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Tre multipiano al servizio del centro storico di Viterbo
di Fabio Tornatore
VITERBO - Sono tre i parcheggi multipiano previsti dal Comune di Viterbo per risolvere il problema annoso di dove lasciare l'automobile a ridosso del centro storico della città. Investimenti colossali sulle infrastrutture al servizio del trasporto privato su gomma, ma che potrebbero essere funzionali ad una futura pedonalizzazione del centro.
Quello di San Biele, nel deposito attuale di Francigena, è solo l'ultimo in ordine di tempo: il parcheggio a piani, fuori terra, per una spesa presumibile di circa 5 milioni di euro, alle spalle della stazione di Porta Romana, ha infatti avuto l'autorizzazione a procedere dagli uffici comunali, ma ancora deve passare gli step della fattibilità, sia tecnica che economica, del reperimento di risorse e poi della progettazione esecutiva. Inoltre, per questo parcheggio, per il quale ancora non esiste una documentazione resa ufficiale, bisogna attendere il trasloco della società multiservizi Francigena nella nuova sede prevista al Poggino.
Un altro parcheggio multipiano, invece, inserito nel programma triennale delle opere pubbliche, è previsto lungo viale Raniero Capocci, nei pressi della Camera di Commercio. Un lavoro da circa 4,5 milioni di euro, inserito nella lista delle opere del 2026, ma vincolata al finanziamento per lo sviluppo economico della Regione Lazio.
Il terzo parcheggio multipiano è stato invece immaginato dall'amministrazione comunale sotto Pratogiardino, ed è già stato affidato il progetto di fattibilità, tecnica ed economica.
Tre aree di sosta almeno da 400 posti ciascuno, quindi per un totale che supera sicuramente i 1000 posti auto: tre investimenti milionari che potrebbero essere un punto di partenza per far uscire le automobili dal centro storico e lasciarle in tre punti strategici alle porte della città. Senza parlare, inoltre, del ritorno economico: non si sa, infatti, se i parcheggi previsti saranno a pagamento, ma è presumibile che lo siano, vista l'ingente spesa investita, e, anche con una zona gratuita e posti riservati, gli introiti per le casse comunali sarebbero comunque elevate.
Talete fa il punto: 'Serve un partner finanziario o niente investimenti'
VITERBO – Investimenti per oltre 400 milioni di euro, la necessità di individuare un partner finanziario, cantieri già avviati e una prospettiva di rilancio. È il quadro tracciato da Talete S.p.A. nel corso del sit-in promosso a Palazzo Gentili, sede della Provincia.
La società ha fatto il punto sui risultati raggiunti e sui progetti in corso, a partire dai lavori finanziati dal PNRR che coinvolgono 31 comuni e circa 1.500 chilometri di rete. Un intervento che ha consentito di individuare le perdite idriche e programmare la sostituzione delle condotte considerate più “obsolete”. Proseguono i cantieri strategici come il nuovo depuratore di Orte, il raddoppio della linea liquami del depuratore di Viterbo e gli interventi a tutela del lago di Bolsena, oltre all’integrazione delle sorgenti ex “Le Vene”, pensata per rafforzare la disponibilità idrica del territorio.
Il Problema per Talete, con la possibile soluzione
Al centro della futura programmazione, il progetto dell’Acquedotto del Peschiera, un’opera da oltre 300 milioni di euro destinata a portare acqua da Salisano a Viterbo, permettendo così di dismettere quasi del tutto dei potabilizzatori oggi attivi. L’insieme di tutti questi progetti però porta una mole di investimenti che Talete, da sola, non è in grado di sostenere. Come spiegato dal Dirigente Unico, Salvatore Genova “Per far fronte a questi finanziamenti molto spesso la società deve anticipare parte dei soldi, e vista la grande mole degli investimenti, e un tempo per ricevere i finanziamenti una volta anticipati di circa un anno, per la società sta diventando impossibile andare avanti”.
La Soluzione - Da qui nasce la richiesta di individuare un partner industriale e finanziario, attraverso la costituzione di una società mista pubblico-privata, indicata come l’unica strada per garantire solidità e continuità al servizio. Il partner in questo caso sarebbe proprio la Provincia.
A chiudere l’incontro è stato l’intervento del presidente della Provincia, Alessandro Romoli, “L’obiettivo è sempre stato il rafforzamento del servizio pubblico, al di là delle polemiche e delle strumentalizzazioni”. Romoli ha respinto le accuse di una privatizzazione mascherata, ribadendo che la futura società resterà a maggioranza pubblica, con il 60% in mano ai comuni.
“Oggi – ha aggiunto – garantiamo la tenuta della società in una fase storica complessa. I risultati ci sono, come dimostrano anche gli incassi registrati negli ultimi mesi, circa 50mila euro al giorno, frutto dell’impegno quotidiano dei dipendenti”.
Un passaggio, infine, sul rapporto con i cittadini: “Il nostro compito è assicurare acqua potabile e un servizio efficiente. Non esistono soluzioni semplici, ma solo scelte responsabili. È su questa strada che intendiamo continuare”.
