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Premio Fausto Ricci, ingresso gratuito al Teatro dellUnione
VITERBO – Domenica 11 ottobre si terrà il Premio Fausto Ricci presso il Teatro dell’Unione. La novità? La partecipazione sarà gratuita.
Proprio così. Per incentivare la partecipazione a questo prestigioso evento, gli organizzatori hanno deciso di rendere l’iniziativa aperta al pubblico. Tra l’altro, le sorprese non finiscono qui: sarà proprio il pubblico a contribuire alla scelta del vincitore del premio.
Ma quindi, di cosa si tratta?
A introdurre la presentazione del Premio Fausto Ricci è stato il vicesindaco Alfonso Antoniozzi, che ha poi lasciato la parola agli organizzatori e ai componenti della giuria.
Il premio, arrivato alla sua quattordicesima edizione, nasce con l’obiettivo di ricordare il baritono viterbese Fausto Ricci e, allo stesso tempo, dare spazio a giovani cantanti lirici che cercano di farsi conoscere.
“Quattordici anni fa, insieme a Vincenzo Ceniti del Touring Club, dopo aver riscoperto una registrazione di Fausto Ricci, ci venne l’idea di dedicargli un concorso”, ha spiegato il direttore organizzativo Giuliano Nisi. “Fausto Ricci, oltre a essere stato un grande baritono, che ha cantato in questo teatro e nei più importanti teatri del mondo, era anche un insegnante di canto e aveva scritto un volume sul come si canta”.
Un’occasione quindi per permettere ai ragazzi di esibirsi, ma anche per entrare in contatto con direttori artistici e rappresentanti di teatri internazionali.
“Il problema grande del nostro lavoro è che se non canti non ti conoscono, ma se nessuno ti scrittura è difficile che ti sentano cantare”, ha aggiunto Nisi. “Il Premio Fausto Ricci serve proprio a colmare questo divario e a dare ai giovani la possibilità di essere ascoltati”.
Ecco i numeri dei partecipanti
Quest’anno il concorso ha fatto registrare numeri impressionanti: sono state rappresentate 43 nazioni e sono arrivate oltre 200 iscrizioni. Dopo l’ascolto dei video, sono stati selezionati 120 ragazzi, che in questi giorni stanno affrontando le fasi eliminatorie.
A presiedere la giuria dell’edizione 2026 sarà Ernesto Palacio, protagonista della cosiddetta “Rossini Renaissance” e oggi alla guida del Rossini Opera Festival di Pesaro. La giuria è composta da direttori artistici, sovrintendenti e rappresentanti di teatri e festival provenienti da diversi Paesi del mondo.
“Questa è la mia terza carriera”, ha raccontato Palacio. “La prima è stata quella di cantante, la seconda quella di portare ragazzi sconosciuti alla ribalta e la terza è quella che sto vivendo come sovrintendente. Abbiamo sentito tanti concorrenti e alcuni sono veramente interessanti”.
Il direttore ha poi spiegato che la giuria sta votando in maniera indipendente, con ogni componente che esprime il proprio giudizio attraverso il cellulare, così da non essere influenzato dagli altri.
Tra gli obiettivi di questa edizione c’è anche quello di individuare alcune voci per la produzione di Suor Angelica. L’opera prevede quattro ruoli femminili principali: la protagonista, suor Genovieffa, la badessa e la zia principessa. I candidati sono stati ascoltati proprio per iniziare a formare il cast della produzione.
“Il livello è abbastanza alto”, è stato spiegato, “e ci sono state alcune voci che ci hanno particolarmente colpito”.
Il Premio Fausto Ricci potrà inoltre contare sul sostegno economico del Comune di Viterbo. “A partire da quest’anno il concorso rientra nei rapporti convenzionali con l’amministrazione comunale”, ha spiegato Nisi. “Per i prossimi tre anni sarà sostenuto finanziariamente dal Comune”.
L’appuntamento è quindi per domenica 11 ottobre alle 17.30, quando i finalisti si esibiranno sul palco del Teatro dell’Unione. Al termine ci sarà la proclamazione dei vincitori e l’assegnazione dei premi. L’ingresso, come già detto, sarà gratuito.
Daria Greco, l'arte che nasce dal filo e diventa gioiello
VITERBO - Ci sono passioni che nascono in silenzio, tra le mani di una bambina che cuce vestiti alle bambole e intreccia perline su un piccolo telaio costruito dal nonno. Per Daria Greco, quel gioco non era un gioco: era un richiamo. Un filo sottile che, anno dopo anno, avrebbe cucito la trama della sua vita.
A diciotto anni sceglie di ascoltare quella voce e frequenta la scuola di stilismo, ottenendo la certificazione. Da allora ago, filo, uncinetto e stoffe diventano compagni quotidiani, strumenti attraverso cui dare forma a un mondo fatto di creatività e pazienza.
Poi, nel 2011, durante un viaggio, arriva la scintilla che cambia tutto: la scoperta del soutache, il gioiello sartoriale. Una tecnica antica, elegante, quasi ipnotica. Daria se ne innamora all’istante. Inizia a studiarla, a sperimentarla, a conoscerne ogni segreto. E quel percorso non si è più fermato. Per anni realizza gioielli per atelier e gioiellerie della zona, arrivando perfino a esporre in Via Margutta, la strada romana degli artisti.
Ma Daria non è una donna che si accontenta. La sua creatività cerca sempre nuove strade. Così, da due anni, accanto al soutache, nasce una nuova forma di espressione: il crochet gioiello, un intreccio di filato prezioso e cristalli che dà vita a pezzi unici, morbidi, luminosi, irripetibili.
A febbraio decide di mettersi davvero in gioco: portare le sue creazioni fuori dal laboratorio, mostrarle al mondo. Inizia a partecipare ai mercatini selezionati di artigianato. E lì accade qualcosa di speciale: il pubblico la vede, la riconosce, la apprezza. Le sue tecniche affascinano, la particolarità dei suoi pezzi conquista. “Mai scelta fu più felice”, racconta oggi.
Negli ultimi mesi il suo percorso si è allargato ancora, grazie a una presenza preziosa: Carla, sua figlia, Art Director a Milano. È lei a curare il branding, i profili social, l’immagine del progetto. È lei ad aver realizzato il primo catalogo ufficiale di ottobre per G.diDaria, trasformando la passione della madre in un marchio riconoscibile, elegante, contemporaneo.
E poi c’è il cuore del lavoro di Daria: l’unicità. I suoi gioielli non sono unici “perché fatti a mano”. Sono unici perché non ne esiste uno uguale all’altro. Mai. Per scelta. Per filosofia. Per amore.
Forme diverse, colori diversi, combinazioni irripetibili. Ogni pezzo è pensato per una donna che vuole sentirsi speciale, che vuole indossare qualcosa che nessun’altra avrà mai. Un gioiello che non è solo un accessorio, ma un frammento di identità.
Daria non crea semplicemente gioielli. Daria crea storie da indossare.