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Un’ora gratis basta a salvare il centro? I commercianti rispondono

News da viterbonews24.it - Gio, 19/02/2026 - 12:21
2026-02-19

VITERBO – L’ora di parcheggio gratuita in Piazza Martiri d’Ungheria, al Sacrario, è stata accolta come un segnale positivo, ma non risolutivo. Per capire se l’iniziativa ha realmente avuto i risultati desiderati abbiamo raccolto le voci di alcuni commercianti del centro storico, ponendo loro tre semplici domande: ha portato più clienti? Il costo del parcheggio è davvero un ostacolo? E, soprattutto, basta questo intervento per sostenere il commercio?

 

Più clienti grazie all’ora gratis?

Le risposte sono state variegate.

C’è chi non ha registrato un aumento concreto di ingressi o vendite, anche perché gennaio e febbraio rappresentano mesi fisiologicamente deboli per il commercio. In alcuni casi i buoni sono stati distribuiti a prescindere dall’acquisto, più come gesto di cortesia che come reale leva attrattiva.

Un altro commerciante ha spiegato di aver aderito non tanto per incrementare il lavoro – già stabile – quanto per offrire un servizio apprezzato e fidelizzare la clientela. L’iniziativa, in questo senso, è stata vista come un’opportunità relazionale più che commerciale.

C’è poi chi ha riscontrato un impatto limitato per una questione di target: una clientela composta in gran parte da giovani che si muovono con motorini o microcar difficilmente è interessata a un incentivo legato al parcheggio auto.

 

Il parcheggio è davvero il problema?

Mentre le opinioni sul costo di 1,50 euro l’ora?

Secondo alcuni esercenti non è tanto la cifra in sé a scoraggiare, quanto la percezione negativa che negli anni si è creata attorno al tema. In città vicine si paga di più e si percorrono distanze maggiori per raggiungere il centro; a Viterbo, invece, i parcheggi sono a pochi passi dal corso principale.

Un altro elemento emerso riguarda una certa contraddizione: durante eventi particolari, come Halloween, l’affluenza aumenta sensibilmente nonostante il costo del parcheggio resti invariato. Segno che il problema potrebbe essere più legato alle abitudini e all’attrattività complessiva del centro che al ticket in sé.

 

Una misura sufficiente?

Qui il giudizio è quasi unanime: l’ora gratuita è un buon inizio, ma non basta.

Limitare la promozione a una sola piazza ha causato inevitabilmente malumori, soprattutto tra chi parcheggia in altre zone e quindi non può trarre beneficio da questa iniziativa.

Tutti i pareri portano però ad un unico pensiero condiviso: iniziative come quella dell’ora gratuita servono, ma intercettano solo una parte della clientela. Non rappresentano la soluzione definitiva, bensì l’avvio di un percorso che dovrebbe inserirsi in una strategia più ampia di rilancio del centro storico. L’ora gratis al Sacrario, dunque, può essere letta come un segnale. Ma perché diventi davvero efficace, dovrà trasformarsi nel primo tassello di un progetto più organico, capace di riportare persone, abitudini e vita quotidiana tra le vie del centro.

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Nasce “L’agronomo con il carrello”: ogni giovedì su ViterboNews24 un viaggio nella qualità ...

News da viterbonews24.it - Gio, 19/02/2026 - 12:21
2026-02-19

(Dott. Donato Ferrucci - Agronomo)

VITERBO - Da giovedì 26 febbraio prende il via una nuova rubrica settimanale che promette di cambiare il modo in cui guardiamo la nostra spesa quotidiana. Si intitola “L’agronomo con il carrello” e sarà online ogni giovedì, accompagnando i lettori in un percorso divulgativo tra ambiente, produzione agricola, etica e qualità alimentare.

(Dott.re Nicolò Passeri - Agronomo)

Il progetto nasce dalla visione del direttore Serena D’Ascanio e sarà curato da due professionisti del territorio: Donato Ferrucci e Nicolò Passeri, entrambi Dottori Agronomi.

Per comprendere lo spirito della rubrica occorre partire proprio dalla figura dell’agronomo.

