il giornalista Marco Pagani ha acceso i microfoni su una questione che da anni divide il territorio: l'espansione incontrollata della monocoltura del nocciolo e le sue ricadute sulla salute pubblica e sull'ambiente.
Protagonisti dell'intervista sono stati la dottoressa Antonella Litta (Associazione Medici per l'Ambiente - ISDE Viterbo) e il dottor Famiano Crucianelli, presidente del Biodistretto della Via Amerina e delle Forre.
Il dominio della monocoltura: un territorio a una sola voceAl centro del dibattito, il legame sempre più stretto tra la produzione locale e la filiera Ferrero. Negli ultimi dieci anni, il paesaggio della Tuscia è stato radicalmente ridisegnato: quella che era una terra di biodiversità si è trasformata in un noccioletto intensivo a perdita d'occhio. Una 'guerra delle nocciole' – come titola la RSI – dove il potere contrattuale si concentra nelle mani di un unico grande acquirente, capace di dettare condizioni economiche e, soprattutto, modelli produttivi.
Ambiente e Salute: l'allarme dei mediciLa dottoressa Antonella Litta ha ribadito con forza la posizione dei medici per l'ambiente: l'uso massivo di diserbanti e pesticidi necessario per sostenere ritmi industriali sta contaminando suolo e acque, alterando ecosistemi fragili. Ma il rischio maggiore è per l'uomo: l'esposizione cronica ai fitofarmaci richiede, secondo l'ISDE, l'applicazione immediata del principio di precauzione e un monitoraggio epidemiologico costante.
Dall'altro lato, Famiano Crucianelli ha descritto una trasformazione territoriale che rischia di diventare 'irreversibile', sottolineando come l'autonomia degli agricoltori sia minacciata da un sistema che uniforma la qualità del lavoro e svuota il tessuto rurale della sua identità storica.
Quale futuro per la Tuscia?Il caso viterbese diventa così un paradigma globale: è possibile conciliare le esigenze dell'industria dolciaria con la tutela della biodiversità e della salute umana? Per l’ISDE la risposta risiede nell’approccio One Health: non può esserci salute per l’uomo se l’ecosistema in cui vive è malato.
L’intervista completa, che offre uno sguardo esterno e critico su una delle principali economie del Lazio, è ora disponibile sui canali ufficiali di RSI e ISDE News, rilanciando un interrogativo che la politica e le associazioni di categoria non possono più ignorare.
Manutenzione strade provinciali: al via gli affidamenti
di Fabio Tornatore
VITERBO - Si parte con il primo lotto di lavori per la manutenzione straordinaria delle strade provinciali della Tuscia, un piano da quasi 10 milioni di euro diviso in 4 anni, dal 2025 al 2028. La prima trance, suddivisa in sette sub lotti, vale 1,4 milioni di euro, dei quali 1,2 per i lavori. Tra queste anche la S.P.15, strada Bullicame.
Si tratta della via di comunicazione che collega le Terme dei Papi alle Piscine Carmetti, fino alla strada Tuscanese: 1,1 chilometri di asfalto che verrà rimesso a nuovo dalle ditte incaricate dalla Provincia.
Vista le somma, definita 'esigua' nell'atto pubblico, non si procederà a gara d'appalto, ma ad affidamento negoziato, con la scelta delle ditte tra una rosa di 10 aziente, con il vincolo di un tratto, un'azenda. Ovvero, la formula prevede che ogni società non potrà eseguire lavori su più sub lotti.
Le strade oggetto di lavori sono la sp 35 Ronciglionese per 350 mila euro, la sp 39 Valle di Vico, 330 mila euro, sp 78 Falisca, 306 mila euro per un tratto e 120 mila per un secondo tratto, sp 81 Croce S.Martino, 150 mila euro, la sp 15 Bullicame, per 99 mila euro, sp 9/B, Nuova Sammartinese, per un importo di 100 mila euro.
Il boato che scuote il cuore di Viterbo: se un petardo rompe il silenzio (e il futuro) del centro
Viterbo – Non è stato solo il rumore del vetro infranto. Il boato che l’altra sera ha squarciato il silenzio di via dei Pellegrini, nel cuore del centro storico, portando alla distruzione di cinque finestre di uno spazio culturale, ha un’eco che va ben oltre il danno materiale. È il suono di una ferita che si riapre in un tessuto urbano già fragile, un segnale che non può essere archiviato come una semplice 'bravata di pessimo gusto'.
Quando a essere colpito è uno spazio culturale, l’atto vandalico smette di essere solo un problema di ordine pubblico e diventa un attacco simbolico. Gli spazi culturali, in un centro storico che lotta quotidianamente contro lo spopolamento e la desertificazione commerciale, sono le 'sentinelle' della bellezza e del pensiero. Rompere quelle finestre significa, metaforicamente, provare a spegnere una delle poche luci rimaste accese in un quartiere che ha un disperato bisogno di cura e non di violenza gratuita.
Questo episodio riaccende i riflettori su una questione mai risolta: che tipo di centro storico vogliamo per Viterbo? Da una parte abbiamo lo sforzo encomiabile di associazioni, cooperative (come la Gea con il neonato Vittoria Social Cafè) e realtà culturali che provano a ricucire il tessuto sociale. Dall'altra, però, persiste una zona d'ombra fatta di incuria, scarsa illuminazione e una percezione di insicurezza che allontana i cittadini.
