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Aggiornato: 1 ora 21 min fa

Ospedale Sant'Anna, arriva l'impegno della Regione

Mer, 14/01/2026 - 08:31
2026-01-14

 

RONCIGLIONE - Dotare l'ospedale Sant'Anna di un punto di primo intervento, una pista per I 'elisoccorso e una seconda ambulanza, per garantire ai cittadini un accesso rapido ed efficiente con servizi di emergenza, e riportare quello che un tempo era un presidio sanitario importante per tutta la bassa Tuscia ad erogare servizi essenziali per i cittadini. E' con questa richiesta che nei giorni scorsi una delegazione del comitato Amici del Sant'Anna, rappresentata da Fabio Troncarelli e Giovanni Menichini, ha incontrato il consigliere Angelo Tripodi (FI), vice presidente della commissione sanità della regione Lazio, per perorare la causa di una maggiore attenzione al territorio della Tuscia, in particolare alla sanità, soprattutto in aree, come quelle della bassa Tuscia, dove la distanza dai grandi ospedali è rappresentata da strade spesso disastrate o con problemi di viabilità

'Il vice presidente Tripodi - ha annunciato il presidente del comitato Troncarelli - ha appoggiato la nostra richiesta di dotare Ronciglione di un presidio di primo soccorso, di un'area per l'eliambulanza e di un servizio navetta per il trasporto da e per l'ospedale Santa Rosa, oggi inesistente, per agevolare lo spostamento delle persone anziane non accompagnate. Da anni, infatti, il nostro territorio ha carenze nell'assistenza d'urgenza sia a Ronciglione che nei comuni vicini, criticità che rischiano di compromettere la tempestività delle cure nei casi più gravi'

L'incontro con Tripodi arriva in un momento cruciale per Ronciglione, vista l'imminente apertura della casa di comunità con previsti circa 20 posti letto per la degenza infermieristica. Una struttura importante, ma che, secondo il comitato, rischia di restare a mezzo servizio senza un punto di primo intervento, senza una pista per l'elisoccorso e senza una seconda ambulanza necessari per risposte immediate e sicure in caso di emergenza.

'Ricordiamo - prosegue Troncarelli - che il bacino di utenza di questa area è di circa 70mila abitanti, che racchiude quasi tutta la provincia a sud di Viterbo. Tripodi ci ha assicurato 'attenzione e impegno concreto alle nostre richieste' e ha riconosciuto il valore strategico di un potenziamento della rete sanitaria locale. Inoltre, abbiamo chiesto un tavolo di confronto tra istituzioni presso lo stesso ospedale Sant'Anna, utile al Santa Rosa anche per i piccoli interventi in day surgery e week surgery vista la presenza di ben due sale operatorie. Auspichiamo che le nostre richieste vengano al più presto accolte per il bene della comunità'.

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Bagnaccio, rincari e polemiche sulle acque termali

Mer, 14/01/2026 - 08:31
2026-01-14

VITERBO – Si torna a parlare di terme sui social, e più precisamente si torna a parlare delle acque termali del Bagnaccio. La discussione è nata dal gruppo Facebook “Viterbo Civica”, dove un viterbese contesta l’aumento del costo dell’abbonamento annuale.

Secondo quanto riportato dall’utente, l’abbonamento per il 2026 ammonta a 160 euro, una cifra ritenuta eccessiva se confrontata con quella dello scorso anno. Un confronto che, però, va ricostruito con precisione: nel 2025 il Bagnaccio aveva riaperto a metà agosto e l’abbonamento stagionale costava 75 euro, coprendo di fatto poco più di quattro mesi di fruizione. Quest’anno, invece, l’abbonamento è valido da gennaio a dicembre, quindi per l’intero arco dei dodici mesi.

Il nodo non è solo il prezzo

Chiarito il dato temporale, la questione resta aperta e si sposta su un altro piano: quello del rapporto tra costo e servizi offerti. Il Bagnaccio, infatti, è una struttura volutamente essenziale e rustica. Niente spa, niente percorsi benessere, niente spogliatoi veri e propri. Le vasche termali vengono mantenute pulite e fruibili, l’area è privata e regolamentata, ma i servizi si fermano sostanzialmente a questo. I lettini sono disponibili a pagamento, è presente un chiosco per mangiare, ma l’esperienza resta lontana da quella delle classiche terme attrezzate.

Ed è proprio su questo aspetto che si concentra la critica: 160 euro l’anno sono davvero una cifra “fuori scala” oppure risultano poco convenienti se rapportati a ciò che il Bagnaccio offre? Se confrontato con i costi delle strutture termali tradizionali, l’abbonamento resta oggettivamente più basso. Tuttavia, a differenza di quelle realtà, qui non ci sono servizi accessori che giustifichino un prezzo più alto, se non la possibilità di accedere alle vasche in un contesto naturale e controllato.

Bene comune e accessibilità

Nel commento Facebook riaffiora anche un tema più ampio, legato alla storia termale di Viterbo. Le acque, per secoli, sono state considerate un bene collettivo, liberamente accessibile alla cittadinanza. L’idea che oggi, per fare un bagno “in sicurezza”, sia necessario pagare 10 euro al giorno o sottoscrivere abbonamenti annuali non inferiori ai 160 euro viene vissuta da alcuni come una frattura con il passato.

Da qui l’appello, implicito ma chiaro, a ripensare l’offerta: magari introducendo formule agevolate per i residenti o una scontistica dedicata ai viterbesi, che permetta di mantenere sostenibile la gestione senza escludere una parte della popolazione.

Categorie: RSS Tuscia