L’agronomo è colui che studia, interpreta e applica queste leggi — biologiche, ecologiche ed economiche — per comprendere come funzionano i sistemi agricoli e accompagnarli verso un equilibrio sostenibile. Non forza la natura, ma la osserva, la comprende e lavora in armonia con essa.

Come sottolinea Donato Ferrucci, Presidente dell’Ordine dei Dottori Agronomi e Dottori Forestali della Provincia di Viterbo:

«Le nostre competenze sono legate al sistema agricolo e allo sviluppo rurale, ma oggi siamo chiamati a intervenire soprattutto su due aree: ambiente e alimenti. La funzione tecnica evolve in funzione etica».

Un’affermazione che racchiude l’essenza della rubrica. “L’agronomo con il carrello” non sarà una semplice raccolta di consigli su cosa comprare, ma un vero e proprio viaggio guidato attraverso i corridoi di ipotetici supermercati. Un percorso per aiutare il consumatore a leggere ciò che spesso resta invisibile: il sistema produttivo che sta dietro un alimento, il suo impatto ambientale, il legame con il territorio, la coerenza tra prezzo, qualità e valore reale.

Accanto a Ferrucci, sarà protagonista Nicolò Passeri, Dottore Agronomo libero professionista, consulente tecnico per imprese agricole e agroalimentari. Nicolò si occupa di consulenza tecnica, supporto alle certificazioni, analisi dei sistemi produttivi e assistenza tecnico-legale nelle filiere. Ogni intervento richiede rigore, responsabilità e la capacità di tradurre la complessità in decisioni concrete, sapendo che ogni scelta produttiva incide sul suolo, sull’ambiente e sulla qualità finale.

La sua visione è chiara: costruire sistemi produttivi che imitino la logica della natura, fondati su resilienza ed efficienza, non su un dominio forzato delle risorse. L’agronomo diventa così un progettista e coordinatore di sistemi complessi, in cui produzione alimentare, tutela ambientale e sviluppo economico devono coesistere in equilibrio.

Attraverso la rubrica, Passeri e Ferrucci condivideranno esperienze professionali e casi concreti per aiutare i lettori a scoprire “tesori alimentari” spesso nascosti dove meno ce lo si aspetta. La qualità verrà raccontata come etica della produzione, come legame con il territorio, come ricerca di sapori autentici e come emozione consapevole.

 

Ogni giovedì, “L’agronomo con il carrello” inviterà i lettori di ViterboNews24 a fermarsi un attimo davanti agli scaffali e a porsi una domanda semplice ma rivoluzionaria: cosa sto davvero mettendo nel mio carrello?

Perché scegliere un alimento significa scegliere un modello agricolo, un pezzo di territorio e una visione del futuro.

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La Tuscia accelera sull’elettrico: nuovi scuolabus green per i piccoli Comuni

News da viterbonews24.it - Gio, 19/02/2026 - 12:21
2026-02-19

VITERBO - Al via le nuove consegne di veicoli elettrici nei piccoli comuni del Lazio: in particolare, i nuovi minibus sono destinati ai Comuni di Castelnuovo di Farfa e Orvinio, in provincia di Rieti, e ai Comuni di Lubriano e Tessennano, in provincia di Viterbo, per il trasporto degli alunni delle scuole dell’infanzia, primarie e secondarie, di primo grado. Altri scuolabus elettrici sono stati recentemente consegnati anche ai Comuni di Rocca di Cave, in provincia di Roma, Montasola, in provincia di Rieti, e Proceno, in provincia di Viterbo.

L’iniziativa, promossa dalla Regione Lazio e realizzata da Astral, è rivolta ai Comuni con una popolazione inferiore ai 5.000 abitanti e ha l’obiettivo di sostenerli nell’acquisto di minibus elettrici per ridurre le emissioni inquinanti e i costi di gestione rispetto ai mezzi tradizionali. Questi veicoli, inoltre, possono essere impiegati anche al di fuori dell’orario scolastico per altri servizi di trasporto con finalità ludiche e ricreative dei bambini in età scolare. Astral ha già consegnato 21 dei 38 scuolabus previsti dai fondi della Regione Lazio con un investimento di 7,3 milioni di euro.