Un grosso petardo può sembrare un gesto isolato, ma è il sintomo di un disprezzo per la 'cosa pubblica' che germoglia dove non c'è presidio, dove il controllo si allenta e dove il buio prende il sopravvento sulla vitalità.
La risposta a un boato del genere non può essere solo quella di invocare più telecamere o più pattuglie. La vera sicurezza di un centro storico come quello di Viterbo nasce dalla frequentazione. Più i luoghi sono aperti, vivi e vissuti, meno spazio resta per chi ha bisogno del favore delle tenebre per distruggere.
Il danno alle cinque finestre dello spazio culturale è un monito per le istituzioni e per la cittadinanza tutta. Non basta restaurare le facciate se non si protegge l'anima che c'è dietro quei vetri. La solidarietà ai gestori dello spazio colpito deve trasformarsi in una riflessione collettiva: ogni vetrina che chiude, ogni luce che si spegne, ogni atto vandalico non punito è un passo verso la resa.
Nonostante il fumo del petardo e i detriti a terra, la Viterbo che resiste è quella che il giorno dopo è già lì a ripulire. Ma non possiamo lasciare che la resistenza sia solo sulle spalle dei singoli privati o delle associazioni. Serve un piano organico che rimetta il centro al centro, non solo come cartolina per i turisti, ma come luogo sicuro e fertile per chi decide di investirci energia e cultura.
Perché se il boato di un petardo riesce ancora a farci indignare, significa che il cuore di Viterbo batte ancora. Ma non possiamo permetterci di aspettare che l'indignazione diventi rassegnazione.
Idee originali per rinnovare casa in primavera
La luce cambia e le prime giornate di sole ci fanno già sognare la primavera. Marzo non è ancora arrivato ma già si sente il profumo delle giornate più calde e si desidera portare il risveglio della natura anche all’interno delle mura domestiche. La buona notizia? Per rinnovare casa con idee originali in primavera non serve cambiare tutti i mobili!
Ecco qualche trucco per poter dare un tocco pastello, romantico e di rinascita alla vostra abitazione.
Il ritorno del fatto a mano
Recuperare un vecchio tavolino graffiato o quei portagioie anonimi che accumulano polvere è diventato il nuovo lusso. Dedicarsi a hobby come il decoupage è un modo per passare i pomeriggi ma soprattutto per rinnovare casa con pezzi unici.
Non serve essere artisti. Basta della carta di riso con stampe botaniche o persino vecchi spartiti musicali, colla vinilica e un pennello piatto.
Non limitatevi a incollare una figura, ma create sfondi materici, usate colori acrilici per sfumare i bordi e finiture opache che diano un aspetto vellutato. Un vecchio vassoio di legno, trattato con questa tecnica e posizionato su un pouf in tessuto, cambia immediatamente il punto focale del salotto.
Un tocco di green
La natura è sinonimo di primavera, ecco perché consigliamo di aggiungere un po’ di verde.
Per gli interni suggeriamo di raggruppare piante di altezze diverse per creare un micro-clima e un impatto visivo boschivo. La Strelitzia continua a dominare per la sua verticalità teatrale, ma se volete qualcosa di più dinamico, puntate sulle varietà variegate di Pothos lasciate cadere da mensole alte.
Spostandoci sul balcone, la SS 2026 dice addio alla dittatura dei gerani rossi in fila indiana; la biodiversità urbana parte dai nostri vasi.
Mescolate piante aromatiche (lavanda e rosmarino che profumano e resistono a tutto) con fiori che attirano gli impollinatori.
Usate vasi di materiali diversi: terracotta grezza, ceramica smaltata, persino vecchi secchi di zinco. L’asimmetria sarà la vostra migliore amica.
Luci, ombre e l'estetica del profumo
Le candele d’inverno servono a fare calore, quelle di primavera hanno lo scopo di cambiare l’anima di una stanza. Quando le giornate si allungano, non abbiamo più bisogno di lampade sparate.
Le decorazioni per la casa di tendenza nel 2026 virano verso il tattile: candele scultoree, che quasi dispiace accendere, ma che una volta consumate creano forme astratte bellissime.
Per le fragranze, uscite dalla comfort zone della vaniglia. Cercate note di terra bagnata, erba tagliata o agrumi amari. Posizionare le candele davanti a uno specchio raddoppia la luce naturale al tramonto, creando quell’atmosfera sospesa che rende speciale anche una cena veloce sul divano.
Tessuti leggeri e un po’ di disordine controllato
Non dimenticate di rinnovare i tessuti. È il momento del lino sgualcito e del cotone grezzo. Non stirate i copriletti: la bellezza della fibra naturale sta proprio nelle sue pieghe. Cambiare le tende è il trucco più vecchio del mondo, ma funziona sempre: cercate tessuti garzati che lascino passare il vento e la luce, trasformando ogni folata in un movimento che dà vita alla stanza.
Rinnovare casa in primavera è un esercizio di sottrazione e riscoperta. Ci richiede di smettere di guardare le quattro mura quali un limite e iniziare a vederle come un ecosistema in continua evoluzione.