«Abbiamo contributo ad avviare un’importante transizione ecologica, promuovendo l’utilizzo di minibus elettrici per il trasporto scolastico, che consentiranno di migliorare la qualità dell’aria e di fornire maggiori servizi per le comunità locali», dichiara Giuseppe Simeone, Amministratore Unico di Astral.

«Con questo investimento la Regione Lazio conferma l'impegno verso un trasporto pubblico sempre più rispettoso dell'ambiente. Questi metti, insieme alla flotta bus per le nuove Unità di Rete consentiranno alla Regione Lazio di avere un parco mezzi sempre più efficiente e all'altezza del servizio per i cittadini», dichiara l'assessore ai Trasporti e Mobilità della Regione Lazio, Fabrizio Ghera.

 

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Dal bancone dell’ufficio postale alla maschera in strada: Andrea Panichelli vive il doppio ...

News da viterbonews24.it - Gio, 19/02/2026 - 12:21
2026-02-19

CIVITA CASTELLANA - Si possono ricoprire, al contempo, due ruoli apparentemente così distanti tra loro come quello di Direttore di un ufficio postale e di maschera in uno dei Carnevali storici più longevi della storia d’Italia? A sentire il racconto di Andrea Panichelli, 40 anni, di Civita Castellana, una laurea in economia in tasca, direttore dell’ufficio di Sutri e in Poste Italiane dal 2014, parrebbe proprio di sì. “Ho sempre lavorato a contatto col pubblico – ammette Andrea, direttore dell’ufficio postale di Sutri dal luglio scorso – ed è una parte del mio lavoro che adoro: nei rapporti coi clienti, la giusta dose di ironia, amalgamate alla professionalità necessaria, rende tutto più facile e leggero”.

Per Andrea il parallelo tra il suo mondo lavorativo e quello scherzoso, fatto di maschere, gioia e l’allegria che si sprigiona durante le sfilate, risiede nella capacità dei due contesti di essere, seppur così diversi, ambedue inclusivi.

“Ho sempre considerato l'ufficio postale un po' come il carnevale Civitonico – ammette il dipendente di Poste. Un esempio di inclusività in cui tutti possono entrare e trovare una risposta ai loro bisogni. Da direttore, sento ancor di più la responsabilità per cercare di mettere a disposizione dei cittadini un luogo dove si erogano servizi finanziari o postali ma anche un luogo pubblico di relazione che spesso valorizza i rapporti umani assumendo una importante funzione sociale, in particolare nelle piccole realtà. Il sorriso della nonnina con gli occhi pieni di gratitudine per averle insegnato come si usa l'APP di Poste o l'ATM è assolutamente impagabile! Sono le piccole gioie che nascono nel nostro ufficio postale: piccole soddisfazioni quotidiane che ti allietano la giornata, con l’occhio che ogni tanto cade sul calendario, per vedere quanto manca al carnevale!”

Secondo il direttore, la passione per il carnevale è una questione di genetica che accomuna tutti i suoi concittadini. “Noi Civitonici – sottolinea Andrea – fin da piccoli respiriamo quell'aria di festa e trepidazione che pervade la Città aspettando i giorni delle sfilate. Ricordo bene, anche con un pizzico di nostalgia, le mie prime volte in strada, vestito in maschera con altre centinaia di bimbi, all’età di 5 o 6 anni. Col tempo poi, la “febbre del Carnevale” è andata crescendo.”

Dalle parole del Direttore dell’ufficio postale di Sutri emerge il racconto di un Carnevale “libero” e al contempo inclusivo “Il carnevale Civitonico è conosciuto come 'La città che balla' - spiega Andrea - perché chiunque indossi una maschera può entrare nel percorso e sfilare insieme ai figuranti iscritti ai vari gruppi mascherati. Migliaia di persone in strada, un fiume di maschere che ballano al ritmo delle musiche provenienti dai vari carri. Questa particolarità, a mio giudizio, è la sua vera forza e lo rende unico rispetto ad altri carnevali: offre a tutti la possibilità di farne parte in prima persona, liberamente: è inclusivo!”

Il Carnevale Civitonico ha un’atmosfera giocosa che, col passare degli anni, non ha perso il suo fascino. “Ancora oggi – aggiunge il direttore - con l’avvicinarsi del mese di febbraio iniziano i preparativi: si pensa il costume da indossare, si va in giro per negozi a cercare gli accessori, che sono fondamentali, mentre le mamme e le nonne cucinano i piatti tipici di questo periodo, come gli scroccafusi, le frappe e i frittelloni. Mi fa sempre un certo effetto passeggiare per Civita e sentire in sottofondo le musiche carnevalesche che provengono dai magazzini in cui si stanno allestendo i carri allegorici: contribuisce a far crescere la curiosità sui preparativi e sull’esito finale, oltre che l'impazienza per la prima domenica di sfilata!”

 

Si possono ricoprire, al contempo, due ruoli apparentemente così distanti tra loro come quello di Direttore di un ufficio postale e di maschera in uno dei Carnevali storici più longevi della storia d’Italia? A sentire il racconto di Andrea Panichelli, 40 anni, di Civita Castellana, una laurea in economia in tasca, direttore dell’ufficio di Sutri e in Poste Italiane dal 2014, parrebbe proprio di sì. “Ho sempre lavorato a contatto col pubblico – ammette Andrea, direttore dell’ufficio postale di Sutri dal luglio scorso – ed è una parte del mio lavoro che adoro: nei rapporti coi clienti, la giusta dose di ironia, amalgamate alla professionalità necessaria, rende tutto più facile e leggero”. Per Andrea il parallelo tra il suo mondo lavorativo e quello scherzoso, fatto di maschere, gioia e l’allegria che si sprigiona durante le sfilate, risiede nella capacità dei due contesti di essere, seppur così diversi, ambedue inclusivi.  “Ho sempre considerato l'ufficio postale un po' come il carnevale Civitonico – ammette il dipendente di Poste. Un esempio di inclusività in cui tutti possono entrare e trovare una risposta ai loro bisogni. Da direttore, sento ancor di più la responsabilità per cercare di mettere a disposizione dei cittadini un luogo dove si erogano servizi finanziari o postali ma anche un luogo pubblico di relazione che spesso valorizza i rapporti umani assumendo una importante funzione sociale, in particolare nelle piccole realtà. Il sorriso della nonnina con gli occhi pieni di gratitudine per averle insegnato come si usa l'APP di Poste o l'ATM è assolutamente impagabile! Sono le piccole gioie che nascono nel nostro ufficio postale: piccole soddisfazioni quotidiane che ti allietano la giornata, con l’occhio che ogni tanto cade sul calendario, per vedere quanto manca al carnevale!” Secondo il direttore, la passione per il carnevale è una questione di genetica che accomuna tutti i suoi concittadini. “Noi Civitonici – sottolinea Andrea – fin da piccoli respiriamo quell'aria di festa e trepidazione che pervade la Città aspettando i giorni delle sfilate. Ricordo bene, anche con un pizzico di nostalgia, le mie prime volte in strada, vestito in maschera con altre centinaia di bimbi, all’età di 5 o 6 anni. Col tempo poi, la “febbre del Carnevale” è andata crescendo.” Dalle parole del Direttore dell’ufficio postale di Sutri emerge il racconto di un Carnevale “libero” e al contempo inclusivo “Il carnevale Civitonico è conosciuto come 'La città che balla' - spiega Andrea - perché chiunque indossi una maschera può entrare nel percorso e sfilare insieme ai figuranti iscritti ai vari gruppi mascherati. Migliaia di persone in strada, un fiume di maschere che ballano al ritmo delle musiche provenienti dai vari carri. Questa particolarità, a mio giudizio, è la sua vera forza e lo rende unico rispetto ad altri carnevali: offre a tutti la possibilità di farne parte in prima persona, liberamente: è inclusivo!” Il Carnevale Civitonico ha un’atmosfera giocosa che, col passare degli anni, non ha perso il suo fascino. “Ancora oggi – aggiunge il direttore - con l’avvicinarsi del mese di febbraio iniziano i preparativi: si pensa il costume da indossare, si va in giro per negozi a cercare gli accessori, che sono fondamentali, mentre le mamme e le nonne cucinano i piatti tipici di questo periodo, come gli scroccafusi, le frappe e i frittelloni. Mi fa sempre un certo effetto passeggiare per Civita e sentire in sottofondo le musiche carnevalesche che provengono dai magazzini in cui si stanno allestendo i carri allegorici: contribuisce a far crescere la curiosità sui preparativi e sull’esito finale, oltre che l'impazienza per la prima domenica di sfilata!”

Si possono ricoprire, al contempo, due ruoli apparentemente così distanti tra loro come quello di Direttore di un ufficio postale e di maschera in uno dei Carnevali storici più longevi della storia d’Italia? A sentire il racconto di Andrea Panichelli, 40 anni, di Civita Castellana, una laurea in economia in tasca, direttore dell’ufficio di Sutri e in Poste Italiane dal 2014, parrebbe proprio di sì. “Ho sempre lavorato a contatto col pubblico – ammette Andrea, direttore dell’ufficio postale di Sutri dal luglio scorso – ed è una parte del mio lavoro che adoro: nei rapporti coi clienti, la giusta dose di ironia, amalgamate alla professionalità necessaria, rende tutto più facile e leggero”.

Per Andrea il parallelo tra il suo mondo lavorativo e quello scherzoso, fatto di maschere, gioia e l’allegria che si sprigiona durante le sfilate, risiede nella capacità dei due contesti di essere, seppur così diversi, ambedue inclusivi. “Ho sempre considerato l'ufficio postale un po' come il carnevale Civitonico – ammette il dipendente di Poste. Un esempio di inclusività in cui tutti possono entrare e trovare una risposta ai loro bisogni. Da direttore, sento ancor di più la responsabilità per cercare di mettere a disposizione dei cittadini un luogo dove si erogano servizi finanziari o postali ma anche un luogo pubblico di relazione che spesso valorizza i rapporti umani assumendo una importante funzione sociale, in particolare nelle piccole realtà. Il sorriso della nonnina con gli occhi pieni di gratitudine per averle insegnato come si usa l'APP di Poste o l'ATM è assolutamente impagabile! Sono le piccole gioie che nascono nel nostro ufficio postale: piccole soddisfazioni quotidiane che ti allietano la giornata, con l’occhio che ogni tanto cade sul calendario, per vedere quanto manca al carnevale!”

Secondo il direttore, la passione per il carnevale è una questione di genetica che accomuna tutti i suoi concittadini. “Noi Civitonici – sottolinea Andrea – fin da piccoli respiriamo quell'aria di festa e trepidazione che pervade la Città aspettando i giorni delle sfilate. Ricordo bene, anche con un pizzico di nostalgia, le mie prime volte in strada, vestito in maschera con altre centinaia di bimbi, all’età di 5 o 6 anni. Col tempo poi, la “febbre del Carnevale” è andata crescendo.”

Dalle parole del Direttore dell’ufficio postale di Sutri emerge il racconto di un Carnevale “libero” e al contempo inclusivo “Il carnevale Civitonico è conosciuto come 'La città che balla' - spiega Andrea - perché chiunque indossi una maschera può entrare nel percorso e sfilare insieme ai figuranti iscritti ai vari gruppi mascherati. Migliaia di persone in strada, un fiume di maschere che ballano al ritmo delle musiche provenienti dai vari carri. Questa particolarità, a mio giudizio, è la sua vera forza e lo rende unico rispetto ad altri carnevali: offre a tutti la possibilità di farne parte in prima persona, liberamente: è inclusivo!”

Il Carnevale Civitonico ha un’atmosfera giocosa che, col passare degli anni, non ha perso il suo fascino. “Ancora oggi – aggiunge il direttore - con l’avvicinarsi del mese di febbraio iniziano i preparativi: si pensa il costume da indossare, si va in giro per negozi a cercare gli accessori, che sono fondamentali, mentre le mamme e le nonne cucinano i piatti tipici di questo periodo, come gli scroccafusi, le frappe e i frittelloni. Mi fa sempre un certo effetto passeggiare per Civita e sentire in sottofondo le musiche carnevalesche che provengono dai magazzini in cui si stanno allestendo i carri allegorici: contribuisce a far crescere la curiosità sui preparativi e sull’esito finale, oltre che l'impazienza per la prima domenica di sfilata!”

 

Si possono ricoprire, al contempo, due ruoli apparentemente così distanti tra loro come quello di Direttore di un ufficio postale e di maschera in uno dei Carnevali storici più longevi della storia d’Italia? A sentire il racconto di Andrea Panichelli, 40 anni, di Civita Castellana, una laurea in economia in tasca, direttore dell’ufficio di Sutri e in Poste Italiane dal 2014, parrebbe proprio di sì. “Ho sempre lavorato a contatto col pubblico – ammette Andrea, direttore dell’ufficio postale di Sutri dal luglio scorso – ed è una parte del mio lavoro che adoro: nei rapporti coi clienti, la giusta dose di ironia, amalgamate alla professionalità necessaria, rende tutto più facile e leggero”.Per Andrea il parallelo tra il suo mondo lavorativo e quello scherzoso, fatto di maschere, gioia e l’allegria che si sprigiona durante le sfilate, risiede nella capacità dei due contesti di essere, seppur così diversi, ambedue inclusivi.  “Ho sempre considerato l'ufficio postale un po' come il carnevale Civitonico – ammette il dipendente di Poste. Un esempio di inclusività in cui tutti possono entrare e trovare una risposta ai loro bisogni. Da direttore, sento ancor di più la responsabilità per cercare di mettere a disposizione dei cittadini un luogo dove si erogano servizi finanziari o postali ma anche un luogo pubblico di relazione che spesso valorizza i rapporti umani assumendo una importante funzione sociale, in particolare nelle piccole realtà. Il sorriso della nonnina con gli occhi pieni di gratitudine per averle insegnato come si usa l'APP di Poste o l'ATM è assolutamente impagabile! Sono le piccole gioie che nascono nel nostro ufficio postale: piccole soddisfazioni quotidiane che ti allietano la giornata, con l’occhio che ogni tanto cade sul calendario, per vedere quanto manca al carnevale!”Secondo il direttore, la passione per il carnevale è una questione di genetica che accomuna tutti i suoi concittadini. “Noi Civitonici – sottolinea Andrea – fin da piccoli respiriamo quell'aria di festa e trepidazione che pervade la Città aspettando i giorni delle sfilate. Ricordo bene, anche con un pizzico di nostalgia, le mie prime volte in strada, vestito in maschera con altre centinaia di bimbi, all’età di 5 o 6 anni. Col tempo poi, la “febbre del Carnevale” è andata crescendo.”Dalle parole del Direttore dell’ufficio postale di Sutri emerge il racconto di un Carnevale “libero” e al contempo inclusivo “Il carnevale Civitonico è conosciuto come 'La città che balla' - spiega Andrea - perché chiunque indossi una maschera può entrare nel percorso e sfilare insieme ai figuranti iscritti ai vari gruppi mascherati. Migliaia di persone in strada, un fiume di maschere che ballano al ritmo delle musiche provenienti dai vari carri. Questa particolarità, a mio giudizio, è la sua vera forza e lo rende unico rispetto ad altri carnevali: offre a tutti la possibilità di farne parte in prima persona, liberamente: è inclusivo!”Il Carnevale Civitonico ha un’atmosfera giocosa che, col passare degli anni, non ha perso il suo fascino. “Ancora oggi – aggiunge il direttore - con l’avvicinarsi del mese di febbraio iniziano i preparativi: si pensa il costume da indossare, si va in giro per negozi a cercare gli accessori, che sono fondamentali, mentre le mamme e le nonne cucinano i piatti tipici di questo periodo, come gli scroccafusi, le frappe e i frittelloni. Mi fa sempre un certo effetto passeggiare per Civita e sentire in sottofondo le musiche carnevalesche che provengono dai magazzini in cui si stanno allestendo i carri allegorici: contribuisce a far crescere la curiosità sui preparativi e sull’esito finale, oltre che l'impazienza per la prima domenica di sfilata!”
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